domenica 10 aprile 2011

PAPI CRIMINALI: PIO IX, IL PAPA CHE I ROMANI CHIAMAVANO PAPA PORCO


Pio IXIl conclave che si tenne dopo la morte di Gregorio XVI era dominato dai cardinali reazionari, profondamente avversi ad ogni riforma, alla modernità, figuriamoci alla rivoluzione. Nonostante ciò prevalse il buon senso che voleva un Papa che rompesse con quanto indegnamente fatto dal predecessore. Fu scelto il cardinale Giovanni Maria Mastai Ferretti, che era noto come un moderato con aperture liberali, come uno spirito intensamente religioso che non aveva mai manifestato interessi politici, che assunse il nome di Papa Pio IX (1846-1878).
Pio IX si rese conto che lo Stato pontifico era in uno stato di totale degrado e che non ne sarebbe uscito senza attuare riforme importanti.
Iniziò con quei gesti soliti all'inizio dei pontificati per farsi benvolere, concesse un'amnistia ai detenuti politici (16 luglio 1846). Questo gesto sollevò un incontenibile entusiasmo che vide i romani scendere in piazza per ringraziare rumorosamente Pio IX. Si era creato il mito di un Papa liberatore e rinnovatore che arrancò con qualche piccola riforma che non aveva niente a che vedere con le aspettative: si ebbe una misera libertà di stampa, un Consiglio dei Ministri, una Consulta di Stato ma senza il potere legislativo, la concessione della libertà agli ebrei, la costituzione della Lega doganale con gli altri Stati preunitari, l'inizio della costruzione di ferrovie (la Roma-Frascati di 20 km del 1856 e la Roma-Civitavecchia di 80 km del 1859), la costruzione del Municipio di Roma. Il 1848, con l'esplosione generalizzata dei moti rivoluzionari in tutta Italia ed in Europa con la concessione di Costituzioni avanzate e la caduta di molti governi reazionari e conservatori ed anche con i successi della Prima Guerra d'Indipendenza, fece sì che Pio IX concesse addirittura una flebile Costituzione (14 marzo 1848) con il documento Nelle istituzioni, una minima concessione per salvare lo Stato Pontificio che si immaginava travolto dagli eventi. che continuò ad essere inteso nel senso di un Papa rinnovatore e liberatore. Ma Pio IX, anche se fece concessioni (ad esempio, in occasione delle Cinque Giornate di Milano, di passaggio di truppe schierate a lato dei rivoluzionari nei suoi territori, trovandosi di fatto ad operare militarmente contro l'Austria), sempre con l'attenzione rivolta al salvataggio della Santa Sede, non aveva alcuna intenzione di cambiare realmente. 
        La posizione di Pio IX, anche su pressioni di una commissione cardinalizia, si chiarì con un discorso che tenne il 29 aprile del 1848 in cui disse chiaramente che rifiutava la guerra contro l'Austria abbracciando tutte le genti. Il Papa mostrò di non volere sostenere, come era sembrato, la rivoluzione liberale che non poteva pretendere la neutralità. Fu considerato un traditore tanto che cercò di rabbonire la piazza cambiando governi su governi ma in realtà preparandosi a fuggire. La fuga verso Gaeta, dove Ferdinando II del Regno delle due Sicilie gli offrì protezione, avverrà il 24 novembre con il Papa travestito da prete.
        Il 12 dicembre la Consulta decretò che si dovesse formare  una “provvisoria e suprema Giunta di Stato”. Il Papa strillò affermando che si usurpavano i suoi poteri (17 dicembre). La Giunta costituita promise di convocare una Costituente Romana. Il 23 si formò un governo. Il 26 la Giunta sciolse il parlamento e convocò elezioni. Il Papa minacciò la scomunica per tutti ma le elezioni si fecero con la vittoria dei democratici e l'elezione, tra gli altri, di Garibaldi e Mazzini. L'Assemblea che venne eletta votò la Proclamazione della Repubblica Romana con un Decreto Fondamentale del 9 febbraio, nel quale era scritto:
Art. 1: Il papato è decaduto di fatto e di diritto dal governo temporale dello Stato Romano.
Art. 2: Il Pontefice Romano avrà tutte le guarentigie necessarie per l'indipendenza nell'esercizio della sua potestà spirituale.
