sabato 1 gennaio 2011

Chiesa e stregoneria

La Chiesa da sempre condanna la magia e la stregoneria.
Le persecuzioni iniziarono già nel 340 d.C. con le prescrizioni del Concilio di Alvira che miravano a punire chiunque procurasse la morte con l’ausilio della magia, e del Concilio di Ancira (314) contro i praticanti della magia nera ed il maleficio.
Successivamente l'Editto di Rotari (643) condannò le streghe e la stregoneria; le considerava come donne che non possedevano alcun potere, ma che erano vittime della loro stessa superstizione e di quella degli altri, considerandole quindi alla stregua di semplici pazze.
In seguito l’Editto di Liutprando (727) pose maggiore attenzione sull’aspetto eretico, a causa del suo atteggiamento pagano, offendeva profondamente la religione cristiana; i giuristi consideravano le streghe come “demoni femminili pagani, dediti a trucchetti rituali notturni, ai rapimenti dei bambini per succhiar loro il sangue”.

 
Nel 1231 finì l’era in cui la strega veniva punita con la sola scomunica ed iniziava l’epoca dei roghi.
Papa Gregorio IX nomina i primi inquisitori permanenti, chiamando a svolgere questo ruolo i Domenicani e, poco dopo, anche i Francescani e ordina loro di intervenire contro coloro che utilizzavano i cosiddetti “illeciti magici”.
Nello stesso anno il procuratore generale dell'ordine domenicano Bernard Gui (Bernardo di Guido), protagonista del libro di Umberto Eco,Il nome della rosa, riassunse le bolle papali e le decisioni conciliari tratte dalle Decretali di Gregorio IX (1230), che costituivano la procedura inquisitoriale, nella celebre "Pratica inquisitionis", dando ampio spazio al modo di interrogare gli accusati di stregoneria.
Nacque così, sotto il pontificato di papa Gregorio IX,  la prima Sacra inquisizione.
Attiva inizialmente nella Francia meridionale, tra il XIII e il XIV secolo le sue attenzioni furono dapprima rivolte contro Catari, Valdesi ed altri movimenti pauperisti, poi si estesero anche ai potentissimi e ricchissimi Cavalieri templari annientandoli.
Gli Albigesi erano strettamente legati ai Catari.

In Spagna, Isabella di Castiglia nel 1478 ottenne da Papa Sisto IV un tribunale speciale per condannare e giustiziare i discendenti degli Ebrei e dei Mori convertiti, sempre accusati di praticare segretamente i loro antichi culti.
Nella Spagna dell'Inquisizione è da ricordare il il frate domenicano Tomás de Torquemada, inquisitore spagnolo (Valladolid o Torquemada 1420-Ávila 1498).
Discendente di una famiglia di Ebrei, si fece domenicano e ricoperse cariche importanti nell'ordine. Nel 1483 divenne inquisitore generale per l'Aragona, Valencia e la Catalogna. Fu l'organizzatore del tribunale religioso-politico della Santa Inquisizione di cui compose il Codice (Ordenanzas, 1484-85 e 1488).
Applicò con inesorabile rigore le leggi contro gli eterodossi e gli eretici, seguendo le istruzioni dategli dai Re Cattolici, veri responsabili e fondatori dell'Inquisizione di Spagna.
Di lui si raccontano metodi atroci di torture, attrezzi di metallo, lacci e persecuzioni contro gli eretici.
Dal momento che i re cattolici furono autorizzati a scegliere gli inquisitori, l'Inquisizione in Spagna divenne a tutti gli effetti di natura 'politica'; vennero infatti puniti anche reati che non avevano nulla a che fare con la religione, come il contrabbando.
"L'interrogatorio in carcere" di Alessandro Magnasco (1667-1749). Vienna, Kunsthistorisches MuseumI ricchi commercianti, industriali venivano condannati come eretici, perseguiti e, come recitava una delle regole più importanti dell'Inquisizione, tutti i loro beni ed averi venivano confiscati.
La rovina dell'economia del paese era per questo motivo destinata a crollare.
Nacque in questo contesto, autoritario, violento e repressivo, il fenomeno della cosiddetta "caccia alle streghe", che erano nella stragrande maggioranza contadine colpevoli di non aver abbandonato la memoria e la frequentazione di cure e riti precristiani, di asserire poteri di cura, o semplicemente di sottrarsi al sistema di potere del tempo.
L'Inquisizione spagnola celebrò 125.000 processi, e condannò al rogo 59 "streghe", permeando profondamente del proprio spirito il cattolicesimo nazionale. In Italia le condanne al rogo di streghe sono state 36, e in Portogallo 4.

