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martedì 26 luglio 2011

I DUBBI STORICI SU SAN PIETRO:IL RUOLO DI PAPA,LA SUA CONTROVERSA PRESENZA A ROMA E IL MARTIRIO.

San Pietro non fu il primo Papa

San Pietro
La figura di San Pietro è segnalata come "roccia" della Chiesa da Gesù nel solo Vangelo di Matteo: "Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia Chiesa".In realtà si ritiene che la frase sia stata "composta dopo la passione dalla comunità palestinese o,più tardi, dalla comunità di Matteo",come osserva il teologo Hans Kung.D'altronde quel vangelo non fu scritto da Matteo,ma da un anonimo cristiano verso la fine del I secolo,proprio per dare priorità a Pietro e alla Chiesa da lui costruita,e perchè fosse riconosciuto come primo vescovo di Roma .O come si dice oggi il primo Papa. Ma ciò è tre volte falso. Falso perchè l'uffizio papale è di orgine pagana. Falso perchè è Cristo il Capo della Chiesa e non il Papa. E Falso perchè della presenza di Pietro a Roma non si ha alcuna indicazione nel Nuovo Testamento,mentre risulta che fu insieme ad altri quindici apostoli a capo della comunità di Gerusalemme. Da qui si spostò ad Antiochia,dove effettivamente organizzò la Chiesa di quella città,e probabilmente a Corinto, finchè verosibilmente arrivò a Roma,come segnalano la cosiddetta Epistola di Clemente,scritta nel 96 d.C.,e Ignazio di Antiochia verso il 110 d.C.Non c'è traccia della presenza di Pietro a Roma nella Lettera ai Romani di San Paolo,data 59 d.C. Non lo nomina,infatti, tra i cristiani che saluta. Quel che stupisce inoltre è la mancanza di riferimenti a Pietro negli Atti degli apostoli (che narrano anche la permanenza di Paolo a Roma) e nelle lettere ai Colossesi e a Filemone, nei quali Paolo ringrazia i compagni che lo sostengono a Roma.
Secondo la tradizione cristiana, Pietro finì i suoi giorni a Roma,crofisso a testa in giù, durante la persecuzione di Nerone,benché l'autenticità di tale evento sia ancora oggi fonte di grande dibattito fra gli studiosi della Bibbia.Unico documento che ci riferisce gli avvenimenti succedutisi dall'arrivo di Pietro nella città eterna fino al suo martirio sono dei testi apocrifi, denominati "Atti di Pietro", di contenuto abbastanza favolistico e senza dubbio poco fedeli alla realtà, simbolo comunque di una devozione molto antica che vedeva in Pietro il padre evangelizzatore della città eterna.

lunedì 18 luglio 2011

LA FALSA DONAZIONE DI COSTANTINO ALLA CHIESA CATTOLICA ROMANA

La cosiddetta Donazione di Costantino era il documento su cui per secoli la Chiesa di Roma aveva

fondato la legittimazione del proprio potere temporale in Occidente.
Si attribuiva infatti all’imperatore Costantino la decisione di donare al papa Silvestro i domini
dell’impero romano d’occidente. Bisognò attendere il XV secolo per sconfessare filologicamente
quella presunta donazione. Fu il grande umanista Lorenzo Valla che nel 1440, intervenendo a
proposito dell’ingerenza pontificia riguardo la successione sul trono del regno di Napoli, denunciò
la falsità del documento con una memorabile dissertazione, il De falso credita et ementita
Costantini donatione declamatio.
Con le armi dell’analisi linguistica e argomentazioni di tipo storico-giuridico Valla dimostra che
l’atto era stato confezionato nell’VIII secolo dalla stessa cancelleria pontificia.

venerdì 15 luglio 2011

La Venerazione di Reliquie non Autentiche (Prima Parte)

Per reliquie si intendono i resti mortali e/o gli oggetti che sono stato a contatto con Gesù,la vergine Maria,gli Apostoli o i Santi.La venerazione delle reliquie è permessa dalla Chiesa,pur essendo contraria al secondo comandamento:

Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l'iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti. (Esodo 20:2-17)


