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martedì 10 luglio 2012
Classi con un solo alunno per insegnare religione cattolica? Interrogazione parlamentare
I deputati radicali M.Turco, Beltrandi, Bernardini, Farina, Coscioni, Mecacci e Zamparutti hanno presentato un’interrogazione (A.C. 5-07118) al ministro Profumo per chiedere spiegazioni del fatto che le classi assegnate ai docenti di religione cattolica possono essere costituite da pochi alunni, in caso limite, anche da un solo alunno.
Al contrario le classi assegnate agli altri docenti sono costituite da 25 e più alunni.
Gli interroganti, dopo avere passato in rassegna, in modo puntuale e rigoroso, norme e disposizioni in materia di formazione delle classi, osservano che “esistono casi in cui questi principi vengono derogati, come nel caso dell'insegnamento della religione cattolica, a causa di una eccezione fondata sui meri fatti, poiché al docente di religione si consente di impartire la propria opera educativa ad un numero indefinito di studenti.”
Al contrario le classi assegnate agli altri docenti sono costituite da 25 e più alunni.
Gli interroganti, dopo avere passato in rassegna, in modo puntuale e rigoroso, norme e disposizioni in materia di formazione delle classi, osservano che “esistono casi in cui questi principi vengono derogati, come nel caso dell'insegnamento della religione cattolica, a causa di una eccezione fondata sui meri fatti, poiché al docente di religione si consente di impartire la propria opera educativa ad un numero indefinito di studenti.”
sabato 7 luglio 2012
ASSOLTO IL GIUDICE CHE NON VOLEVA IL CROCIFISSO IN TRIBUNALE
La Corte di Appello dell’Aquila si è espresso a favore del ricorso che il Giudice Luigi Tosti ha proposto contro la condanna ad un anno di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici che gli è stata inflitta, nel 2008, dopo essersi rifiutato di tenere le udienze sotto l’imposizione del crocifisso cattolico. Il rifiuto è scaturito dalla circostanza che l’esposizione obbligatoria nei tribunali statali italiani di un simbolo confessionale viola non solo l’obbligo dello Stato Italiano – e quindi dei giudici – di amministrare la giustizia in modo visibilmente imparziale e neutrale,ma anche il diritto di libertà religiosa delle persone che, per ragioni di lavoro o di giustizia, sono obbligate a lavorare e/o frequentare gli uffici giudiziari.
mercoledì 4 luglio 2012
Scuole cattoliche: "L'Imu non ci spetta".Ma il Fisco spedisce i solleciti
di SALVO INTRAVAIA
Torna l'incubo Imu per le scuole cattoliche. "Cartelle pazze" oppure le paritarie confessionali, come quelle laiche con fini di lucro, sono tenute a pagare l'Imposta municipale unica reintrodotta dal governo Monti? L'unica cosa certa è che nei giorni scorsi le paritarie cattoliche, che non hanno versato la prima rata dell'Imu, si sono viste recapitare il sollecito di pagamento della tassa che per le case sostituisce l'Ici. I gestori però non intendono pagarla. Sono migliaia gli edifici scolastici di proprietà della chiesa adibiti a scuola e l'eventuale pagamento dell'imposta farebbe lievitare anche la tassa di iscrizione. Una eventualità che potrebbe determinare un ulteriore calo delle iscrizioni, mettendo a rischio queste realtà.
giovedì 27 ottobre 2011
GUIDONIA,CHIESA CONTRO PRESIDE: DEVE RIMETTERE IL CROCIFISSO IN AULA.
Il Messaggero di oggi dà conto delle polemiche intorno Stefano Simboli, dirigente scolastico dell’istituto ‘Giuseppe Garibaldi’ a Setteville, frazione di Guidonia (RM). Nella scuola, a causa dei lavori di ristrutturazione, erano stati tolti i crocifissi dalle aule. Una volta finiti i lavori il dirigente scolastico si è però rifiutato di rimetterli proprio per la tutela della laicità nella scuola, suscitando la contrarietà dei genitori. Ma anche del sindaco, Eligio Rubeis (Pdl), che in una nota scrive: “Rispetto l’autonomia del dirigente, ma è inammissibile negare a scuola un simbolo della nostra identità culturale”. Michele Venturiello, presidente della commissione Pubblica istruzione e padre di alcuni alunni del complesso, accusa Simboli di aver assunto una “posizione intransigente e poco tollerante”. Anche don Gino Tedoldi, cui si sono rivolti diversi fedeli, ha criticato nella sua omelia la scelta del dirigente scolastico.
sabato 3 settembre 2011
PERÙ, IL PRESSING DEL VATICANO SULL’ UNIVERSITÀ “RIBELLE”
La Congregazione per l’ Istruzione Cattolica della Santa Sede preme perché da parte della Pontificia Università vi sia un’ accettazione completa delle indicazioni romane.