Art. 3: La forma del governo dello Stato Romano sarà la democrazia pura e prenderà il glorioso nome di Repubblica Romana.
Art. 4: La Repubblica Romana avrà col resto d'Italia le relazioni che esige la nazionalità comune.
        L'Assemblea, con queste pregiudiziali, iniziò a lavorare con grandissimo impegno per redigere la Costituzione della Repubblica, Costituzione, tra le più avanzate del mondo, che fu infine approvata il 1° luglio 1849(7). Gli ultimi due mesi di lavoro furono frenetici perché gli avvenimenti militari incalzavano e si aveva paura di non riuscire a terminare la redazione.
        Questo sogno durò solo 5 mesi con il triunvirato di Mazzini, Saffi ed Armellini, con i contributi anche militari di Garibaldi e sua moglie Anita, di Mameli e Manara. Il Papa aveva chiesto aiuto ai Paesi cattolici e la Francia, quella Francia che era Repubblicana, rispose all'appello inviando un corpo di spedizione di 7000 soldati. A due giorni dall'approvazione della Costituzione, il 3 luglio, il generale francese Oudinot entrava a Roma dove era stato prima sconfitto da Garibaldi (30 aprile) e quindi era riuscito a vincere (30 giugno) solo con l'arrivo di molti rinforzi. Il 12 settembre il Papa, ancora a Gaeta, fa il bel gesto di qualche amnistia ma abroga subito la Costituzione. Finalmente il 12 aprile 1850, dopo la bonifica dei rivoluzionari dalla città, Pio IX rientrò a Roma(8).
        Ma la situazione italiana era in grandissimo movimento e la Chiesa era dovunque attaccata con leggi che le toglievano poteri arcaici. Iniziò il Regno di Sardegna di Vittorio Emanuele II. Nel 1850 furono emanate le Leggi Siccardi (dal nome del Ministro della giustizia del governo D'Azeglio) che intervennero sui privilegi feudali della Chiesa: abolizione del foro ecclesiastico, della sottrazione cioè ai tribunali dello Stato degli ecclesiastici per ogni reato, anche di sangue, commesso da loro; abolizione del diritto d'asilo per ogni criminale che fosse andato a chiedere rifugio in chiese e conventi; abolizione della manomorta, cioè della non tassabilità dei beni immobiliari della Chiesa che, essendo inalienabili, non devono essere tassati per il trasferimento di proprietà. A ciò andava aggiunto il divieto per tutti gli enti morali, e quindi anche per la Chiesa, di divenire proprietari di immobili senza che la cosa fosse autorizzata dal governo. Naturalmente iniziarono le diatribe dei cattolici che si divisero tra coloro che accettavano la legislazione dello Stato (cattolici liberali) e quelli che non transigevano. Iniziava quello strazio che non è mai finito in Italia con alcuni cattolici che si sentono sudditi vaticani operanti però in Italia. Ma il nuovo capo del governo, Cavour spinse oltre l'intervento contro la Chiesa perché nel 1855, anche contro i desideri del Re, varò la Legge Rattazzi che aboliva tutti gli ordini religiosi che non erano impegnati in attività sociali (che non attendessero alla predicazione,  all'educazione, o all'assistenza degli infermi) e ne sequestrava i beni (che andarono ad un ente ecclesiastico indipendente dallo Stato)(9). Si andava affermando ciò che ora è un ricordo molto bello perché svanito, la libera Chiesa nel libero Stato. Ed andava crescendo la ottusa opposizione del Papa e del suo Segretario di Stato dal 1851, il cardinale Antonelli, che non solo non accettarono mai il principio suddetto ma, e come no?, arrivarono alla scomunica dei Piemontesi.
         Il Papa mostrò tutta la sua malvagità e crudeltà nel 1852 quando gli austriaci, per poter giustiziare il prete patriota don Enrico Tazzoli, chiesero che fosse sconsacrato. A questa richiesta il vescovo di Mantova rispose negativamente ma il Papa smentì il suo vescovo e sconsacrò il prete facendolo impiccare.