Escludendo quest’aspetto,già di per sé peculiare,è importante capire in che modo viene determinata l’autenticità di una reliquia.La Chiesa,infatti,stabilisce che solo quelle che siano state autenticate possano essere venerate. Sulla loro autenticità fa testo il Codice di Diritto Canonico,che divide le reliquie in due gruppi:

martedì 12 luglio 2011

IL TITULUS CRUCIS? UN FALSO MEDIEVALE

IL TITULUS CRUCIS:UN PO' DI STORIA
Il titulus crucis è l'iscrizione, riportata dal Vangelo secondo Matteo, dal Vangelo secondo Giovanni e dal Vangelo secondo Luca , che sarebbe stata apposta sopra la croce di Gesù, quando egli fu crocifisso, per indicare la motivazione della condanna. L'esibizione della motivazione della condanna, infatti, era prescritta dal diritto romano.Il nome indica anche una reliquia conservata a Roma e costituita da una tavola di legno di noce, che secondo la tradizione sarebbe il cartiglio originario infisso sopra la croce.Nelle rappresentazioni artistiche della crocifissione si indica tradizionalmente come titulus le sole quattro lettere INRI, iniziali dell'espressione latina «Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum», che traduce il testo greco del vangelo di Giovanni.Una tavola di legno, che la tradizione cattolica ritiene essere parte del titulus, ma che è stata datata al X-XII secolo, è conservata a Roma, nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme, insieme a un presunto chiodo della Passione e a frammenti della Vera Croce. Tutti questi oggetti, secondo la tradizione, furono rinvenuti da Elena, madre dell'imperatore romano Costantino I, che nel IV secolo visitò Gerusalemme e fece scavare l'area del Golgota.

LA LANCIA DI LONGINO: UNA DELLE TANTE RELIQUIE FALSE



Nel VII secolo, nel mondo cristiano, grazie anche ai numerosi ritrovamenti effettuati dai cavalieri crociati in Terra Santa, si assiste progressivamente alla nascita di un fenomeno socio-religioso, la venerazione delle reliquie, che interessa, senza distinzione di ceto, tutti gli strati della società dell’epoca.

La maggior parte delle "reliquie" recuperate, consistenti in vari oggetti ritenuti sacri dalla tradizione cristiana ed in pezzi anatomici sottratti alle spoglie mortali dei santi, era, tuttavia, costituita da semplici manufatti spacciati, talvolta anche involontariamente, per cimeli sacri ed esposti a pagamento alla veneraz ione dei fedeli per finanziare la costruzione delle cattedrali.

mercoledì 6 luglio 2011

L'apostolo Pietro a Roma?

Durata della permanenza di Pietro a Roma e data della sua morte
Una tradizione del III secolo (1) ricorda la permanenza di Pietro a Roma per 25 anni (dal 42 al 67 d.C.). A tale tradizione fa riferimento anche Girolamo (2).
In realtà, oggi nessuno studioso cattolico può sostenere che Pietro sia rimasto a Roma per 25 anni, poiché ciò contrasterebbe sia con la cacciata dei cristiani da Roma al tempo di Claudio (3), sia con la presenza di Pietro a Gerusalemme durante il convegno apostolico (ca. 50 d.C.). Si noti pure che, secondo Girolamo, Pietro venne a Roma per «smascherarvi il mago Simone», il che suggerisce un legame tra questa tradizione e le leggende prodotte su Simon Mago, per cui l'attendibilità di tale notizia ne risulta assai compromessa. Di più la tradizione e l'ipotesi della sua lunga permanenza a Roma è contraddetta da alcuni dati biblici indiscutibili.
Nel 42 Pietro lascia Gerusalemme per recarsi ad Antiochia dove Paolo lo trova poco dopo (At 12, 1 s; Ga 2, 11).

giovedì 16 giugno 2011

False le reliquie di Giovanna d'Arco: "Appartengono ad una mummia egizia"


Un nuovo studio rivela l'origine dei resti attribuiti alla Pulzella di Orleans, arsa sul rogo nel 1431
"Databili tra il sesto ed il terzo secolo A.C.". Tecniche innovative e anche esperti di profumo

Il dottor Charlier mostra le reliquie di Giovanna d'Arco

PARIGI - Le reliquie di Giovanna d'Arco sono un clamoroso falso. Parola di scienziato: altro che i resti della pulzella d'Orleans, bruciata sul rogo a Rouen come eretica nel 1431, dopo essersi battuta contro l'occupazione britannica. Quei frammenti finora spacciati come appartenenti all'eroina più celebre della storia di Francia risalgono invece ad una mummia, e sono databili fra il sesto ed il terzo secolo avanti Cristo.
E' questa la conclusione cui è giunta una équipe di studiosi europei coordinata dal medico legale Philippe Charlier dell'ospedale Poincaré di Garches, che ha pubblicato i risultati di un lungo studio sulla rivista Nature.