Il Vaticano è intervenuto per chiudere una vecchia polemica con la Pontificia Università Cattolica del Perú (Pucp). Ma le autorità di quest’ istituzione hanno deciso, ancora una volta, di ribellarsi: non sono disposte, dicono, ad accettare le istruzioni della Congregazione per l’ Istruzione Cattolica della Santa Sede e, ancora meno, quelle del cardinale arcivescovo di Lima, Juan Luis Cipriani Thorne. Una rivolta che può costare cara.
Il 19 agosto scorso, l’ arcivescovo di Lima ha diffuso una lettera del Vaticano nella quale compaiono gli ordini per far sì che la casa di studi si regga con le leggi del suo paese e con la costituzione apostolica “Ex Corde Ecclesiale”, ossia il documento che “governa” tutte le università cattoliche del mondo.
La Pucp rappresenta un caso unico. Delle 9 università cattoliche presenti nel Paese sudamericano, 8 si reggono con la costituzione apostolica. Soltanto una non lo fa: la Pontificia, appunto.
Il Vaticano è intervenuto per chiudere una vecchia polemica con la Pontificia Università Cattolica del Perú (Pucp). Ma le autorità di quest’ istituzione hanno deciso, ancora una volta, di ribellarsi: non sono disposte, dicono, ad accettare le istruzioni della Congregazione per l’ Istruzione Cattolica della Santa Sede e, ancora meno, quelle del cardinale arcivescovo di Lima, Juan Luis Cipriani Thorne. Una rivolta che può costare cara.
Il 19 agosto scorso, l’ arcivescovo di Lima ha diffuso una lettera del Vaticano nella quale compaiono gli ordini per far sì che la casa di studi si regga con le leggi del suo paese e con la costituzione apostolica “Ex Corde Ecclesiale”, ossia il documento che “governa” tutte le università cattoliche del mondo.
La Pucp rappresenta un caso unico. Delle 9 università cattoliche presenti nel Paese sudamericano, 8 si reggono con la costituzione apostolica. Soltanto una non lo fa: la Pontificia, appunto.
mercoledì 31 agosto 2011
VATICANO VERSUS STATI UNITI,“FATE COME L’ ITALIA: NIENTE EDUCAZIONE SESSUALE A SCUOLA”
Quando una mancanza di prevenzione ed educazione diventa un pregio per l’ Italia: secondo il giornale della Santa Sede, il nostro paese fa bene a non parlare di sesso: tanto non serve.
I CORSI NEGLI STATI UNITI - Il provveditore agli studi di New York, Dennis Walcott, ha deciso che “con il nuovo anno scolastico, gli studenti fra gli 11 e i 18 anni dovranno frequentare un corso di educazione sessuale per almeno un semestre”. Si tratta di una delle tante strategie per educare i giovani alle malattie sessualmente trasmissibili e a evitare gravidanze indesiderate, così da salvaguardare i giovani neri e latinoamericani sempre più poveri. Il corso non vuole creare distinguo: parlerà anche della castità e il sesso verrà trattato con cautela. Nonostante le premesse, l’Osservatore romano si scaglia contro l’iniziativa in un articolo firmato da Lucetta Scaraffia.
lunedì 29 agosto 2011
PRIVILEGI VATICANI. PORETTI E PERDUCA, UN ESEMPIO PER TUTTI: GLI INSEGNANTI DI RELIGIONE
Durante quell' ora i bambini che non seguono l' ora facoltativa essendo solo 5 o 6 su 25 vengono fatti uscire dalla classe e intrattenuti nel corridoio in un angolino a disegnare e giocare con la loro maestra. E sempre in quella scuola materna del pieno centro di Roma per l' ora di ginnastica e quella di musica vengono chiesti contributi ai genitori dei bambini due rate da oltre 100 euro.
