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lunedì 9 luglio 2012

IL FATTO QUOTIDIANO: 15 MILIONI DELL'8X1000 AL CREDITO ARTIGIANO.ECCO COME IL VATICANO USA LE VOSTRE DONAZIONI!!

Il Fatto Quotidiano ha pubblicato tempo fa un articolo di Marco Lillo rivelando un documento che mostra come il Vaticano abbia ‘preso in giro’ la giustizia italiana. La procura aveva scoperto che “lo IOR mescolava sul suo conto al Credito Artigiano i 15 milioni di euro provenienti dalla CEI, e frutto dell’8 per mille dei contribuenti italiani, con fondi di soggetti diversi. Non solo: da altre operazioni emergeva che lo IOR funzionava come una fiduciaria e i suoi conti erano stati usati per schermare persino i proventi di una presunta truffa allo Stato italiano realizzata dal padre e dallo zio (condannato per fatti di mafia) di don Orazio Bonaccorsi.” Ma lo Ior si rifiutò di dare le generalità dei soggetti titolari di questi fondi.
I 25 milioni sequestrati furono sbloccati per intervento del papa: istituendo l’Autorità di informazione finanziaria (AIF) convinse la procura a dissequestrarli, ma subito dopo l’atteggiamento del Vaticano cambiò, sostenendo che la competenza dell’agenzia non fosse retroattiva all’anno di formazione (2011).
Lillo segnala anche un conflitto d’interessi per il ministro della giustizia del “governo Bagnasco”, Paola Severino (ora cancellatasi dall’albo professionale, già avvocato del presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi).

fonte

mercoledì 27 giugno 2012

LA CHIESA CI COSTA OGNI ANNO OLTRE 6 MILIARDI DI EURO: ECCO IL DETTAGLIO DEI COSTI (VIDEO)

La Chiesa ci costa ogni anno € 6.086.565.703. Ovviamente il "conto" non tiene nemmeno in considerazione le cifre che la Chiesa riceve da associazioni, fondazioni bancarie, privati cittadini, ecc. che consegnano al Vaticano laute offerte, ovviamente volontarie "ma non troppo", come le offerte per i "sacramenti", dalle benedizioni pasquali ai Battesimi, Comunioni, Cresime, Matrimoni e Funerali.

sabato 19 novembre 2011

8X1000: NEL 2010 1,67 MILIARDI ALLA CHIESA CATTOLICA.

Chiesa cattolicaGrazie al contributo fiscale lo Stato italiano versa più di un miliardo l' anno per pagare gli stipendi dei preti. Per i quali però bastano 361 milioni. E le altre centinaia? In un' inchiesta, tutta la verità su business e privilegi del Vaticano. Ecco un' anticipazione:
Trentunomila e 478 euro virgola qualcosa. E' la somma che lo Stato, quindi l' intera platea dei contribuenti, ha versato nel 2010 per il mantenimento di ognuno dei 33 mila e 896 sacerdoti in servizio attivo nelle diocesi del Paese. Il totale fa un miliardo e 67 milioni di euro, l'importo del cosiddetto 8 per mille (salito nel 2011 a un miliardo, 118 milioni, 677 mila, 543 euro e 49 centesimi). E l'assegno l'ha incassato la Chiesa, attraverso la Conferenza episcopale. Che poi a ciascuno di quei preti ha girato direttamente solo 10.541 euro, un terzo di quanto ha stipato nei propri forzieri. L'espressione è un po' forte, ma i numeri sono numeri: e dicono che i vescovi fanno la cresta sullo stipendio dei loro sottoposti.

giovedì 17 novembre 2011

8x1000: la chiesa cattolica, il vaticano, intasca i tuoi soldi, che ti piaccia o no! Informati! (Video)

Ti sei mai chiesto se le tue decisioni vengono rispettate davvero? Ebbene, la risposta è no! Questo bel video degli Atei Italiani ti spiega nel dettaglio come funziona il famigerato 8 x 1000, quanti soldi produce e come vengono ripartiti ed usati.
Il vaticano ti fa pagare per farti sentire peccatore ed imperfetto, e sono bugiardi perché non ti dicono che il peccato è stato tolto dal sacrificio di Cristo, sulla croce, una sola volta e per tutte.
Se in Italia non ci fosse il vaticano, gli italiani pagherebbero circa il 47% di tasse in meno. Lo sapevi?
Informati!

venerdì 30 settembre 2011

8X1000 ALLA SCUOLA PUBBLICA,FINALMENTE SI PUO'