E' dal 2006 che Charlier, avuto il permesso di analizzare le reliquie della santa, presentate come autentiche nel 1867, sta cercando di dirimere un dibattito che dura ormai da un secolo e mezzo. I resti - una costola umana all'apparenza carbonizzata, un frammento di lino e un femore di gatto, animale comunemente gettato nel rogo delle presunte streghe nel medioevo, mischiati a pollini di pino - (guarda le foto) si sono rivelati non autentici alla luce di nuove tecniche di analisi.

lunedì 13 giugno 2011

Francia, luce sui resti di Giovanna d'Arco."Reliquie false, ci sono ossa di gatto"


Dopo sei mesi di indagini, i primi risultati degli scienziati
"Non ci sono certezze, ma non appartengono alla santa"


<B>Francia, luce sui resti di Giovanna d'Arco<br>"Reliquie false, ci sono ossa di gatto"</B>
PARIGI - Dopo sei mesi di ricerche l'équipe di 18 ricercatori guidata dal medico legale Philippe Carlier che indaga sui resti di Giovanna d'Arco sta giungendo alle prime conclusioni e potrebbe scriversi la parola fine su una diatriba vecchia un secolo e mezzo. 

Giovanna d' Arco è stata bruciata viva, sorte riservata alle presunte streghe, il 30 maggio del 1431 sulla piazza di Rouen e le ceneri furono disperse nella Senna. Dei frammenti di ossa, oggi sappiamo che alcuni di essi appartengono a un gatto, misti a tessuto, furono comunque trovati nel 1867. 

La Chiesa, che canonizzò l'eroina francese nel 1920 è stata sempre prudente, cosi l' Arcivescovado di Tours donò i resti di cui era proprietario all' associazione degli amici del Vecchio Chinon che ancora custodisce i frammenti nell' omonima cittadina del centro della Francia. Quest'ultima decise di affidarsi agli esperti già nel 1979, ma la perizia non ebbe risultati. 

sabato 14 maggio 2011

TRE SANTI MAI ESISTITI S. FILOMENA, S. ESPEDITO, S. PASSERA


S. FilomenaNelle mie letture quotidiane su Roma, sulla sua civiltà e sulla sua storia, mi imbatto spesso su argomenti che tendono a diradare un velo sulle molte curiosità che circondano la capitale e svelano verità insospettate su luoghi, personaggi, chiese e santi . Una di queste riveste particolare interesse in quanto riportate su documenti ufficiali ecclesiastici e, in seguito, smentite dopo approfonditi studi e indagini da parte del Vaticano.
Si tratta di santi mai esistiti, ovvero di come la cattiva interpretazione di testi, iscrizioni e manoscritti abbia generato confusione sull’origine di màrtiri, in seguito beatificati dalla Chiesa, generando un vero e proprio culto di reliquie con tanto di santuari e miracoli. Una di questi màrtiri è Santa Filomena, nome assai diffuso nel meridione ( ndr: anche due mie parenti si chiamano così ) proprio in virtù del suo culto e c’è da dire che in Campania, nel 1800, sorse un santuario ad essa dedicato e la sua fama valicò le Alpi, in Francia, dove tale Giovanni Battista Vianney, il curato d’Ars, ne divenne l’apostolo più convinto. 