In Italia il successo dei movimenti luterani e calvinisti spinse nel XVI secolo la chiesa cattolica a rianimare l'Inquisizione.
Nel 1532 Clemente VII nomina l'agostiniano Callisto da Piacenza Inquisitore Generale per tutta l'Italia.
Nel 1542 Paolo III creò la Congregazione cardinalizia del Santo Ufficio (Sacra congregatio romanae et universalis inquisitionis seu Sancti Officii) affidata ai Domenicani, il cui convento a santa Maria sopra Minerva era la sede del tribunale. Fu questo tribunale che condannò al rogo Giordano Bruno e inquisì Galileo Galilei.
Già dal XVIII secolo, tuttavia, la Congregazione perse mordente e vigore, riducendosi ad apparato banalmente censorio, soprattutto verso le espressioni culturali.
L'Indice dei libri proibiti (Index librorum prohibitorum) fu istituito nel 1559 per opera della Santa Congregazione dell'Inquisizione romana (dal 1908 trasformata nel Sant'Uffizio). Al momento della nascita dell'index era Papa Paolo IV, che fu tra l'altro istitutore del ghetto ebraico di Roma. L'indice fu soppresso nel 1966, quattro secoli dopo.
Della prima lista di libri messi all'indice facevano parte il Decamerone di Giovanni Boccaccio, Il Principe di Niccolò Machiavelli ed Il Novellino di Masuccio Salernitano.
L'elenco degli autori di scritti il cui nome è comparso nell' Index librorum prohibitorum è quanto mai ampio e variegato e comprende, fra gli altri, nomi della letteratura, della scienza e della filosofia come Honoré de Balzac, Cartesio, Charles Darwin, Daniel Defoe, Denis Diderot, Alexandre Dumas (padre) e Alexandre Dumas (figlio), Gustave Flaubert, Victor Hugo, Immanuel Kant, Montaigne, Montesquieu, Blaise Pascal, Pierre-Joseph Proudhon, George Sand, Stendhal, Voltaire, Émile Zola.
Tra gli italiani finiti all'indice - scienziati, filosofi, pensatori, scrittori - vi sono stati Pietro Aretino, Cesare Beccaria, Giordano Bruno, Galileo Galilei, Benedetto Croce, Gabriele D'Annunzio, Antonio Fogazzaro, Ugo Foscolo, Giovanni Gentile, Francesco Guicciardini, Giacomo Leopardi, Ada Negri, Girolamo Savonarola, Luigi Settembrini, Niccolò Tommaseo e Pietro Verri. Tra gli ultimi ad entrare nella lista sono stati Simone de Beauvoir, André Gide, Jean-Paul Sartre e Alberto Moravia.
La Sacra Congregazione della Romana e Universale Inquisizione fu rinominata in Sacra Congregazione del Sant'Uffizio il 29 giugno 1908 da Papa Pio X.
Il 7 dicembre 1965 Papa Paolo VI ne cambiò il nome in Congregazione per la dottrina della fede.
Papa Giovanni Paolo II (che in un discorso dell'8 marzo 2000, pur non nominandolo esplicitamente, chiese perdono a Dio a nome della chiesa per il passato comportamento della stessa riguardo inquisizioni, roghi e cacce alle streghe) ridefinì il compito attuale della congregazione - promuovere e tutelare la dottrina della fede e dei costumi cattolici, ponendovi a capo nel 1981 Joseph Alois Ratzinger, divenuto nel 2005 papa Benedetto XVI, con il titolo di prefetto.