GOVERNO BATTUTO: PASSA L'ORDINE DEL GIORNO DEL PD CHE  PERMETTERA' ALLA SCUOLA PUBBLICA DI RIENTRARE TRA LE SCELTE PREVISTE.CHE SI TRATTI DI UN PRIMO PASSO PER LA MODIFICA DELL'8X1000?
Il governo è stato battuto ieri, con 247 voti a favore e 223 contro, su un ordine del giorno presentato dal Pd riguardante la ripartizione della quota dell’8×1000 destinato allo Stato. Ciò nonostante il parere contrario del sottosegretario Carlo Giovanardi, che rappresentava il governo. L’ordine del giorno riguarda le ‘Disposizioni concernenti la ripartizione della quota dell’otto per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche devoluta alla diretta gestione statale’ e ha come primo firmatario Antonino Russo (Pd). Impegna il governo a modificare la legge 20 maggio 1985 n. 222 sull’8×1000 per consentire ai cittadini di indicare “esplicitamente la scuola pubblica come destinataria di una quota fiscale dell’otto per mille”. I fondi dovranno essere utilizzati in accordo con gli enti locali per “la sicurezza e l’adeguamento funzionale degli edifici” scolastici e “a pubblicare ogni anno un rapporto dettagliato circa l’erogazione delle risorse e lo stato degli interventi realizzati”.

venerdì 2 settembre 2011

Chiesa,la beffa dell'8x1000:Dei 144 milioni che gli italiani destinano allo Stato, più di 50 finiscono al restauro e alla manutenzione di parrocchie, monasteri e basiliche.


Otto per mille alla chiesaChe si voglia o meno,alla fine in qualche modo ognuno di noi finanzia comunque la Chisa con l'8x1000.Perchè Dei 144 milioni che gli italiani destinano allo Stato, più di 50 finiscono al restauro e alla manutenzione di parrocchie, monasteri e basiliche.Non uno scandalo,nè una novità questa va ammesso,ma semplicemente l'ennessimo regalo alla Chiesa.
Un regalo che si assomma al sistema di 'devoluzione proporzionale' che porta nelle casse del Vaticano l' 87 per cento del gettito con solo il 34,5 per cento delle firme.In un modo o nell' altro, l' otto per mille degli italiani finisce quasi sempre alla Chiesa Cattolica. Se non bastasse il sistema proporzionale di distribuzione dei fondi, che finisce per dirottare l'87,2 per cento del gettito direttamente nelle casse della Conferenza episcopale italiana (anche se quelli che scelgono la Chiesa sono il 34,5) ci pensa poi lo Stato a girare un altro 3-4% alla Cei, prelevandolo direttamente dalla sua quota.Basta infatti andare a guardare la destinazione dei fondi gestiti dallo Stato per accorgersi che almeno un terzo della torta finisce comunque per avvantaggiare il Vaticano: una cifra che solo nel 2010 oscillava tra i 50 e i 60 milioni di euro sul totale di 144 milioni a disposizione dell' otto per mille "laico".Questo finanziamento aggiuntivo si perpetua da anni attraverso l'opera di restauro e conservazione di chiese, monasteri e basiliche. Fatti due conti, circa un terzo di tutti i fondi dell'otto per mille destinati allo Stato vengono quindi impiegati nella ristrutturazione dei luoghi di culto presenti nel paese. La fatica di firmare per lo Stato Italiano il proprio modulo è quindi sprecata.

lunedì 20 giugno 2011

Il Vaticano,il fisco e wir bank (Report 30-5-10)

Trama argomento principale: Lo stato della Città del Vaticano ha tre bilanci: quello della Santa Sede, quello dello Stato Vaticano, e quello dell'obolo di San Pietro, cioè le offerte che giungono al Papa da tutto il mondo.
Sono venti anni che è stato introdotto “l'otto per mille” e l’ incasso è passato dai 210 milioni di euro del 1990 al miliardo e nove milioni di euro del 2009.
Ma la Chiesa incassa dallo stato italiano anche nel comparto sanità e scuole private, esenzione dell'ici, e finanziamenti diretti sotto le più diverse voci.
Lo IOR non è mai stata considerata una banca offshor,e eppure non rispetta le leggi internazionali antiriciclaggio. Lo statuto dice che deve amministrare opere di religione e carità. Ma non disdegna gli investimenti esteri in azioni e titoli, sopratutto negli Stati Uniti. E due mesi fa ha impegnato 100 milioni di euro nel bond emesso dalla Cassa di Risparmio di Genova.
Nel corso dell'inchiesta dei brillanti giornalisti "ficcanaso" di report si riesce con successo a fare i conti in tasca al Vaticano e alla Chiesa italiana, analizzando i bilanci, per vedere quanto entra e come spende.
Trama argomento 2: Il 21 marzo ci siamo occupati dei parlamentari che hanno doppio incarico, tra i quali Vincenzo Nespoli, senatore della Repubblica e sindaco di Afragola, città di 70 mila abitanti, con metà delle abitazioni costruite abusivamente, un degrado urbano e sociale da rabbrividire e la domanda che avevamo posto era: si può mettere ad Afragola un sindaco che ha altri impegni importanti? In verità avevamo già individuato che il senatore aveva ulteriori impegni personali che il 14 maggio scorso sono venuti a galla con una richiesta di arresto per concorso in banca rotta fraudolenta e concorso in riciclaggio. Siamo tornati ad Afragola e abbiamo ricostruito la storia della “Gazzella Vigilanza” società riconducibile al sindaco fallita nel 2007 con un buco di 30 milioni di euro, riciclati, secondo i giudici, in una lottizzazione residenziale riconducibile allo stesso Nespoli.