Esempi di vita quotidiana, appunto. Chi fa ginnastica e musica la paga, chi non fa religione la paga lo stesso e viene anche fatto uscire dalla classe...
sabato 16 luglio 2011
IL PROF CHE PERSE IL POSTO PER UN PRESERVATIVO
Dopo le anticipazioni dei giorni scorsi, tocca all’ Unità in un lungo articolo pubblicato oggi sul quotidiano raccontare la storia completa di Genesio Petrucci, cacciato da scuola perché un professore di religione non può consigliare l’uso dei preservativi:
Professore di religione cattolica, insegnante da 8 anni a tempo determinato, alla fine dello scorso anno scolastico non si vede rinnovato il contratto. Perché? Chi lo sostiene ritiene che il motivo vada ricercato nell’adesione dell’ insegnante a un progetto della scuola dove insegnava, il liceo scientifico Keplero di Roma, sull’ educazione sessuale. Il progetto esortava i ragazzi all’ uso del preservativo per evitare malattie trasmissibili.L’Unità racconta la solidarietà dei colleghi e quella del Gay Center:
venerdì 6 maggio 2011
“SEI GAY, NON PUOI INSEGNARE RELIGIONE CATTOLICA”
L’ arcivescovo di Colonia Joachim Meisner ha ritirato il permesso di insegnare religione all’autore e teologo gay David Berger. Il cardinale renano ha spiegato la sua decisione per le ripetute critiche di Berger alla Chiesa, che hanno distrutto la sua fiducia nei confronti del teologo dichiaratosi pubblicamente omosessuale un paio d’anni fa. Alcuni sospettano però che la vera causa sia l’ omosessualità vissuta in modo aperto dal teologo.
lunedì 20 dicembre 2010
Benedetto XVI: “Apprezzamento a governo italiano per difesa crocifisso”
Ieri mattina papa Benedetto XVI ha ricevuto in udienza Francesco Maria Greco, nuovo ambasciatore italiano presso la Santa Sede, per la presentazione delle lettera credenziali. Nel discorso rivolto al diplomatico, Benedetto XVI si è soffermato sui rapporti tra Stato e Chiesa in Italia, fino a toccare il tema della difesa della libertà religiosa. “Non possono essere negate, dimenticate o emarginate” le influenze della Chiesa nella storia e nella cultura del Paese: “l’esperienza di questi 150 anni insegna che quando si è cercato di farlo, si sono causati pericolosi squilibri e dolorose fratture nella vita sociale”. I Patti Lateranensi del 1929 e l’Accordo di Villa Madama del 1984 “fissano le coordinate di un giusto equilibrio di rapporti”, a detta del papa con vantaggio reciproco, ponendo “le condizioni per assicurare al Pontefice e alla Santa Sede piena sovranità e indipendenza, a tutela della sua missione universale”. L’accordo del 1984 ha permesso “il pieno esercizio della libertà religiosa”, che è “storicamente e oggettivamente il primo” tra i diritti “fondamentali della persona umana”. Tutti questi accordi tra Italia e Vaticano, ha assicurato Benedetto XVI, “non sono espressione di una volontà della Chiesa o della Santa Sede di ottenere potere, privilegi o posizioni di vantaggio economico e sociale, nè con essi si intende sconfinare dall’ambito che è proprio della missione assegnata dal Divino Fondatore alla sua comunità in terra”. Ma anzi, “hanno il loro fondamento nella giusta volontà da parte dello Stato di garantire ai singoli e alla Chiesa il pieno esercizio della libertà religiosa”, che non ha una dimensione “solo personale”, ma anche sociale, “della famiglia, dei gruppi religiosi e della Chiesa”. Lo Stato deve quindi, ha chiarito Ratzinger, “tutelare non solo i diritti dei credenti alla libertà di coscienza e di religione, ma anche il ruolo legittimo della religione e delle comunità religiose nella sfera pubblica”.
Non si può, ha ammonito il papa, “conseguire l’autentico progresso sociale percorrendo la via dell’emarginazione o perfino del rifiuto esplicito del fattore religioso”. Ma oggi ciò accade “con varie modalità”: “una di queste è, ad esempio”, ha chiosato il papa, “il tentativo di eliminare dai luoghi pubblici l’esposizione dei simboli religiosi, primo fra tutti il crocifisso”. Che è, secondo Benedetto XVI, non è solo “l’emblema per eccellenza della fede cristiana”, ma “allo stesso tempo, parla a tutti gli uomini di buona volontà e, come tale, non è fattore che discrimina”. Il papa quindi ha espresso “apprezzamento al governo italiano, che a questo riguardo si è mosso in conformità a una corretta visione della laicità e alla luce della sua storia, cultura e tradizione, trovando in ciò il positivo sostegno anche di altre nazioni europee”. Benedetto XVI ha elogiato inoltre la “particolare sensibilità” dell’Italia “per di quelle minoranze cristiane che, a motivo della loro fede, subiscono violenze, vengono discriminate o sono costrette ad una forzata emarginazione dalla loro patria”.
