venerdì 20 maggio 2011

L' AFFERMAZIONE DEL CRISTIANESIMO: I MARTIRI (SECONDA PARTE)


Martiri CristianiUno dei più importanti fiori all' occhiello ostentato dalla chiesa, per nobilitare le sue origini, è quello dei poveri martiri cristiani che entrano nell'arena delle belve, o si fanno crocifiggere, cantando inni sacri, forti della loro incrollabile fede.
Peccato che tutto questo sia falso; questi morti ammazzati, a partire dall'inizio del 47 (e.v.) sino all' Editto di Milano del 313 (e.v.), potevano essere incolpati di tutto meno che di essere "cristiani", almeno nel senso che noi normalmente attribuiamo a questo termine.
Il cristianesimo, inteso come teologia purgata dalle idee messianiche degli ebrei, inventato dallo pseudo Paolo di Tarso, è diventato religione, in senso stretto, dopo l'Editto di Milano ed il Concilio di Nicea. E' stato in questo concilio che Costantino I, con mano ferma ed un occhio ai propri interessi, ha fissato le regole del nuovo ordinamento religioso ed ha sopratutto stabilito che cosa era opportuno e lecito credere e che cosa doveva invece essere rigettato del baillamme di idee e di superstizioni che si erano cristallizzate intorno all'idea primitiva di Paolo: definizione del "Credo di Nicea".
Ancora prima ma sopratutto dopo la distruzione di Gerusalemme, migliaia di ebrei lasciano la Palestina portandosi dietro un bagaglio di frustrazioni, di rabbia ed una grande voglia di rivalsa. Sono, in genere, ebrei di fede ortodossa ma non mancano rappresentanti irrequieti della Nuova Chiesa di Gerusalemme: esseni, zeloti ed altri che cercano riparo dalle inevitabili ritorsioni che Roma aveva a loro riservate se fossero rimasti in patria.
Nel cuore stesso dell'Impero, a Roma, nascono comunità sovente tumultuose, lacerate internamente da lotte su problemi di ortodossia verso la Legge Mosaica, ma compatte quando si tratta di rivendicare l'indipendenza della loro terra natale. E' fatale che manifestazioni di irredentismo finiscano, a volte, in sommosse e tumulti violenti; ed è comprensibile che l'Impero difenda il suo potere ricorrendo all'uso della croce, in particolare verso quegli elementi residui della Nuova Chiesa di Gerusalemme (esseni e zeloti), ormai acefala, che si definiscono cristiani in quanto guardano a Gesu il Cristo come ad un martire del movimento messianico di liberazione e non certo come al figlio di dio.
Attribuire a queste vittime l' etichetta di martiri della fede cristiana è stato uno dei tanti giochi di prestigio del potere clericale.
Quelli che si è cercato di spacciare come cristiani erano solo degli appartenenti turbolenti alle miriadi di sette giudee (non sempre ortodosse) come farisei, sadducei e scribi; i cosidetti cristiani si distinguevano, dagli altri, per la loro matrice messianica-rivoluzionaria. A parte gli atteggiamenti di alcuni facinorosi che fomentavano disordini cercando di insinuare il germe dell'intolleranza religiosa in una società largamente multicultuale.
L'Imperatore Claudio I aveva cercato di risolvere, al meglio, il problema dell'ordine pubblico espellendo tutti gli ebrei da Roma (802 a.u.c.) ma il successo dell'operazione fu effimero. Usciti dalla porta, dopo qualche decennio, gli ebrei rientrarono dalla finestra riproponendo il problema di una comunità, per sua stessa natura, ingovernabile.
Infine quanti sarebbero stati questi "veri" martiri cristiani? Secondo la chiesa, qualche migliaio; secondo coloro, che si sono presi la briga di spulciare gli annali storici, qualche decina.
Affermazioni difficili da conciliare.
Si possono facilmente contare i cristiani che sono morti per la loro religione, perchè n'è morti pochi, e soltanto di tanto in tanto, a intervalli.(Origene-III Libro contro Celso)
Occorre ancora rammentare che, in questi specifici casi, era abbastanza semplice evitare la croce ed essere rimessi in libertà. La legge di Roma richiedeva unicamente che l'accusato dichiarasse, in pubblica assise, di riconoscere il Cesare in carica come suo imperatore. (Salvo ovviamente il sussistere di altre gravi accuse come, ad es., l'omicidio.)
I cittadini di Roma, liberi di professare qualsiasi religione, erano comunque tenuti, per legge, a rendere un omaggio rituale all'Imperatore considerato un semidio.
Coloro che si salvavano dalla condanna, riconoscendo la divinità del Cesare in carica, erano definiti LAPSI.
(Rif. 995)
Nell'impero romano il cristianesimo fu considerato dall'inizio come una corrente del giudaismo, ma quando i "cristiani" dissero apertamente di non essere più membri delle sinagoghe, furono trattati con disprezzo, come seguaci di una "religio" di fanatici che avevano commesso un grave peccato di empieta' rompendo con la fede dei padri.
(Rif. 770)
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ANNO 306 (e.v.)