Trama argomento 3: In Svizzera la soluzione alla crisi del 1929 l'hanno trovata 16 imprenditori di Zurigo, che si sono messi a commerciare tra di loro in una valuta parallela al Franco Svizzero, il denaro WIR. Da questa esperienza è nata la WIR Bank, una banca cooperativa che oggi raccoglie 60.000 PMI svizzere che si scambiano tra di loro beni e servizi in WIR, garantendo il lavoro del ceto medio e ancorando la ricchezza prodotta alla nazione Svizzera. Funziona anche oggi, durante la crisi del 2010?
Durata totale della puntata 92 minuti.


venerdì 3 giugno 2011

Otto per mille, la pubblicità CEI arriva per posta elettronica


L’UAAR sta ricevendo in queste ore numerosi messaggi che segnalano l’invio massiccio di e-mail contenenti l’invito della Conferenza Episcopale Italiana a indicare la Chiesa cattolica come destinazione dell’Otto per Mille sulla dichiarazione dei redditi. In particolare, il messaggio sarebbe pervenuto a chi ha sottoscritto petizioni su Firmiamo.it, a chi effettua la raccolta punti di CamaLeo (la visita al sito linkato permette di raggranellare cento punti) e a chi segue le “promozioni infinito”.

lunedì 30 maggio 2011

Chiesa, c'è un 8 per mille segreto:ecco dove finisce un miliardo di euro

Nove milioni per la campagna pubblicitaria sullo tsunami ma alle vittime va solo un terzo
E alla fine l' ottanta per cento dei contributi assegnati rimane alla Chiesa cattolica

La maggior parte dei finanziamenti ai vescovi viene dal fondo che raccoglie i soldi di chi non ha fatto nessuna scelta

di CURZIO MALTESE



<B>Chiesa, c'è un</B> <B>8 per mille segreto<br>Ecco dove finisce un miliardo di euro </B>
Il presidente dela Cei, Angelo Bagnasco
ROMA,25 ottobre 2007 - Le campagne dell' "otto per mille" della Chiesa cattolica, che ogni primavera invadono l' etere, Rai, Mediaset e radio nazionali, sono considerate nel mondo pubblicitario un modello di comunicazione. Ben girate, splendida fotografia, musiche di Morricone, storie efficaci, a volte indimenticabili. Chi non ricorda quella del 2005, imperniata sulla tragedia dello tsunami? Lo spot apre su un fragile villaggio di capanne, dalla spiaggia i pescatori scalzi scrutano l' orizzonte cupo. Voce fuori campo: "Quel giorno dal mare è arrivata la fine, l' onda ha trasformato tutto in nulla". Stacco sul logo dell' otto per mille: "Poi dal niente, siete arrivati voi. Le vostre firme si sono trasformate in barche e reti". Zoom su barche e reti. "Barche e reti capaci di crescere figli e pescare sorrisi". Slogan: "Con l' otto per mille alla Chiesa cattolica, avete fatto tanto per molti". Un capolavoro. La campagna 2005, affidata come le precedenti alla multinazionale Saatchi & Saatchi, secondo Il Sole 24 Ore è costata alla Chiesa nove milioni di euro. Il triplo di quanto la Chiesa ha poi donato alle vittime dello tsunami, tre milioni (fonte Cei), lo 0,3 per cento della raccolta. Nello stesso anno, l'Ucei, l' unione delle comunità ebraiche italiane, versò per lo Sri Lanka e l' Indonesia 200 mila euro, il 6 per cento dell' "otto per mille". Un' offerta in proporzione venti volte superiore, in un' area dove non esistono comunità ebraiche. 