        I Piemontesi, per parte loro, non si scomposero per la scomunica perché continuarono con annessioni di terre pontificie ribelli (Bologna era insorta) ai confini dello Stato Pontificio, quelle della Romagna e dell'Emilia (1859). Il Papa scomunicò una seconda volta il governo piemontese nel marzo 1860. Ma i Piemontesi avanzavano entrando nello Stato Pontificio, incuranti di questi riti pagani, sconfiggendo le truppe del Papa a Castelfidardo ed annettendosi Marche ed Umbria con i Plebisciti del novembre 1860. Perugia, in particolare, era insorta nel giugno del 1859 e si era data un governo provvisorio. Ma il Papa inviò contro la città 2000 guardie svizzere che la riconquistarono ammazzando a volontà e con violenze inaudite. Lo stesso cardinale Antonelli autorizzò il saccheggio e la rappresaglia che gli svizzeri eseguirono con metodo facendo strage degli insorti, senza risparmiare donne o bambini. Perugia fu riconquistata ed il criminale comandante svizzero che guidava gli assassini fu elogiato e promosso generale dal Papa. Fortuna che vi erano stranieri in città (anch'essi rapinati e maltrattati) che raccontarono tutto e così tutto il mondo conobbe i crimini materiali della Chiesa ed iniziò a comprendere i motivi che spingevano gli italiani a renderla inoffensiva costruendo l'Unità del Paese. Unità che era vicina perché il Regno d'Italia sarà proclamato il 17 marzo 1861. Solo 10 giorni dopo, con la proclamazione di Roma capitale del Regno, si chiariva che Roma sarebbe stata presto sottratta al potere temporale. Il Papa scomunicò il governo, questa volta del Regno, per la terza volta. Il 21 marzo 1861 Cavour proponeva alla Chiesa: “Noi vi daremo in nome del gran principio ‘Libera Chiesa in libero Stato’ quella libertà che Voi avete chiesta invano per tre secoli alle grandi potenze cattoliche attraverso i concordati”. Ma la Chiesa di Pio IX (poi beatificato da papa Wojtyla) rifiutò sdegnosamente l’offerta dichiarando nel Sillabo del 18 marzo 1864: “Il Romano Pontefice non può e non deve riconciliarsi e venire a composizione col progresso, col liberalismo e con la civiltà moderna”. Il Papa rifiutò quindi l'offerta dandosi ad una letteratura sciocca, retriva, profondamente reazionaria e teologicamente infelice. Già nel 1854 (l'8 dicembre), con la Bolla Ineffabilis Deus, proclamò il dogma dell'Immacolata Concezione (tentava Pio IX di spostare l'attenzione sul soprannaturale, sullo spirituale). Cioè il Papa aveva saputo da entità metafisiche che tra tutti gli uomini e le donne dell'universo, solo Maria, era stata concepita senza Peccato Originale. Ma il capolavoro di Pio IX fu l'enciclica Quanta Cura ed il citato Sillabo dei principali errori dell'età nostra (allegato all'Enciclica), pubblicati entrambi l'8 dicembre 1864 (nel decennale dell'Immacolata Concezione). Soprattutto nel Sillabo, Pio IX condannò con estrema durezza ogni novità, ogni evoluzione e cambiamento che, all'epoca, volevano dire liberalismo. Il Sillabo, elencava ottanta errori, in gran parte già condannati in precedenti encicliche, lettere e discorsi. Alcuni di essi erano: il panteismo, il naturalismo, il razionalismo assoluto e moderato, la confusione tra natura e ragione, il relativismo  secondo il quale tutte le religioni si equivarrebbero, l’indifferentismo, il liberalismo, il socialismo (una pestilenza), il comunismo(10), le società clerico-liberali (il riferimento è ai cattolici liberali), le società bibliche, le società segrete, il matrimonio civile. Dopo questo elenco, segue quello di venti errori relativi alla Chiesa ed ai suoi diritti a partire dal fatto che c'è chi crede che tocca alla potestà civile definire quali siano i diritti della Chiesa e i limiti entro i quali possa esercitare detti diritti e chi afferma che la Chiesa non ha potestà di usare la forza, né alcuna temporale potestà diretta o indiretta. Viene poi un altro elenco, quello degli errori che riguardano la società civile, considerata in sé come nelle sue relazioni con la Chiesa. Qui, come primo errore il Papa indica il fatto che si crede che lo Stato in quanto origine e fonte di tutti i diritti, goda di un certo suo diritto del tutto illimitato. Più oltre si condanna l'idea che la dottrina della Chiesa cattolica è contraria al bene ed agli interessi della umana società. Segue ancora un elenco degli errori circa la morale naturale e cristiana tra i quali meritano una citazione i primi due: LVI. Le leggi dei costumi non abbisognano della sanzione divina, né è necessario che le leggi umane siano conformi al diritto di natura, o ricevano da Dio la forza di obbligare. LVII. La scienza delle cose filosofiche e dei costumi, ed anche le leggi civili possono e debbono prescindere dall’autorità divina ed ecclesiastica. Seguono poi gli errori circa il matrimonio cristiano; quelli intorno al civile principato del Romano Pontefice; ed infine quelli che si riferiscono all’odierno liberalismo. Tra questi  vi è la condanna di chi critica la Chiesa perché ciò è inteso come ingerenza nei suoi affari e la condanna dell'influenza del contesto culturale in questioni di fede. Insomma, senza ulteriori dettagli, si noterà che si tratta di un delirio di onnipotenza che corrisponde di più ad un malato di mente che non ad un rappresentante di Cristo in terra(11).
