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domenica 17 giugno 2012

"ALLO IOR I SOLDI DEGLI AFFARI CON LA MAFIA"

Veleni nella chiesaTrapani, l’ ombra di Cosa Nostra dietro lo scandalo.
GUIDO RUOTOLO
Questa è la storia di una guerra per il «potere» e il «denaro» in terra di mafia, combattuta all’interno della Chiesa e che ha avuto delle vittime: un vescovo destituito, un economo diocesano sospeso a divinis e indagato dalla magistratura italiana. L’uno e l’altro fino a ieri - e chissà se non ancora - con pesanti coperture, con cardinali e ministri che dalla Santa Sede hanno dispensato loro benedizioni. «Il Vescovo Miccichè per parte di madre ha stretti legami parentali con uomini d’ onore di San Giuseppe Jato». Benvenuti a Trapani. Il narratore di questa storia è un prelato influente.

IL PRETE CHE RICICLAVA I SOLDI DEI MAFIOSI

13/06/2012 - Lo scandalo di Trapani sotto la lente della Stampa.
Un vescovo con stretti legami di parentela con i mafiosi. E un conto dello Ior fortemente sospetto. La storia dei preti che riciclavano i soldi dei mafiosi la racconta Guido Ruotolo sulla Stampa:
E cioè che tra i soldi trapanesi transitati su conti Ior, «si nascondono soldi orribili». E il perché lo spiega il nostro prelato: «È emerso solo uno spruzzo di lava, sotto c’è una bomba a orologeria che è pronta a esplodere». E, dunque, colpisce che il vescovo defenestrato, Francesco Miccichè, che pure aveva avuto la proposta di dimettersi in cambio di un coperchio sullo scandalo,sia «accusato» di essere «vicino ad ambienti mafiosi». Il suo processo – con condanna – l’ha subito in tempi strettissimi.

venerdì 14 ottobre 2011

TRAPANI,GUARDIA DI FINANZA INDAGA SU FONDAZIONI DELLA CURIA PER UN BUCO NEL BILANCIO.SOTTO OSSERVAZIONE ANCHE L'AUTISTA DEL MONSIGNORE PER LE SUE SOSPETTE ORIGINI MALAVITOSE.

Trapani, la diocesi locale di monsignor Miccichè sotto inchiesta dal Vaticano Due fondazioni della Curia sono finite nel mirino della Guardia di Finanza per un buco nel bilancio. C'è di più, l'autista dello stesso monsignore che sarebbe imparentato con una famiglia mafiosa locale
L’ultima volta era successo nel 1985 nella diocesi di Nicosia, in provincia di Agrigento. Ora, dopo più di trent’anni, il Vaticano è tornato di nuovo a inviare ispezioni ufficiali nelle periferiche diocesi siciliane. Proprio oggi infatti è stato reso noto che Papa Benedetto XVI ha nominato Monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e componente di spicco della Cei, ispettore della diocesi di Trapani. In linguaggio canonico si chiama “visitatore apostolico”. In realtà Mogavero è un vero e proprio ispettore mandato dalla Santa Sede per indagare e fare luce su i tanti punti ritenuti oscuri nella gestione della Curia trapanese, che dal 1998 è guidata da Monsignor Francesco Miccichè. “Le mie funzioni – ha dichiarato il neo visitatore Mogavero – saranno di tipo istruttorio. Dovrò fare luce su una serie di fatti poco chiari nella diocesi trapanese e riferirne quindi alla Santa Sede”.

martedì 11 ottobre 2011

VESCOVO MOGAVERO:"NELLA CHIESA CI SONO ANCORA OMERTA' E CONNIVENZA COI MAFIOSI."

La denuncia del vescovo di Mazara del Vallo e commissario Cei per l' Immigrazione.
"Nella Chiesa ci sono ancora omertà e connivenze con i mafiosi". Il vescovo di Mazara del Vallo e commissario Cei per l' Immigrazione, Domenico Mogavero è stato postulatore della causa di beatificazione del martire anti-clan don Pino Puglisi ed è in prima linea contro la criminalità organizzata."Il monito di Benedetto XVI deve spazzare via ogni zona grigia",avverte. Secondo gli investigatori Matteo Messina Denaro, il padrino che ha preso da Provenzano il comando di Cosa Nostra, vive in latitanza proprio nella sua diocesi.