venerdì 27 maggio 2011

CHIESA PIGLIATUTTO: LE CARTE TRUCCATE DELL’OTTO PER MILLE

8x1000 tutta la verità

sabato 21 maggio 2011

La sorpresa dell'otto per mille opere di bene, ma non solo

ROMA - Il piatto vale ben oltre un miliardo di euro. La partita si gioca a sette, ogni anno, quando arriva il momento di presentare la dichiarazione dei redditi, quando gli italiani decidono a chi destinare l'otto per mille del loro imponibile: alla Chiesa cattolica? Alle altre cinque confessioni di minoranza ammesse alla spartizione? O allo Stato? Un dubbio che non tocca la stragrande maggioranza degli italiani, che hanno inequivocabilmente deciso di premiare la Santa Sede. Ma che si ripropone quando si fanno i conti finali, per vedere come e dove sono stati spesi i soldi dei contribuenti.I numeri parlano chiaro e dicono che la Chiesa cattolica non ha rivali. Quest'anno per la prima volta ha superato il miliardo di euro di incasso è ha stabilito il record di preferenze: 87,17 per cento delle scelte contro l'86,58 del 2002 (anno nel quale lo Stato ha ottenuto l'11,04 per cento dei consensi e gli altri le briciole rimanenti). «I cittadini - dice Paolo Moscarino, direttore dell'ufficio promozione sostegno economico della Conferenza episcopale italiana - hanno capito che non si tratta solo di una firma ma della partecipazione consapevole alla missione della Chiesa».

giovedì 19 maggio 2011

Spieghiamo l'8x1000 al Vaticano:come funziona,a cosa serve e come viene usato?

Il finanziamento alla Chiesa Cattolica, deciso con la revisione concordataria del 1984, con l'inghippo dell'otto per mille sottoscritto da Craxi per acquisire benemerenze presso il Vaticano, è, nella formulazione italiana, null'altro che una truffa in quanto la percentuale dei contribuenti che firmano l'otto per mille a favore della Chiesa cattolica è di circa il 45%, che poi in sede di liquidazione dell'importo calcolato diventa quasi il 90%. 

domenica 15 maggio 2011

Otto per mille: quanto costa la Chiesa agli italiani

Con la revisione-riconferma del Concordato del 1929 sottoscritta nel 1984 dal governo Craxi, (due grandi errori commessi da due grandi uomini di Stato) il Cattolicesimo ha cessato (teoricamente) di essere in Italia religione di Stato, anche se nel nuovo testo l’art. 9 recita:
La Repubblica italiana riconosce il valore della cultura religiosa (cattolica) e tiene conto che i principi del Cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano”;

sabato 1 gennaio 2011

L'otto per mille al vaticano

Il finanziamento alla Chiesa Cattolica, deciso con la revisione concordataria del 1984, con l'inghippo dell'otto per mille sottoscritto da Craxi per acquisire benemerenze presso il Vaticano, è, nella formulazione italiana, null'altro che una truffa in quanto la percentuale dei contribuenti che firmano l'otto per mille a favore della Chiesa cattolica è di circa il 45%, che poi in sede di liquidazione dell'importo calcolato diventa quasi il 90%.

lunedì 27 dicembre 2010

Otto per mille: quanto costa la Chiesa agli italiani

Con la revisione-riconferma del Concordato del 1929 sottoscritta nel 1984 dal governo Craxi, (due grandi errori commessi da due grandi uomini di Stato) il Cattolicesimo ha cessato (teoricamente) di essere in Italia religione di Stato, anche se nel nuovo testo l’art. 9 recita:
La Repubblica italiana riconosce il valore della cultura religiosa (cattolica) e tiene conto che i principi del Cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano”;

martedì 21 dicembre 2010

Chiesa, c'è un 8 per mille segreto:ecco dove finisce un miliardo di euro


Nove milioni di euro per la campagna pubblicitaria sullo tsunami, ma alle vittime va solo un terzo
E alla fine l' ottanta per cento dei contributi assegnati rimane alla Chiesa cattolica

La maggior parte dei finanziamenti ai vescovi viene dal fondo che raccoglie i soldi di chi non ha fatto nessuna scelta
di CURZIO MALTESE

ROMA - Le campagne dell' "otto per mille" della Chiesa cattolica, che ogni primavera invadono l' etere, Rai, Mediaset e radio nazionali, sono considerate nel mondo pubblicitario un modello di comunicazione. Ben girate, splendida fotografia, musiche di Morricone, storie efficaci, a volte indimenticabili. Chi non ricorda quella del 2005, imperniata sulla tragedia dello tsunami? Lo spot apre su un fragile villaggio di capanne, dalla spiaggia i pescatori scalzi scrutano l' orizzonte cupo. Voce fuori campo: "Quel giorno dal mare è arrivata la fine, l' onda ha trasformato tutto in nulla". Stacco sul logo dell' otto per mille: "Poi dal niente, siete arrivati voi. Le vostre firme si sono trasformate in barche e reti". Zoom su barche e reti. "Barche e reti capaci di crescere figli e pescare sorrisi". Slogan: "Con l' otto per mille alla Chiesa cattolica, avete fatto tanto per molti". Un capolavoro. La campagna 2005, affidata come le precedenti alla multinazionale Saatchi & Saatchi, secondo Il Sole 24 Ore è costata alla Chiesa nove milioni di euro. Il triplo di quanto la Chiesa ha poi donato alle vittime dello tsunami, tre milioni (fonte Cei), lo 0,3 per cento della raccolta. Nello stesso anno, l'Ucei, l' unione delle comunità ebraiche italiane, versò per lo Sri Lanka e l' Indonesia 200 mila euro, il 6 per cento dell' "otto per mille". Un' offerta in proporzione venti volte superiore, in un' area dove non esistono comunità ebraiche.