Valentino Salvatore
sabato 18 dicembre 2010
NIENTE RELIGIONE NEGLI ASILI DEL QUEBEC
mercoledì 15 dicembre 2010
GLI INSEGNANTI DI RELIGIONE E L'8XMILLE ALLA CHIESA
La scuola italiana è un pozzo senza fondo e, in assenza di un progetto culturale concreto, la giusta battaglia dei precari difficilmente troverà una soluzione adeguata stretta com'è tra i bisogni e le rivendicazioni personali dei docenti non di ruolo, le necessità formative delle giovani generazioni e dell'intero sistema Paese e le difficoltà economiche che strangolano l'Italia. Nessuno speculi sulla pelle dei ragazzi, come dice giustamente l'Avvenire a proposito degli insegnanti precari, ma la Gelmini ha anche qualche ragione concreta che non può essere elusa
parlando d'altro.
Così oggi, nel coro dei politici, spicca una semplice nota di Marco Di Lello, coordinatore della segreteria nazionale del Psi. Poche righe che recitano così: "Perché la ministra non chiede a Tremonti di detrarre dall'8 per mille che versa alla Chiesa cattolica, il miliardo che spende tutti gli anni la Pubblica istruzione per pagare gli stipendi agli insegnanti di religione?" In fondo, ha concluso l'esponente socialista, "li hanno assunti i vescovi, non la Gelmini, e con quei soldi si potrebbe sanare, almeno in parte, la questione dei precari che è, ricordiamolo, un nodo cruciale per mantenere a un livello decente la qualità della scuola pubblica".
Così oggi, nel coro dei politici, spicca una semplice nota di Marco Di Lello, coordinatore della segreteria nazionale del Psi. Poche righe che recitano così: "Perché la ministra non chiede a Tremonti di detrarre dall'8 per mille che versa alla Chiesa cattolica, il miliardo che spende tutti gli anni la Pubblica istruzione per pagare gli stipendi agli insegnanti di religione?" In fondo, ha concluso l'esponente socialista, "li hanno assunti i vescovi, non la Gelmini, e con quei soldi si potrebbe sanare, almeno in parte, la questione dei precari che è, ricordiamolo, un nodo cruciale per mantenere a un livello decente la qualità della scuola pubblica".
Bene, non è la soluzione a tutti i tagli imposti da Tremonti e sottoscritti dalla Gelmini e non sarà neppure in grado di risolvere i mali atavici della scuola pubblica. Ma intanto è una proposta semplice, concreta e a costo economico zero. Vale la pena discuterne.
SCUOLA NON ORGANIZZA ALTERNATIVE ALLA RELIGIONE, RISARCIMENTO DI 1500 EURO
PADOVA – Padova e la religione a scuola, un binomio destinato sempre a finire sulle pagine dei giornali. Questa volta a far parlare di sé legando la storia al concetto di discriminazione è una sentenza del Tribunale di Padova del 4 giugno, che ha accolto il ricorso presentato dai genitori di una bambina che frequenta la scuola elementare all’interno dell’Istituto comprensivo Vivaldi di Padova. Il tribunale ha sancito che l’organizzazione da parte della scuola dell’ora alternativa all’insegnamento della religione è un obbligo, pur ritenendo facoltativa la partecipazione degli studenti.
La storia è quella di una ragazzina che aveva scelto di non fare religione a scuola. E mentre ai suoi compagni era impartito l’insegnamento della religione cattolica, l’alunna era stata costretta prima a rimanere in classe, poi a trasferirsi in classi parallele, senza che l’istituto provvedesse ad attivare le lezioni alternative, come chiesto dai genitori. Nella sua sentenza il Collegio giudicante parla di «discriminazione indiretta nell’esercizio del diritto all’istruzione e alla libertà di religione». Il comportamento della scuola, scrive il giudice, è stato quello di «inibire la libertà di religione e il diritto all’istruzione, valori tutelati dalla Costituzione». Per questo l’istituto comprensivo e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca sono stati condannati a pagare – come risarcimento danni – una somma di 1.500 euro in solido.