domenica 12 dicembre 2010

GAMALA, LA CITTÀ CHE ISPIRÒ LA VERA STORIA DI GESÙ



Gesù nell' orto degli ulivi“Colui al quale avete dato il nome di Gesù, in realtà non era che il capo di una banda di briganti i cui miracoli che gli attribuite, non erano che manifestazioni operate secondo la magia, e trucchi da ciarlatano esoterico. La verità è che tutti questi pretesi fatti, non sono che dei miti che voi stessi avete fabbricato; senza pertanto riuscire a dare alle vostre menzogne una tinta di credibilità. È noto a tutti che ciò che avete scritto, è il risultato di continui rimaneggiamenti, fatti in seguito alle critiche che vi venivano portate”(Celso, Contro i Cristiani, traduzione, premessa e note di Rizzo S., Biblioteca Universale Rizzoli, 1989).
Questi “rimaneggiamenti”, come Celso suole chiamarli, oggi come ieri, sono il motivo che ha indotto noi ed altri coraggiosi studiosi indipendenti a sviscerare nei meandri della Storia alla ricerca di una sempre più vicina verità logica degli eventi.

Gli Zeloti di Gàmala redenti dal Cristianesimo dei Gentili pagani

E il massacro fra i “cristiani” continuò, nel IV e V secolo, sino a che tutte le dottrine cristiane dichiarate “eretiche” furono eliminate, con i rispettivi Vangeli, da quella vincente sopravvissuta…come una sorta di “naturale evoluzione adattativa delle spècie religiose”: il Cristianesimo odierno. Dopo aver constatato che la città di “Gesù”, descritta nei Vangeli, non corrisponde alla “Nazaret” odierna bensì a Gàmala, la città di Giuda il Galileo e dei suoi figli, i quali avevano gli stessi nomi dei fratelli del “Signore”…abbiamo compreso che “Nazaret” servì a giustificare il titolo di “Nazareno”, modifica letteraria di “Nazireo”, ossia il consacrato a Dio tramite il voto “Nazir”. 
Lo stesso voto di Sansone che lo obbligava a non bere vino e non tagliarsi i capelli.

La sacra promessa di nazireato era incompatibile con la nuova dottrina cristiano gesuita: contrastava con il rito eucaristico della trasformazione del vino nel sangue.

giovedì 9 dicembre 2010

Il Santo Prepuzio

Il Santo Prepuzio è una reliquia costituita da quelli che sarebbero i resti del prepuzio di Gesù recisogli durante il rito della circoncisione e a cui sono stati attribuiti diversi eventi miracolosi. In diversi momenti della storia, a volte anche contemporaneamente, varie chiese in Europa hanno dichiarato di possederlo



Possesso del Santo Prepuzio


A seconda della fonte, durante il Medioevo in varie città europee c'erano otto, dodici, quattordici o addirittura diciotto diversi Santi Prepuzi.[1]