Gli spot della Chiesa cattolica sono per la maggioranza degli italiani l'unica fonte d'informazione sull' otto per mille. Consegue una serie di pregiudizi assai diffusi. Credenti e non credenti sono convinti che la Chiesa cattolica usi i fondi dell' otto per mille soprattutto per la carità in Italia e nel terzo mondo. Le due voci occupano la totalità dei messaggi, ma costituiscono nella realtà il 20 per cento della spesa reale, come conferma Avvenire, che pubblica per la prima volta il resoconto sul numero del 29 settembre. L' 80 per cento del miliardo di euro rimane alla Chiesa cattolica.
Tanto meno gli spot cattolici si occupano d' informare che le quote non espresse nella dichiarazione dei redditi, il 60 per cento, vengono comunque assegnate sulla base del 40 per cento di quanto è stato espresso e finiscono dunque al 90 per cento nelle casse della Cei. Questo compito in effetti spetterebbe allo Stato italiano. Lo Stato avrebbe dovuto illustrare e giustificare ai cittadini un meccanismo tanto singolare di "voto fiscale", unico fra i paesi concordatari.

In Spagna per esempio le quote non espresse nel "cinque per mille" restano allo Stato. In Germania lo Stato si limita a organizzare la raccolta dei cittadini che possono scegliere di versare l' 8 o 9 per cento del reddito alla Chiesa cattolica o luterana o ad altri culti. Il principio dell' assoluta volontarietà è la regola nel resto d' Europa. Lo Stato italiano lo adotta infatti per il "cinque per mille". Anzi, fa di peggio. Il "cinque per mille" è nato nel 2006 per destinare appunto lo 0,5 dell' Irpef (660 milioni di euro, stima ufficiale delle Entrate) a ricerca e volontariato. Nel primo (e unico) anno hanno aderito il 61 per cento dei contribuenti, contro il 40 dell' "otto per mille": un successo enorme.

Le sole quote volontarie ammontano a oltre 400 milioni. Ma con la Finanziaria del 2007 il governo ha deciso di porre un tetto di 250 milioni al fondo, che si chiama sempre "cinque per mille" ma è ridotto nei fatti a meno del due. Le quote eccedenti verranno prelevate dall' erario. Con una mano lo Stato dunque regala 600 milioni di quote non espresse alla Cei e con l' altra sottrae 150 milioni di quote espresse a favore di onlus e ricerca. Nella stessa pagina del modulo 730 il "voto fiscale" espresso da un cittadino in alto a favore delle chiese vale in termini economici quattro volte il voto nel "cinque per mille". Perché due pesi e due misure? Lo Stato in diciassette anni non ha speso una parola pubblica, uno spot, una pubblicità Progresso, per spiegare il senso, il meccanismo e la destinazione reale dell' otto per mille. Ed è l' unico "concorrente" che ne avrebbe i mezzi, oltre al dovere morale. Gli altri (Valdesi, Ebrei, Luterani, Avventisti, Assemblee di Dio) dispongono di fondi minimi per la pubblicità, peraltro regolarmente denunciati nei resoconti. Mentre la Chiesa cattolica è l' unica a non dichiarare le spese pubblicitarie, riprova di scarsa trasparenza. L' unica voce a rompere il silenzio dello Stato fu nel 1996 quella di una cattolica, come spesso accade, la diessina Livia Turco, allora ministro per la Solidarietà. Turco propose di destinare la quota statale di otto per mille a progetti per l' infanzia povera. Il "cassiere" pontificio, monsignor Attilio Nicora, rispose che "lo Stato non doveva fare concorrenza scorretta alla Chiesa".

Fine del dibattito. Oggi Livia Turco ricorda: "Nella mia ingenuità, pensavo che la mia proposta incontrasse il favore di tutti, compresa la Chiesa. L' Italia è il paese continentale con la più alta percentuale di povertà infantile. Al contrario la reazione della Chiesa fu durissima, infastidita, e dalla politica fui subito isolata. Ho vissuto quella vicenda con grande amarezza". La politica non ha mai più osato fare "concorrenza" alla Chiesa cattolica, anzi l' ha favorita con un pessimo uso del fondo. Nel 2004 i media hanno dato grande risalto alla trovata del governo Berlusconi di utilizzare 80 dei 100 milioni ricevuti dall' otto per mille per finanziare le missioni militari, in particolare in Iraq. Degli altri venti milioni, quasi la metà (44,5 per cento) sono finiti nel restauro di edifici di culto, quindi ancora alla Chiesa. La percentuale di "voti" allo Stato italiano è crollata dal 23 per cento del 1990 all' 8,3 del 2006.