Nel 1260, una bolla di Alessandro IV stabilì i rapporti tra eresia e stregoneria e definì tutte le categorie dei sortilegi. I capi d'accusa erano di quindici specie:
1. Rinnegano Dio;
2. Lo bestemmiano;
3. Adorano il diavolo;
4. Gli consacrano i loro bambini;
5. Spesso glieli sacrificano;
6. Li consacrano a Satana nel ventre materno;
7. Gli promettono di attirare al suo servizio tutti coloro che potranno;
8. Giurano nel nome del demonio e se ne vantano;
9. Non rispettano alcuna legge e commettono perfino incesto;
10. Uccidono le persone, le fanno bollire e le mangiano;
11. Si nutrono di carne umana ed anche di impiccati;
12. Fanno morire la gente con veleni e sortilegi;
13. Fanno crepare il bestiame;
14. Fanno perire i frutti e causare la sterilità;
15. Diventano in tutto schiavi del diavolo.
I sintomi medici sui quali si basavano i giudici dell'inquisizione per stabilire il crimine di stregoneria non lasciavano dubbi:
- Se la malattia è tale che i medici non possono né scoprirla né conoscerla.
- Se aumenta invece di diminuire nonostante che siano state tentate tutte le possibili cure.
- Se, sin dall'inizio, si presenta con sintomi e dolori violenti, contrariamente alle malattie comuni che aumentano poco a poco.
- Se è incostante e variabile da giorno a giorno, da ora ad ora, ed inoltre se ha parecchie cose diverse da quelle naturali, sebbene apparentemente si presenti simile a queste ultime.
- Se il paziente non può dire in quale parte del corpo sente il dolore, anche se è molto malato.
- Se emette sospiri tristi e pietosi senza alcuna causa legittima.
- Se perde l'appetito e vomita la carne mangiata; se ha lo stomaco contratto e chiuso o se gli sembra di averci dentro qualcosa di pesante.
- Se sente calori pungenti ed altri spasimi acuti nella regione del cuore, tanto che gli sembra che qualcosa lo roda e lo smembri a pezzi.
- Se è reso impotente al mestiere di Venere.
- Se suda leggermente, anche durante la notte, quando il tempo e l' aria sono molto freddi.
- Se si sente le membra e parti del corpo legate.
- Se si sente ebete e dice sciocchezze, oppure sia preso da malinconia. Se guarda storto. Se gli sembra di vedere qualche fantasma.
- Infine, se quando il prete, per guarirlo dal male, gli applica delle unzioni sugli occhi, sulle orecchie, sulla fronte o su altre parti del corpo, tali parti cominciano a far uscire sudore o mostrano qualche altro cambiamento.
Nel 1416 sono condannate al rogo circa 300 persone, in maggioranza donne, e nel 1485 altre 41 streghe vengono arse vive.

Elementi probatori
L’Inquisizione aveva un vero e proprio iter procedurale: prima di tutto inquisitore doveva recarsi sul luogo o dove la sua commissione l’aveva mandato per controllare la situazione, o dove un testimone affermava di aver visto fenomeni in un clima di grande esaltazione religiosa.
Nei processi di stregoneria erano necessari due elementi probatori per la condanna: uno era il famiglio e l’altro il marchio della strega.
IL FAMIGLIO: sono spiriti che erano offerti alle streghe come dono di nozze per festeggiare il coronamento del patto della strega con il diavolo. Poteva assumere qualsiasi forma, anche se le più gettonate erano di gatto, rana, corvo ma indipendentemente dalla forma assunta, questi famigli fornivano alla fattucchiera una vasta gamma di servigi, che variava dal portare a termine perfidi servigi a consigliare sulla magia nera.
IL MARCHIO DELLA STREGA: poteva essere qualsiasi cosa, dal capezzolo soprannumerario ad un piccolo segno, come un neo, una verruca o un’altra piccola anomalia fisica. Soltanto un corpo perfetto avrebbe potuto sostenere tal esame minuzioso e dal resto la stessa perfezione sarebbe stata considerata prova di un patto scellerato.