lunedì 6 dicembre 2010

La Nazaret dei vangeli non corrisponde alla città attuale, ma a Gàmala

Nazareth – Gàmala

Dalla comparazione dei personaggi evidenziati da san Luca, attraverso il discorso di Gamalièle, con quelli riferiti da Giuseppe Flavio in Antichità XX 97/102, si è dimostrato che “Theudas” non era un nome di persona nel I secolo, ma un attributo “Luce di Dio” dato a un sedicente Profeta, famoso tra i Giudei. Ne consegue che la notizia, passata ai posteri dallo storico, è stata censurata nel nome, nel patronimico e nel movente allo scopo di impedirne l’identificazione con l’Apostolo “Taddaeus o Taddaios”, chiamato da Luca “Giuda”, fratello di Giacomo. Il nome dell’Apostolo “Taddaeus” o “Taddaios”, inesistente sia in latino che in greco del I secolo, è una parolaccia che comprova la traduzione volutamente fuorviante dai Vangeli primitivi in quelli di Marco e Matteo (Taddeo in italiano), ma Luca lo sostituisce con  “Giuda”.     Rilevato che fra i tanti nomi possibili di padre, d’obbligo nella tradizione giudaica, l’unico che avrebbe avuto un motivo per essere censurato dalla dottrina cristiana era quello di “Giuda il Galileo”, e il perché stiamo per scoprirlo, ne deriva che esso fu tolto dall’episodio del Profeta perché sarebbe stato troppo evidente e logico sovrapporre i nomi di Giacomo, Simone e Giuda detto Theudas, con i nomi di tre fratelli di “Gesù”, per poi indirizzare lo storico nella ricerca di Giuseppe, il quarto fratello. Non doveva risultare che, nei versi dal 97 al 102, del XX Libro di Antichità Giudaiche, lo storico ebreo riferì dell’uccisione di tre famosi giudei rivoluzionari che corrispondevano ai fratelli di Gesù.       Dopo aver dimostrato con analisi specifiche che gli “Apostoli”, non furono fatti arrestare da alcun Sinedrio in quanto mai esistiti, ad iniziare dai santi Pietro e Paolo, per finire con Giacomo il Minore.     Dopo avere individuato e provato le falsificazioni introdotte dai fondatori della nuova dottrina per dare credibilità a personaggi che avrebbero dovuto testimoniare l’esistenza di Gesù Cristo; che lo stesso “Salvatore Messia” è attestato da una documentazione contraddittoria e puerile, a partire da due “Natività” evangeliche totalmente diverse a comprova che furono inventati il “papà” di “Gesù”, san Giuseppe, e la madre “Maria S.S. Vergine” (vedi argomento specifico).     Rilevato, con apposito studio, che “Jeshùa” (Salvatore) e “Messia” (Cristo) non erano due nomi ma due attributi divini.     Dopo aver scoperto che, sia in “Atti degli Apostoli” e, di logica conseguenza, l’Episcopo storico cristiano, Eusebio di Cesarea, grazie alla sua presenza presso la corte di Costantino che gli permetteva di accedere agli archivi imperiali, ha potuto falsificare la datazione di una grave carestia, riportata dallo storico ebreo, che afflisse i Giudei nel 35 e 36 d.C. (ne riportiamo l'analisi), carestia che scatenò la rivolta dei Giudei a Gerusalemme mentre Roma era alle prese con Artabano III, Re dei Parti, per il dominio sull’Armenia; falsificazione vitale per la nuova dottrina cristiana che riformò il messianismo giudaico, testimone delle gesta dei veri protagonisti.    Constatato, attraverso la analisi sopra riferita di tali versi, che i Vangeli originali vennero modificati e gli “Atti degli Apostoli” furono scritti da persone che non risiedevano in Giudea ma si basarono sugli scritti di Giuseppe Flavio per definire “storicamente” la dottrina come la conosciamo oggi, dopo aver distrutto i Vangeli primitivi in quanto diversi nella raffigurazione della nuova divinità.    Prima di scoprire, con l’ausilio della storia, chi era il fratello Giuseppe e quale fosse il vero nome di “Gesù”, è d’obbligo evidenziare l’attinenza fra Giuda il Galileo e i suoi figli, con i fratelli di “Gesù”. La correlazione la troviamo inGàmala, la città di Giuda, il loro padre.Ovvero: Gàmala sta ai figli di Giuda il Galileo, come “Nazaret” sta a “Gesù” e ai suoi fratelli.I “Padri” fondatori, attraverso un processo di adattamento dottrinale, ebbero la presunzione di conservare la loro fede come una “Verità storica divina” per renderla credibile e, partendo da una vicenda tutta ebraica, riferita a persone realmente esistite, con tanto di nomi, località e date, si resero conto che, con l’evoluzione politica dei tempi, per opportunismo, bisognava modificarla e, di conseguenza,nascondere, sia il significato della esistenza dei protagonisti, sia il nome della patria da cui provenivano.    Questo fu il “peccato originale” della nascente religione cristiano gesuita che, oggi, si è trasformato in un “peccato mortale”, perché la storia, con l’aiuto dell’archeologia, a volte anche per caso, si riappropria della verità scoprendo le falsificazioni sino a mettere in crisi la stessa dottrina.Allora soffermiamoci sulla città di Giuda, il fariseo rivoluzionario, Zelota come i suoi figli, i veri protagonisti dei vangeli

SAN GENNARO NON E' PIU' SANTO PER DECISIONE DELLA CHIESA CATTOLICA MA A NAPOLI SI CONTINUA A VENERARLO!!!!