Nicola Munaro
09 agosto 2010
09 agosto 2010
«NIENTE BENEDIZIONE A SCUOLA» E IL PARROCO LA FARÀ NEL CORTILE
Taglia corto Dina Paludetto, dirigente dell’ istituto scolastico comprensivo di Cardano (un asilo, due elementari e una media), che non riesce proprio a capire il perché del clamore suscitato dalla decisione del consiglio d’ istituto che, a sorpresa, ha deciso di non consentire più la benedizione natalizia all’ interno della scuola.
Quella riunione era iniziata con una diatriba sull’orario in cui far accedere, come di consueto, il parroco don Bruno Perego nei corridoi della scuola. Poi, all’improvviso, un genitore aveva detto di non essere d’accordo tout court sulla benedizione e si era passati subito alla votazione: 9 tra insegnanti e genitori avevano detto basta al rito, due avevano votato contro (3 gli astenuti). La decisione, per ora non motivata, ha però scatenato l’ ira di molti genitori che sono arrivati a chiedere le dimissioni del consiglio.
Secondo alcuni, a ispirare il nuovo corso sarebbe stata la dirigente «reggente» (arrivata quest’anno), per la quale non era neppure necessaria una decisione del consiglio. Ha spiegato Dina Paludetto che, sul tema, «la normativa è univoca» e l’argomento è stato oggetto di sentenze della Corte costituzionale e di pareri dell’avvocatura dello Stato, trasmessi dal ministero con una nota. «E se il dirigente non ottempera— ha aggiunto— incorre in sanzioni» .
Durante il consiglio d’istituto, la Paludetto proposto un’alternativa: benedizione dieci minuti dopo la fine dell’orario delle lezioni, con i genitori che si assumevano la responsabilità. Il consiglio avrebbe potuto decidere come voleva (non era vincolante la posizione della dirigente) ma alla fine anche quella proposta è stata bocciata. Così quest’anno don Bruno, per rimediare, si presenterà con l’acqua benedetta sul piazzale davanti alla scuola, all’orario di uscita, il 21 pomeriggio.
Dice il sindaco, Mario Anastasio Aspesi (Pd) che due consiglieri di minoranza (Pdl) hanno addirittura scritto al ministro Gelmini per chiedere la rimozione della dirigente. Ma la risposta, nella sostanza, è stata: «La decisione è del consiglio d’istituto, che c’entra la dirigente?» . Commenta il primo cittadino (secondo il quale il divieto è assurdo) che «anche duemila anni fa qualcuno non aveva trovato posto in albergo» e che la prassi adottata sino all’anno scorso nelle scuole di Cardano era un «buon compromesso»: il parroco passava per i corridoi e chi voleva essere benedetto usciva un attimo dalla classe.
Don Bruno racconta che il paese è in subbuglio e che c’è un «dissenso diffuso» dei genitori. «Lo stesso consiglio— spiega il sacerdote — sino a prima che arrivasse la nuova dirigente non aveva avuto niente da dire» .
Aggiunge don Bruno che quest’anno anche la tradizionale festa di Natale delle elementari non si terrà a scuola. Il comitato dei genitori ha prima chiesto la disponibilità del palazzetto dello sport, subito autorizzata dal sindaco, ma poi ha optato per l’oratorio. Si chiamerà «Festa d’inverno» e— dicono gli organizzatori— non ci sarà nessun canto religioso. Il «no» alla benedizione pare comunque eccessivo anche al dirigente scolastico provinciale, Claudio Merletti. «C’è qualche vecchia legge — spiega — che parla di divieto di atto di culto nelle scuole, ma poi non c’è una codifica precisa e forse è meglio così. Bisogna usare il buon senso: garantire sì la libertà di tutti, ma anche salvaguardare la prosecuzione di usi, costumi e tradizioni che fanno parte della nostra storia e di cui siamo orgogliosi» .
Dice il sindaco, Mario Anastasio Aspesi (Pd) che due consiglieri di minoranza (Pdl) hanno addirittura scritto al ministro Gelmini per chiedere la rimozione della dirigente. Ma la risposta, nella sostanza, è stata: «La decisione è del consiglio d’istituto, che c’entra la dirigente?» . Commenta il primo cittadino (secondo il quale il divieto è assurdo) che «anche duemila anni fa qualcuno non aveva trovato posto in albergo» e che la prassi adottata sino all’anno scorso nelle scuole di Cardano era un «buon compromesso»: il parroco passava per i corridoi e chi voleva essere benedetto usciva un attimo dalla classe.