All' atteggiamento remissivo dello Stato italiano ha fatto da contraltare una crescente aggressività da parte delle gerarchie ecclesiastiche e soprattutto dei politici al seguito, cattolici e neo convertiti, nel rivendicare il denaro pubblico. In agosto, quando la commissione europea ha chiesto lumi al governo Prodi sui privilegi fiscali del Vaticano, nell' ipotesi si tratti di "aiuti di Stato" mascherati, l' ex ministro Roberto Calderoli, già protagonista delle battaglie anticlericali della Lega anni Novanta, ha chiesto al Papa di "scomunicare l' Unione Europea". Rocco Buttiglione ha avanzato un argomento in disuso fra gli intellettuali dai primi del '900, ma oggi di gran moda. Secondo il quale i privilegi concessi dalla Stato al Vaticano sarebbero "una compensazione per la confisca dei beni ecclesiastici dello Stato Pontificio". Un revanscismo già sepolto dalla Chiesa del Concilio. Nel 1970 Paolo VI aveva "festeggiato" con la visita in Campidoglio la breccia di Porta Pia: "atto della Provvidenza", una "liberazione" per la Chiesa da un potere temporale che ne ostacolava l' autentica missione. Joseph Ratzinger scrive ne "Il sale della terra": "Purtroppo nella storia è sempre capitato che la Chiesa non sia stata capace di allontanarsi da sola dai beni materiali, ma che questi le siano stati tolti da altri; e ciò, alla fine, è stata per lei la salvezza". La legge 222 del 1985 istitutiva dell' otto per mille, perlopiù sconosciuta ai polemisti, in ogni caso non accenna ad alcuna forma di "risarcimento" per le confische (argomento insensato nell' Italia di vent' anni fa).

Lo scopo primario della legge di revisione del Concordato fascista del '29 era di garantire un sostituto della "congrua", ovvero lo stipendio di Stato ai sacerdoti. Nei primi anni lo Stato s' impegnava infatti a integrare l' otto per mille, fino a 407 miliardi, nel caso di una raccolta insufficiente per pagare gli stipendi. In cambio il Vaticano accettava che una commissione bilaterale valutasse ogni tre anni l' ipotesi di ridurre l' otto per mille nel caso contrario di un gettito eccessivo. Ora, dal 1990 al 2007, l' incasso per la Cei è quintuplicato e la spesa per gli stipendi dei preti, complice la crisi di vocazioni, è scesa alla metà, dal 70 al 35 per cento. Eppure la commissione italo-vaticana non ha mai deciso un adeguamento. Perché? Senza avventurarsi in filosofia del diritto, si può forse raccontare il percorso di uno dei componenti laici della commissione, Carlo Cardia. Il professor Cardia, insigne giurista di formazione comunista, consigliere di Enrico Berlinguer e Pietro Ingrao, ha esordito da fiero "difensore del diritto negato in Italia all' ateismo" ("Ateismo e libertà religiose", De Donato, 1973).

Nel 2001 è Cardia a invocare una riduzione dell' otto per mille, in un saggio pubblicato dalla presidenza del consiglio: "Dall' otto per mille derivano ormai alla Chiesa cattolica, meglio: alla Cei, delle somme veramente ingenti, che hanno superato ogni previsione. Si parla ormai di 900-1000 miliardi l' anno di lire. Il livello è tanto più alto in quanto il fabbisogno per il sostentamento del clero non supera i 400-500 miliardi. Ciò vuol dire che la Cei ha la disponibilità annua di diverse centinaia per finalità chiaramente "secondarie" rispetto a quella primaria del sostentamento del clero; e che lievitando così il livello del flusso finanziario si potrebbe presto raggiungere il paradosso per il quale è proprio il sostentamento del clero ad assumere il ruolo di finalità secondaria". Previsione perfetta. "Tutto ciò - concludeva Cardia - porterebbe a vere e proprie distorsioni nell' uso del danaro da parte della Chiesa cattolica; e, più in generale, riaprirebbe il capitolo di un finanziamento pubblico irragionevole che potrebbe raggiungere la soglia dell' incostituzionalità se riferito al valore della laicità quale principio supremo dell' ordinamento". Nel tempo il professor Cardia è diventato illustre collaboratore di Avvenire, il giornale dei vescovi. I suoi temi sono cambiati: l' apologia del rapporto fra i giovani e Benedetto XVI, la lotta ai Dico, l' esaltazione del Family Day.