A seguito del Concilio Vaticano II, la Chiesa decise di "depennare" alcuni santi dal calendario tra cui anche san Gennaro. Viste però le forti resistenze da parte della comunità napoletana ad abbandonare il culto del santo e delle sue reliquie si decise di mantenere la tradizione. La Chiesa precisò che lo scioglimento del sangue di san Gennaro non era un miracolo: tale evento venne definito come un fatto mirabolante ritenuto prodigioso dalla tradizione religiosa popolare, essendo impossibile, allo stato dell'attuale conoscenza dei fatti, un giudizio scientifico attestante la non spiegabilità scientifica del fenomeno della liquefazione.
Tuttavia il culto non è stato sospeso e a Napoli, con la connivenza della chiesa, si perpetra più volte l’anno la farsa della liquefazione del sangue.A ciò si aggiunge che mentre il Santo è stato depennato dal calendario liturgico nazionale,è rimasto in quello regionale inspiegabilmente.
Non uno studioso ateo o non cattolico… ma la CHIESA CATTOLICA stessa ha ritenuto che le prove dell’esistenza di Gennaro siano insufficienti per credere che sia esistito… non so se rendo l’idea. L’unico motivo per cui non è stato cancellato sono le contestazioni di piazza, motivo valido per far ADORARE un personaggio, probabilmente neanche mai esistito, da milioni di persone. lasciamo stare la storia del sangue, potete trovare su internet ogni tipo di documento che ne parli, qui si tratta addirittura dell’esistenza stessa del personaggio! Tanto più che tra la sua presunta esistenza, e le prove della sua esistenza, passano almeno 2 secoli, e ben mille anni per la reliquia… strano, non trovate?

Il sangue di san Gennaro

Secondo la leggenda, il sangue di san Gennaro si sarebbe liquefatto per la prima volta ai tempi di Costantino I, quando il vescovo Severo (secondo altri il vescovo Cosimo) trasferì le spoglie del santo dall'Agro Marciano, dove era stato sepolto, a Napoli. Durante il tragitto avrebbe incontrato la nutrice Eusebia con le ampolline del sangue del santo: alla presenza della testa, il sangue nelle ampolle si sarebbe sciolto.
Oggi le due ampolle, fissate all'interno di una piccola teca rotonda realizzata con una larga cornice in argento e provvista di un manico, sono conservate nel Duomo di Napoli. Delle due ampolle, una è riempita di 3/4, mentre l'altra più alta è semivuota poiché parte del suo contenuto fu sottratto da re Carlo III di Borbone che lo portò con sé in Spagna. Tre volte l'anno (il sabato precedente la prima domenica di maggio e negli otto giorni successivi; il 19 settembre e per tutta l'ottava delle celebrazioni in onore del patrono, ed il 16 dicembre), durante una solenne cerimonia religiosa guidata dall'arcivescovo, i fedeli accorrono per assistere al miracolo della liquefazione del sangue di san Gennaro. La liquefazione del tessuto durante la cerimonia è ritenuto foriero di buoni auspici per la città; al contrario, si ritiene che la mancata liquefazione sia presagio di eventi fortemente negativi e drammatici per la città.
Un analogo fenomeno, anch'esso ritenuto miracoloso, si suppone che avvenga anche a Pozzuoli, dove, nella chiesa di San Gennaro presso la Solfatara, su di una lastra marmorea su cui si afferma che Gennaro fosse stato decapitato e che sia impregnata del suo sangue, ancora oggi c'è chi sostiene che delle tracce rosse diventino di colore più intenso e trasuderebbero in concomitanza con il miracolo più importante che avviene a Napoli.[7]
Secondo studi recenti però sembra che la pietra sia in realtà il frammento di un altare paleocristiano di due secoli posteriore alla morte del martire sul quale vi siano depositate tracce di vernice rossa e di cera e che il tutto sia solo frutto di una suggestione collettiva.[8]