Riferimento Storico:
COSTANTINO IMPERATORE
Costantino I viene eletto imperatore.

ANNI: 300-310 (e.v.)

Questo sarebbe il primo concilio, storicamente noto, della neo organizzazione cristiana. La data è incerta; la riunione è avvenuta ad Elvira (presso Granada) ed era limitata ai vescovi e ai presbiteri di Spagna.
Questo "santo" conciliabolo stabilì:
alcuni tipi di comportamento a cui i cristiani erano tenuti e relativi peccati;
leggi per l'abolizione dei riti pagani ancora in uso;
basi canoniche per l'isolamento sociale delle comunità ebraiche allora esistenti in Spagna e la loro ghettizzazione.
Le sinagoghe verranno definite "bordelli e tane di bestie impure possedute dai demoni".
Il neo-cristianesimo comincia a "prendere le distanze" dal tumultuoso messianesimo giudaico che ancora condiziona le nuove comunità.

ANNO 311 (e.v.)

Riferimento Storico:
EDITTO DI NICOMEDIA
Galerio emana un editto con il quale si concede ai cittadini la liberta' di praticare qualsiasi religione, compresa quella "neo-cristiana o giudeo-cristiana", come si manifesta nelle sue molteplici sette e correnti.

La situazione politica a Roma è assai complessa. Di fatto l'impero è governato da diversi esponenti del potere politico/militare:
due a Roma: Massimiano e poi Massenzio
quattro che governano le provincie dell'impero con le loro legioni: Costantino, Galerio, Massimino e Licinio.
Però uno di essi, Costantino, nutre ben altre ambizioni: diventare imperatore assoluto; perciò guarda con interesse agli accoliti delle sette giudaico-cristiane, elementi rissosi e pronti a menare le mani agli ordini di chi prometta loro un pasto quotidiano e la garanzia della impunità.
Come prima mossa Costantino, unitamente a Galerio, emette un editto che sospende le persecuzioni dei cosidetti cristiani e ne arruola un discreto numero nelle sue legioni. Si stà preparando per la sua marcia su ...Roma.

Celso (180 e.v.?) aveva dato una sua interpretazione dello spirito asociale e turbolento che animava gli appartenenti alle sette giudaico-cristiane.
I principi divulgati dai vangeli (nella misura che erano già noti) non avevano potuto attecchire presso le classi borghesi colte, per la loro assurdità e la loro intrinseca pochezza.
Perciò era stato giocoforza, da parte dei caporioni di tali sette, aumentare la consistenza numerica degli addetti rivolgendosi alle masse più emarginate della società: incapaci, morti di fame, ladri, delinquenti, depravati, ecc. Per questi elementi il raggrupparsi aveva significato sviluppare quell'istinto del "branco" che, in qualche misura, li metteva al riparo dai rigori della legge.
Occorre notare come diversi autori abbiano più volte sottolineato che quella gentaglia, definita da Marx "proletariato degli stracci", sia sempre stata un'ottima riserva di materiale umano per agitatori ambiziosi - come ben si puo' notare nella Rivoluzione Francese - perchè non avendo niente da perdere s'attaccano a qualunque cosa. E poi finchè Chiesa e Stato sono stati d'accordo il cristianesimo e' stato un'eccezionale "instrumentum regni"; il problema è che nel cristianesimo romano Chiesa e Stato non sempre sono andati d'accordo, col risultato di avere tutta una serie di turbamenti, res novae, scismi, ribellioni e quant'altro.
(Rif. 725)


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Stiamo entrando nella fase
"costantiniana"
della storia del cristianesimo
(secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II).
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ANNI: 312-313 (e.v.)

Costantino, pur rimanendo fedele al culto del dio Sole, continua a strizzare l'occhio alle sette neo-cristiane. In questo ha buon gioco in quanto Massenzio non nasconde il suo attaccamento al culto ed alla cultura pagana.
A Milano (313 e.v.), d'accordo con Licinio, emana un editto in cui si riconosce alle sette di matrice cristiana gli stessi diritti di quelle pagane introducendo, di fatto, un'ampia libertà di culto (Editto di Milano - Editto di tolleranza).
In effetti gli affiliati alle neo-sette cristiane cominciano a rappresentare (nelle provincie dell'impero più che a Roma) una considerevole forza politica, tale da influire qualche volta sulle scelte dello stato. Si stima rappresentassero il 5-8% della popolazione dell'Impero.

Riferimento Storico:
EDITTO DI MILANO - Editto di tolleranza
Con questo editto Costantino I conferma quello di Galerio (del 311 e.v.) e lo amplia riservandosi, comunque, il diritto e la facolta' di intervenire e di decidere, al posto dei vescovi, su qualsiasi questione di natura teologica e sui problemi dottrinali e dogmatici che dividono le varie chiese definite "cristiane".
Nasce con questo editto il Cesaropapismo. Il cristianesimo è ora, nella sua forma primitiva) una delle religioni "ufficiali" dell'impero romano. (Religio licita)

LA SVOLTA.
Costantino I, a partire da questo anno, favorirà l'evoluzione della nuova teologia promuovendone il distacco dalla sua origine messianico-giudaica.
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