Ciascuno naturalmente ha il diritto di cambiare idea. Ma è opportuno che, avendole cambiate sul giornale della Cei, continui a far parte di una commissione governativa chiamata a stabilire quanti soldi lo Stato deve versare alla Cei? Nell' ultimo editoriale su Avvenire il professor Cardia tuona contro l' inchiesta di Repubblica, "una delle più colossali operazioni di disinformazione degli ultimi tempi". Senza contestare nel merito un singolo dato, nega con veemenza che la Chiesa costi troppo agli italiani e s' indigna per "l' indecente" accostamento con la "casta". E' lo stesso professor Cardia che il 20 febbraio scorso dichiara in un' intervista: "Io porterei la quota dell' otto per mille al sette, vista l' imponente massa di danaro che smuove. Basti pensare che dall' 84 a oggi nessuno, se non per controversie politiche, vi ha posto mano".

Con le altre confessioni lo Stato è assai meno generoso. In risposta a un' interrogazione dei soliti radicali, nel luglio scorso il ministro Vannino Chiti ha citato come prova della bontà del meccanismo "il fatto che anche i valdesi hanno chiesto e ottenuto le quote non espresse". Chiesto sì, ottenuto mai. Incontro la "moderatrice" della Tavola Valdese, Maria Bonafede, il "Ruini" dei valdesi, nella modesta sede vicino alla Stazione Termini. "Per motivi etici avevamo rinunciato alle quote non espresse, ma nel 2000, visto l' uso che ne faceva lo Stato, le abbiamo chiese. Abbiamo incontrato governi di destra e di sinistra, il vecchio Letta e il nuovo. Ogni volta ci rinviano. Se la ottenessimo oggi, la vedremmo solo nel 2010. Lo Stato anticipa i soldi alla Cei, ma agli altri li versa con tre anni di ritardo".

Ai valdesi sono andati nel 2006 circa 5 milioni 700 mila euro, ma avrebbero diritto a oltre 13 milioni. Il resto lo trattiene lo Stato. La Tavola Valdese usa i soldi dell' otto per mille al 94 per cento per la carità e il rimanente alla pubblicità. I pastori valdesi vivono delle donazioni spontanee. Lo stipendio base, uguale dalla "moderatrice" all' ultimo pastore, è di 650 euro al mese. Maria Bonafede spiega: "I soldi dell' otto per mille arrivano dalla società e vi debbono tornare. Se una Chiesa non riesce a mantenersi con le libere offerte, è segno che Dio non vuole farla sopravvivere".

(hanno collaborato Carlo Pontesilli e Maurizio Turco) 


(25 ottobre 2007)


lunedì 20 dicembre 2010

Otto per mille, 60 milioni dello stato andranno a Chiesa


Otto per mille, 60 milioni dello stato andranno a Chiesa
Secondo quanto scrive Franco Bechis su Libero,Palazzo Chigi userà, “con una generosità che non ha grandi precedenti”, larga parte dell’otto per mille assegnato allo Stato a favore della Chiesa cattolica. Con un decreto firmato dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi (non ancora pubblicato sul sito del governo), più di 60 sui 144 milioni di euro disponibili saranno impiegati per “lavori di abbellimento e restauro di chiese, conventi, sedi arcivescovili, monasteri, confraternite, basiliche della Conferenza episcopale italiana”. Su 262 interventi previsti, più della metà sarà a beneficio di istituzioni religiose, di cui una cinquantina a parrocchie, 17 a diocesi, una ventina a conventi e ordini. L’entità dei finanziamenti è stata criticata da parte dell’opposizione. Ad esempio il senatore Enrico Morando parla di quota “preponderante e non del tutto giustificata”, considerando che “i contribuenti possono destinare direttamente la propria quota dell’8 per mille alla Chiesa cattolica”.
Valentino Salvatore


E i soldi dell'8 x mille?

La Chiesa italiana destina i fondi derivanti dall'8 x mille alle esigenzedi pastorale e di culto della popolazione, al sostentamento del clero e agli interventi caritativi in Italia e nel Terzo In modo trasparente. 