Studi ed indagini scientifiche

Una prima analisi spettroscopica sull'ampolla fu fatta dai professori Sperindeo e Januario (25 settembre 1902) e rivelò lo spettro dell'ossiemoglobina[10].
Tre ricercatori del CICAP (Luigi Garlaschelli, Franco Ramaccini, Sergio Della Sala) hanno fornito una prova scientifica sull'ottenibilità di uno "scioglimento" come quello che è alla base del cosiddetto "miracolo".Lo spirito dell'indagine del CICAP non è stato quello di determinare la composizione della sostanza nell'ampolla, ma l'aver riprodotto i comportamenti più documentati della reliquia è servito a dimostrare che è possibile farlo e che era possibile anche all'epoca della sua comparsa, confutando così le affermazioni sull'irriproducibilità del suo comportamento o sull'impossibilità della scienza di spiegarlo. Il loro lavoro è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature ("Working bloody miracles"[11], 10 ottobre 1991). Nell'articolo si avanza l'ipotesi secondo cui all'origine del cosiddetto "miracolo di san Gennaro" vi sia il fenomeno noto come tissotropia, la proprietà di alcuni materiali (detti appunto tissotropici) di diventare più fluidi se sottoposti a una sollecitazione meccanica, come piccole scosse o vibrazioni, e di tornare allo stato precedente se lasciati indisturbati (un esempio di questa proprietà è la salsa ketchup, che si può mostrare in uno stato quasi solido fino a quando delle scosse non la fanno diventare d'un tratto molto più liquida). È sensato formulare l'ipotesi tissotropica poiché, durante la cerimonia che precede lo scioglimento del sangue di San Gennaro, il sacerdote agita e muove l'ampolla tenendola con le mani, come sostenuto da Franco Ramaccini, CICAP[12].
I ricercatori hanno realizzato l'esperimento ottenendo una sostanza tissotropica, dal colore rosso sangue, con il solo utilizzo di sostanze e materiali reperibili all'epoca a cui risalirebbero le ampolle (fine 1300):
  • cloruro ferrico, sotto forma di molisite, un minerale presente sul Vesuvio come in genere nelle zone vulcaniche;
  • carbonato di calcio, presente ovunque, per esempio nei gusci d'uovo, che ne sono una fonte pura al 93,7%;
  • cloruro di sodio, (o sale comune);
  • acqua
Secondo un articolo comparso sul web nel marzo 2005 a firma A. Ruggeri, il gel tissotropico ottenuto da Garlaschelli manteneva le sue proprietà tissotropiche per solo 2 anni, quindi non supererebbe il test dei diversi secoli cui invece è stato sottoposto il fluido presente nella ampolla della teca San Gennaro[13].
All'indomani della pubblicazione dell'articolo del CICAP l'ufficio stampa della curia di Napoli replicò con la seguente domanda: «Già, ma perché allora nel maggio 1976 il sangue non si sciolse affatto, malgrado otto giorni di attesa?».
In altre occasioni, al contrario, il fenomeno della liquefazione si era manifestato già prima dell'apertura della teca che custodisce le ampolle. Un analogo fenomeno avviene senza scuotimenti a Ravello in un'ampolla che contiene il sangue di san Pantaleone.
Alcune recenti analisi spettroscopiche sostengono che nelle ampolle conservate nel Duomo di Napoli sia presente emoglobina umana, anche se una risposta chiara sulla natura della sostanza potrebbe essere data solo da un'analisi diretta. Il CICAP ha espresso perplessità sul metodo con cui tali analisi sono state condotte:
« I risultati di quella spettroscopia non sono stati sottoposti al giudizio di referee di una rivista scientifica; la loro qualità, nella più favorevole delle ipotesi, richiede troppo il contributo dell'interpretazione di chi li osserva, per costituire un argomento convincente. Inesplicabilmente è stato impiegato uno spettrometro a prisma, invece di un moderno spettrometro elettronico. Più spettri, ottenuti a qualche minuto di distanza l'uno dall'altro vengono interpretati come rivelatori ognuno di un diverso derivato dell'emoglobina, e spiegati con un miracolo in progresso, mentre, si noti bene, la sostanza era da tempo in fase liquida, e non in liquefazione. »
([14])
Un esperimento condotto dal dipartimento di Biologia Molecolare dell'Università Federico II di Napoli su un'ampolla di sangue, una reliquia simile a quella conservata nel duomo, ha mostrato che essa contiene effettivamente sangue ed effettivamente può cambiare stato, ma che questa proprietà è posseduta, nelle stesse condizioni di conservazione, dal sangue di qualsiasi persona.[15]
La Chiesa non acconsente al prelievo del liquido sostenendo che un'analisi invasiva potrebbe arrecare danno sia alle ampolle che al liquido in esse contenuto


FONTI

I PECCATI DEL VATICANO,CLAUDIO RENDINA,CAP 1 PAG 41 IL CULTO DEI SANTI CHE NON SONO SANTI


 

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