Don Bruno racconta che il paese è in subbuglio e che c’è un «dissenso diffuso» dei genitori. «Lo stesso consiglio— spiega il sacerdote — sino a prima che arrivasse la nuova dirigente non aveva avuto niente da dire» .
Aggiunge don Bruno che quest’anno anche la tradizionale festa di Natale delle elementari non si terrà a scuola. Il comitato dei genitori ha prima chiesto la disponibilità del palazzetto dello sport, subito autorizzata dal sindaco, ma poi ha optato per l’oratorio. Si chiamerà «Festa d’inverno» e— dicono gli organizzatori— non ci sarà nessun canto religioso. Il «no» alla benedizione pare comunque eccessivo anche al dirigente scolastico provinciale, Claudio Merletti. «C’è qualche vecchia legge — spiega — che parla di divieto di atto di culto nelle scuole, ma poi non c’è una codifica precisa e forse è meglio così. Bisogna usare il buon senso: garantire sì la libertà di tutti, ma anche salvaguardare la prosecuzione di usi, costumi e tradizioni che fanno parte della nostra storia e di cui siamo orgogliosi» .
http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201012/101214corvi.pdf
Un’attesa laicamente serena, per le udienze europee sul crocifisso
«Lo stesso non si può dire della Chiesa cattolica – nota Raffaele Càrcano – segretario nazionale della Uaar – viste le pressioni che sta mettendo in atto su tutti i fronti». Il ricorso del Governo alla Grande Chambre, infatti, oltre che dalle Acli, adesso è sostenuto anche da dieci stati: Armenia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Malta, Principato di Monaco, Romania, Russia e San Marino. Lo annuncia con soddisfazione il sito cattolico Zenit, precisando che si tratta «di un’alleanza tra cattolici e ortodossi». Mentre è stata respinta la richiesta della Federazione umanista europea (di cui l’Uaar fa parte) di costituirsi come terza parte a favore dei ricorrenti.
«In pratica, i ricorrenti si trovano contro al Presidente della repubblica, al Governo, all’opposizione (il Partito democratico si è così espresso tre mesi fa), alla Chiesa cattolica, a quella ortodossa e ad altri dieci stati europei. – continua Càrcano – Ma non ci scoraggiamo, perché si tratta di un ricorso presentato in nome delle buone ragioni laiche, contro un paese che ha nella laicità dello Stato un supremo principio costituzionale. Ma solo a parole».
Comunicato stampa UAAR
Grande successo per la laicità: l’Europa dice «no» ai crocifissi in classe
«È un grande giorno per la laicità italiana. – sostiene Raffaele Carcano, segretario nazionale dell’Uaar – Siamo dovuti ricorrere all’Europa per avere ragione, ma finalmente la laicità dello Stato italiano, affermata da tutti a parole, trova conferma in un provvedimento epocale».
«Gli alunni potranno finalmente studiare in una classe priva di simboli religiosi.- prosegue Carcano – Perché la scuola è laica, cioè di tutti: credenti e non credenti. Ed è assurdo che bambini anche di pochi anni siano costretti a subire l’inevitabile condizionamento indotto dalla presenza del simbolo di una sola confessione religiosa».
http://www.uaar.it/news/2009/11/03/grande-successo-per-laicita-dice-crocifissi-classe/
Ora alternativa, le regioni cominciano ad adeguarsi
http://www.uaar.it/news/2010/09/16/ora-alternativa-le-regioni-cominciano-ad-adeguarsi/
Il tribunale di Padova: «attivare l’ora alternativa è un obbligo»
Secondo il tribunale, la loro attivazione costituisce invece un obbligo, e la scuola ha pertanto praticato nei confronti della bambina una doppia discriminazione, «nell’esercizio del diritto all’istruzione e alla libertà religiosa». Per questo «comportamento discriminatorio illegittimo» l’istituto e il ministero dell’istruzione sono stati condannati anche al pagamento della somma di 1.500 euro.
«Dopo quello sul crocifisso, è un altro importante risultato ottenuto dall’UAAR, che ha sostenuto tecnicamente ed economicamente il ricorso», commenta Raffaele Carcano, segretario dell’associazione: «spiace solo che, per rendere veramente laico questo paese e per vedere riconosciuto un diritto fondamentale, sia stato necessario ancora una volta rivolgersi alla giustizia».
http://www.uaar.it/news/2010/08/04/tribunale-padova-attivare-ora-alternativa-obbligo/
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