I ferri del mestiere
1. Il manico di scopa o bune wand (come era chiamato dalle streghe scozzesi), che era utilizzato per voli notturni. Nei primi resoconti relativi la stregoneria, di solito si trattava, di una bacchetta biforcuta, oppure di un bastone di legno.
2. Il calderone. Già nell’antica Grecia le streghe facevano uso del calderone.
Quando Medea, la strega di Colchide e sacerdotessa di Ecate, tramò l’assassinio di Re Pelia, utilizzò il suo calderone magico per portare a termine il suo progetto.
Quando Macbeth si rivolge alle tre fatidiche sorelle nella grotta oscura esse sono raccolte intorno al calderone ribollente.
La dea druidica della luna, Cerridwen, utilizzava erbe magiche per preparare il suo calderone dell’ispirazione.
Lo stufato doveva bollire a fuoco lento per un anno e un giorno, e alla fine di quel periodo produceva la pozione.
3. La sfera di cristallo o speculum. Talvolta lo speculum consisteva in una palla di cristallo, talvolta di uno specchio magico.
La fattucchiera usava la sfera magica per praticare la cistalloscopia o per presagire avvenimenti.
Scrutando nelle profondità riflettenti riusciva a vedere oltre i confini del tempo e dello spazio.
Nelle città costiere, si sapeva che le streghe utilizzavano i globi di vetro usati dai pescatori per tenere a galla le reti.
La famosa strega irlandese, Biddy Early, aveva una bottiglia di vetro azzurro che prediligeva il futuro.
 Ogni genere di speculum doveva essere consacrato prima di venir utilizzato, e quest’obiettivo si raggiungeva esponendolo alla luce lunare.
Questi oggetti andavano conservati lontano dalla luce solare.
4. L’Athame. Tale oggetto era dato ad una nuova strega la notte della sua iniziazione e veniva usato per scopi mistici come tracciare il cerchio magico, mescolare il sale e l’acqua sacra all’Esbat ( incontro mensile di una congrega di streghe).
5. Il libro delle ombre. Ogni strega che sapesse scrivere teneva un libricino, e in questo prendeva nota delle ricette per le pozioni, delle formule corrette degli incantesimi.
Il libro delle ombre era l’equivalente di un diario di bordo. Questi volumi venivano nascosti (a causa dell’inquisizione), e alla morte della strega i suoi compagni avevano l’ordine di prendere da esso quel che volevano e poi bruciare l’originale.
Tuttavia, dai resoconti e dai libri che rimangono, sembra che esistessero alcuni sistemi collaudati che venivano usati dalle streghe per raggiungere i propri fini magici.
6. Gocce di saggezza. Le tre gambe su cui poggiava simboleggiavano la triplice divinità: l’acqua colmava il calderone, il fuoco lo faceva ribollire, le erbe al suo interno provenivano dalla madre terra e dalla mistura saliva il vapore.
Nessun arsenale di fattucchiere poteva dirsi completo se non aveva uno speciale coltello che però non veniva usato per scopi terreni.
Questo pugnale, presentava un’impugnatura nera con simboli magici impressi lungo la lama.

A fare le spese della follia della caccia alle streghe furono soprattutto donne.
Processo per stregoneria istituito nel 1540
Ciò risulta evidente, del resto, dalla lettura dei verbali del processo che si tenne a Roma contro certa Bellezza Orsini di Collevecchio Perugina. <<Io non so strega – dice difendendosi – e medico ogni cosa con mio olio fiorito… che ingenera la natura de tucti arbori e fiori e tutti quelli che fanno le erbe. Io ho un libro di cento e ottanta carte dove stanno tutti li secreti del mondo boni e cattivi. Con quello ho imparato e insegnato ad altri e l’ho imprestato a gran ministri e signori e voglio imprestare a vui e beati vui che starete in grazia de patroni e tucto quello che desiderate haverete >>.
Quando però l’indiziata, e questo fu un caso, dopo molti interrogatori continuava a dichiararsi innocente veniva messo in moto il macabro rituale della tortura, e efficientissima come ben ci ricorda M. de Cervantes in un famosissimo passo del suo Don Chisciotte <<a spremere la verità dalle ossa della gente >>. Alla tortura si ricorreva, inoltre, tutte le volte che le prove a carico dell’accusata non erano state sufficienti a determinarne la condanna.
Nei processi di stregoneria si partiva dal presupposto che quanto più deboli erano gli indizi di colpevolezza tanto più necessario diveniva l’uso dei tormenti.
 
