Questi “rimaneggiamenti”, come Celso suole chiamarli, oggi come ieri, sono il motivo che ha indotto noi ed altri coraggiosi studiosi indipendenti a sviscerare nei meandri della Storia alla ricerca di una sempre più vicina verità logica degli eventi.
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domenica 12 dicembre 2010
GAMALA, LA CITTÀ CHE ISPIRÒ LA VERA STORIA DI GESÙ
Questi “rimaneggiamenti”, come Celso suole chiamarli, oggi come ieri, sono il motivo che ha indotto noi ed altri coraggiosi studiosi indipendenti a sviscerare nei meandri della Storia alla ricerca di una sempre più vicina verità logica degli eventi.
Gli Zeloti di Gàmala redenti dal Cristianesimo dei Gentili pagani
Lo stesso voto di Sansone che lo obbligava a non bere vino e non tagliarsi i capelli.
La sacra promessa di nazireato era incompatibile con la nuova dottrina cristiano gesuita: contrastava con il rito eucaristico della trasformazione del vino nel sangue.
lunedì 6 dicembre 2010
La Nazaret dei vangeli non corrisponde alla città attuale, ma a Gàmala
Nazareth – Gàmala
Dalla comparazione dei personaggi evidenziati da san Luca, attraverso il discorso di Gamalièle, con quelli riferiti da Giuseppe Flavio in Antichità XX 97/102, si è dimostrato che “Theudas” non era un nome di persona nel I secolo, ma un attributo “Luce di Dio” dato a un sedicente Profeta, famoso tra i Giudei. Ne consegue che la notizia, passata ai posteri dallo storico, è stata censurata nel nome, nel patronimico e nel movente allo scopo di impedirne l’identificazione con l’Apostolo “Taddaeus o Taddaios”, chiamato da Luca “Giuda”, fratello di Giacomo. Il nome dell’Apostolo “Taddaeus” o “Taddaios”, inesistente sia in latino che in greco del I secolo, è una parolaccia che comprova la traduzione volutamente fuorviante dai Vangeli primitivi in quelli di Marco e Matteo (Taddeo in italiano), ma Luca lo sostituisce con “Giuda”. Rilevato che fra i tanti nomi possibili di padre, d’obbligo nella tradizione giudaica, l’unico che avrebbe avuto un motivo per essere censurato dalla dottrina cristiana era quello di “Giuda il Galileo”, e il perché stiamo per scoprirlo, ne deriva che esso fu tolto dall’episodio del Profeta perché sarebbe stato troppo evidente e logico sovrapporre i nomi di Giacomo, Simone e Giuda detto Theudas, con i nomi di tre fratelli di “Gesù”, per poi indirizzare lo storico nella ricerca di Giuseppe, il quarto fratello. Non doveva risultare che, nei versi dal 97 al 102, del XX Libro di Antichità Giudaiche, lo storico ebreo riferì dell’uccisione di tre famosi giudei rivoluzionari che corrispondevano ai fratelli di Gesù. Dopo aver dimostrato con analisi specifiche che gli “Apostoli”, non furono fatti arrestare da alcun Sinedrio in quanto mai esistiti, ad iniziare dai santi Pietro e Paolo, per finire con Giacomo il Minore. Dopo avere individuato e provato le falsificazioni introdotte dai fondatori della nuova dottrina per dare credibilità a personaggi che avrebbero dovuto testimoniare l’esistenza di Gesù Cristo; che lo stesso “Salvatore Messia” è attestato da una documentazione contraddittoria e puerile, a partire da due “Natività” evangeliche totalmente diverse a comprova che furono inventati il “papà” di “Gesù”, san Giuseppe, e la madre “Maria S.S. Vergine” (vedi argomento specifico). Rilevato, con apposito studio, che “Jeshùa” (Salvatore) e “Messia” (Cristo) non erano due nomi ma due attributi divini. Dopo aver scoperto che, sia in “Atti degli Apostoli” e, di logica conseguenza, l’Episcopo storico cristiano, Eusebio di Cesarea, grazie alla sua presenza presso la corte di Costantino che gli permetteva di accedere agli archivi imperiali, ha potuto falsificare la datazione di una grave carestia, riportata dallo storico ebreo, che afflisse i Giudei nel 35 e 36 d.C. (ne riportiamo l'analisi), carestia che scatenò la rivolta dei Giudei a Gerusalemme mentre Roma era alle prese con Artabano III, Re dei Parti, per il dominio sull’Armenia; falsificazione vitale per la nuova dottrina cristiana che riformò il messianismo giudaico, testimone delle gesta dei veri protagonisti. Constatato, attraverso la analisi sopra riferita di tali versi, che i Vangeli originali vennero modificati e gli “Atti degli Apostoli” furono scritti da persone che non risiedevano in Giudea ma si basarono sugli scritti di Giuseppe Flavio per definire “storicamente” la dottrina come la conosciamo oggi, dopo aver distrutto i Vangeli primitivi in quanto diversi nella raffigurazione della nuova divinità. Prima di scoprire, con l’ausilio della storia, chi era il fratello Giuseppe e quale fosse il vero nome di “Gesù”, è d’obbligo evidenziare l’attinenza fra Giuda il Galileo e i suoi figli, con i fratelli di “Gesù”. La correlazione la troviamo inGàmala, la città di Giuda, il loro padre.Ovvero: Gàmala sta ai figli di Giuda il Galileo, come “Nazaret” sta a “Gesù” e ai suoi fratelli.I “Padri” fondatori, attraverso un processo di adattamento dottrinale, ebbero la presunzione di conservare la loro fede come una “Verità storica divina” per renderla credibile e, partendo da una vicenda tutta ebraica, riferita a persone realmente esistite, con tanto di nomi, località e date, si resero conto che, con l’evoluzione politica dei tempi, per opportunismo, bisognava modificarla e, di conseguenza,nascondere, sia il significato della esistenza dei protagonisti, sia il nome della patria da cui provenivano. Questo fu il “peccato originale” della nascente religione cristiano gesuita che, oggi, si è trasformato in un “peccato mortale”, perché la storia, con l’aiuto dell’archeologia, a volte anche per caso, si riappropria della verità scoprendo le falsificazioni sino a mettere in crisi la stessa dottrina.Allora soffermiamoci sulla città di Giuda, il fariseo rivoluzionario, Zelota come i suoi figli, i veri protagonisti dei vangeli
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