Chissà che fine fanno i soldi dell'otto per mille. Dai tanti scandali che affliggono la nostra Repubblica gli italiani hanno imparato a diffidare. Diffidare di chiunque non conosciamo bene e di cui la rettitudine è al di sopra di ogni dubbio. Ma la Chiesa italiana? Conosco il mio parroco, ho un amico missionario, conosco le suore della scuola materna... che hanno un volto e una voce e so per esperienza diretta e prolungata che non tradiranno la fiducia dei fedeli. Ma la Chiesa tutta intera, quale volto ha, quale voce ha? C'è da fidarsi? In altri termini, posso affidare tranquillamente il mio denaro, con un'offerta, e una piccola parte del denaro che lo Stato affida alle religioni, chiedendo ai cittadini di votare per decidere come debba avvenire la ripartizione (otto per mille)? C'è chi non si fida perché tutto sommato gli piace non fidarsi e una Chiesa che tradisse la fiducia farebbe il gioco della sua parte ideologica. C'è chi ha detto, e scritto, che la Chiesa non dice come distribuisce i fondi dell'otto per mille; e li distribuisce in modo iniquo, oscuro e arbitrario. Tutto ciò è falso. È legittimo esprimere critiche al sistema di sostentamento della Chiesa e all'otto per mille in particolare; è anche legittimo criticare il modo in cui i fondi sono ripartiti; ciò fa parte del libero scambio delle opinioni, d'altronde nessun sistema è perfetto né eterno, e tutto è migliorabile. Ciò che non è lecito è dire il falso. La Chiesa rende pubblici destinazioni e rendiconto in tanti modi; sulle pagine (a pagamento) di alcuni giornali, su televideo Rai, su internet, tramite le locandine distribuite nelle parrocchie, mediante i settimanali diocesani e altri canali ancora. E la destinazione viene discussa e votata dai vescovi italiani nella loro assemblea di maggio: nessun arbitrio. Le destinazioni sono tre: le esigenze di pastorale e di culto della popolazione; il sostentamento del clero; gli interventi caritativi in Italia e nel Terzo mondo. In particolare, questi ultimi vengono decisi da un Comitato specifico. Si dice anche che a decidere sia una minoranza degli italiani, attorno al 40 per cento. In realtà, se si calcolano gli italiani obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi, la percentuale è del 61 per cento, pari a quella di molti appuntamenti elettorali e superiore a quasi tutti i recenti referendum; si abbassa se si calcolano i pensionati e gli altri italiani non obbligati: in pochi se ne ricordano, addossandosi l'onere di firmare il modulo, infilarlo in una busta e consegnarlo a un ufficio postale. L'Assemblea nazionale della Cei del maggio scorso ha così ripartito i 1.067 milioni di euro disponibili per il 2010. La quota maggiore (452 milioni) va ancora una volta alle esigenze di culto e pastorale, in aumento rispetto all'anno scorso; cresce anche la quota - 227 milioni - destinata alla carità e cala invece la parte per il sostentamento del clero, 357 milioni. 30 milioni sono stati accantonati a futura destinazione per culto, pastorale e carità
Storie concrete di aiuto alla gente 

Nuove storie 8 x mille nella campagna tv 2010: Nei 7 spot, opere scelte tra gli oltre 6 mila interventi realizzati finora con l'8 x mille in Italia e nel Terzo mondo per far conoscere quanto bene è generato con una semplice firma. E per riconfermarla anche nel 2010. Vedremo fra l'altro: lo spot dedicato alla "Casa Arcobaleno" di Olbia, un centro di seconda accoglienza per il recupero da alcool e droghe. Fondata da don Andrea Raffatellu, vicario diocesano e parroco della Sacra Famiglia, negli anni ha assistito circa 380 persone. Al centro del programma, regole e lavori agricoli. All'interno della casa, anche mobili, porte e finestre sono opera degli ex tossicodipendenti. E trasmettono l'aspra fede di falegnami e fabbri per caso, artefici di una vita da rimodellare. Tra i progetti di carità in Italia è stato scelto invece il centro polifun-zionale della Caritas diocesana di San Benedetto del Trento. Grazie all'8 x mille ha dato più servizi ai poveri, riunendo in un unico stabile ambulatori, banco farmaceutico, mensa, distribuzione abiti, centro ascolto e sportello lavoro. "Chi non può spendere né fare prevenzione, si rivolge a noi" spiega la Giuseppina Massicci, uno dei medici volonta-ri. È invece un esempio di impieghi per l'edilizia di culto la nuova chiesa di San Massimiliano Kolbe, alla periferia di Bergamo. La comunità ha chiesto un contributo all'8 x mille per nuovi spazi parrocchiali. E oggi, guidata dal parroco, don Mario Peracchi, è punto di riferimento per un quartiere di 10 mila abitanti, che conta 42 battesimi l'anno, 250 ragazzi dell'oratorio, il gruppo anziani, un centro Caritas di aiuto ai poveri. Infine, lo spot tv dedicato ai fondi 8 x mille per emergenze umanitarie e ambientali. Illustra direttamente gli aiuti per la ricostruzione post-sisma in Perù. Ma il filmato richiama anche interventi analoghi, non ultimi, in Italia, quelli per le vittime del sisma in Abruzzo. Per maggiori informazioni sulle opere e sui fondi consulta il sito www.8xmille.it.


 

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