La lettera che presentiamo fu scritta il 24 Luglio 1628 da Johannes Junius, borgomastro di Bamberg, in Franconia (regione storica della Germania).

 
Bamberg nel 1900

Accusato di stregoneria, egli subì atroci torture ed infine fu mandato al rogo. Nella lettura dà l’estremo saluto alla figlia Veronica: le sue parole costituiscono uno dei documenti più toccanti della caccia alle streghe.

Centomila volte buonanotte, mia adorata figlia Veronica. Innocente sono stato imprigionato, innocente sono stato torturato, innocente devo morire. Perché chiunque venga rinchiuso nella prigione delle streghe viene torturato fin quando non si decide a inventare una confessione qualunque.
La prima volta che fui messo a tortura, c’erano il dottor Braun, il dottor Kötzendörffer e altri due strani dottori. Il dottor Braun mi chiese:
- Amico perché sei qui?
Io risposi : - Per false accuse, e disgrazia.
- Ascolta, - ribatté lui - tu sei uno stregone, vuoi confessare spontaneamente? Altrimenti porteremo i testimoni ed il carnefice.
Io dissi: - Io non sono uno stregone, e la mia coscienza è pura, a questo riguardo; neanche mille testimoni mi possono spaventare.
E poi arrivò anche – Dio del cielo abbi pietà – il carnefice, che mi schiacciò i pollici, con le mani legate insieme, di modo che il sangue usciva dalle unghie e da tutte le parti, e non ho potuto usare le mani per quattro settimane, come puoi vedere dalla mia scrittura. Poi mi spogliarono, mi legarono le mani dietro la schiena, e mi sottoposero alla strappata. Allora pensai che il cielo e la terra fossero giunti alla fine, otto volte mi tirarono su e mi lasciarono ricadere, di modo che soffrii terribilmente. E così feci la mia confessione, ma erano tutte bugie. Ora, cara bambina, segue quello che ho confessato per sfuggire a dolori e torture che non sarei riuscito a sopportare.
E dovetti dire quali persone avevo visto al sabba. Dissi di non aver riconosciuto nessuno.
- Vecchio briccone, devo richiamare il carnefice. Di’ un po’, non c’era forse anche il Cancelliere? –
Così io dissi di si, che c’era.
- E chi altri?
Non avevo riconosciuto nessuno. Così lui disse: - Segui una via dopo l’altra; comincia dal mercato, percorri una via per intero e torna indietro lungo quella seguente.
Fui costretto a nominare parecchie persone. Poi arrivò la via lunga. Non conoscevo nessuno che vi abitasse. Dovetti fare il nome di otto persone. E continuarono così per tutte le vie anche se io non potevo né volevo dire di più. Così mi consegnarono al carnefice, gli dissero di spogliarmi, radermi dappertutto e mettermi a tortura. E dovetti raccontare i crimini che avevo commesso. Io non dissi nulla.
- tirate su quel furfante!
E così dissi che avrei dovuto uccidere i miei figli, ma che avevo invece ucciso un cavallo. Non servì a nulla. Avevo anche preso un’ostia consacrata e l’avevo profanata. Quando ebbi detto questo mi lasciarono in pace.
Cara bambina, tieni segreta questa lettera, altrimenti subirò altre tremende torture e i miei carcerieri verranno decapitati.
Buonanotte, perché tuo padre, Johannes Junius non ti rivedrà più.

( Da E.Jong, Streghe, Milano, Rizzoli, 1983 )

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