        Dopo questo manifesto della completa intolleranza su tutto ciò che non proviene ed è deciso dalla Chiesa, il Papa convocò per l' 8 dicembre 1869 (ancora in un anniversario dell'Immacolata Concezione) il Concilio Vaticano I che è ricordato per l'altra idiozia di Pio IX, quella del dogma dell'infallibilità del Pontefice espressa compiutamente nella costituzione dogmatica Pastor Aeternus.
        Ma ormai il potere temporale della Chiesa era alla fine. E la fine fu segnata dalla sconfitta del protettore del Papa, Napoleone III, a Sedan. Vittorio Emanuele II scrisse a tutte le potenze europee (7 settembre 1870) avvertendole che l'esercito del Regno d'Italia avrebbe preso Roma e che il Papa sarebbe stato garantito nella sua incolumità. Un messo del Regno andò a parlamentare, prima con Antonelli poi con Pio IX, il 9 settembre. Il Papa con la sua sciocca sicumera affermò che mai voi entrerete in Roma. Ed infatti il 20 settembre alcuni colpi di cannone aprirono un varco a Porta Pia da dove 50 mila uomini al comando di Raffaele Cadorna entrarono in Roma liberandola dalla tirannide papale, abolendo il potere temporale e quindi lo strapotere del papa re (vi era stato l'accordo di evitare inutili spargimenti di sangue ed infatti l'intera operazione vide 49 caduti nell'esercito italiano e 19 tra gli zuavi pontifici. Pio IX si chiuse in Vaticano e si dichiarò prigioniero politico aprendo quella che va sotto il nome di questione romana che sarà risolta solo nel 1929, con i Patti Lateranensi, quando la Chiesa avrà a che fare con un suo pari, il Fascismo. Intanto, nel 1874, ancora Pio IX, mise una mina allo sviluppo civile del nuovo Stato italiano, scrisse un documento, il non expedit (non conviene), in cui vietava ai cattolici di prendere parte alla vita politica italiana e quindi li invitava a disertare le elezioni. Per parte sua lo Stato italiano promulgò nel 1871 la Legge delle Guarentigie con la quale si stabilivano diritti e doveri della Chiesa nello Stato. Pio IX non accettò questa legge insistendo sul fatto che era un prigioniero politico.
        Ma non era finita per questo Papa perché altri dolori dovevano venirgli dalla Germania di Bismarck che tra il 1873 ed il 1875 emanò una serie di leggi con le quali alla Chiesa era sottratta l'istruzione, fu reso obbligatorio il matrimonio civile, furono sciolte le congregazioni religiose, furono espulsi i Gesuiti. Altro dolore fu la perdita nel 1876 di Antonelli. Fu invece una vera gioia la perdita di questo personaggio che definire indegno è solo un dolce eufemismo.
        L'odio popolare per questo criminale esplose a Roma anche dopo la sua morte. La salma, secondo le ultime volontà di Pio IX, doveva essere trasportata in funerale dal Vaticano a San Lorenzo fuori le mura ma la popolazione lungo tutto il corteo, anche se notturno e posticipato di molti mesi (13 luglio 1881), tirò sassi, insultò e sputò. I maggiori incidenti ci furono a Ponte Sant'Angelo quando si tentò di buttare la carogna del Papa Porco nel Tevere(12).

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