Perché nessuno si ribella?
"La mafia è un cancro che distrugge il tessuto sociale. Giustificazioni e collateralismo nelle comunità cristiane infangano il sacrificio di don Puglisi, don Diana, Livatino e tanti altri. Stenta a farsi strada la consapevolezza della pericolosità sociale di Cosa Nostra, anzi gli si è attribuito a lungo un compito di garante verso gli interessi di chi non poteva ricorrere ai poteri istituzionali. E così in piccoli comuni persino qualche sacerdote si è prestato a dare protezione ai mafiosi. Comportamenti assurdi e inammissibili soprattutto per un prete".

venerdì 7 ottobre 2011

CAPOMAFIA E DIRIGENTE CATTOLICO ALLO STESSO TEMPO: ECCO CHI E' GIUSEPPE LIGA

Giuseppe Liga (Ansa)
di Tutti Gli Scandali del Vaticano
Premessa doverosa.La storia è del 2010 quando ancora questo sito non esisteva.E' una storia vecchia ma che mancava nella mia personale lista degli scandali vaticani.Capo del Movimento Cristiano dei Lavoratori e Capomafia allo stesso tempo: questa è grossa non la potevo proprio non dire!
Nel marzo del 2010 si poteva leggere sul sito dell'Uaar
"Giuseppe Liga, 59 anni, è stato arrestato questa mattina dalla polizia di Palermo con l’accusa di associazione mafiosa ed estorsione. Secondo gli inquirenti Liga sarebbe un boss mafioso, il vero erede del padrino Salvatore Lo Piccolo. Definito un architetto “insospettabile”, Liga è dirigente regionale del Movimento Cristiano Lavoratori."

Ma non finisce qua..Ho fatto le debite ricerche su google e ho scoperto che era il presunto sucessore del Boss Lo Piccolo..Di certo non l'ultimo arrivato!Andando sul sito del tgcom  si legge infatti:

lunedì 20 giugno 2011

La controinchiesta su Woytila.Woytila Segreto,analisi critica di un Papa Beato

1- WOJTYLA SEGRETO - UNA CONTROINCHIESTA UNICA, FONDATA SU DOCUMENTI ESCLUSIVI
E' stato un papa più simile ai Borgia che a San Francesco d'Assisi; un pontefice che ha fatto sua la massima di Machiavelli «Il fine giustifica i mezzi», pur di perseguire il disegno di una Chiesa che doveva distruggere il comunismo.
WOJTYLA SEGRETO
Questo il ritratto di Giovanni Paolo II che emerge da «Wojtyla Segreto» (edito da Chiarelettere) la prima "contro-inchiesta" mai pubblicata in materia e scritta dal vaticanista della Stampa Giacomo Galeazzi e dallo scrittore di inchiesta Ferruccio Pinotti.
WOJTYLA- SAN PIETRO
Un lavoro che non fa sconti sulla figura del pontefice e che scava nelle contraddizioni di un uomo che è stato principalmente un «asset» politico. Attraverso documenti e interviste esclusive (il consigliere della Casa bianca Brzezinski, il leader di Solidarnosc Lech Walesa, l'ex primo ministro polacco Mazowiecki, il pm del processo Calvi-Ambrosiano Luca Tescaroli e molti altri), il libro restituisce la figura di un papa che la cronaca non ha raccontato e che il processo di beatificazione ha volutamente evitato di prendere in considerazione, mettendo a tacere ogni voce e testimonianza critica anche interna alla Curia vaticana.

lunedì 27 dicembre 2010

Don Pino Puglisi santo e martire di mafia? Il Vaticano tentenna




donpuglisi Don Pino Puglisi santo e martire di mafia? Il Vaticano tentennaDiciassette anni fa, la sera del 15 settembre 1993, veniva ucciso don Pino Puglisi, parroco a Brancaccio, a Palermo. È stato ricordato dalla diocesi con una fiaccolata notturna, lo scorso 14 settembre, partita da quella che era la sua parrocchia, San Gaetano, fino a piazza Anita Garibaldi, dove abitava e dove è stato ucciso; e con una messa solenne, nel pomeriggio del 15, nella cattedrale di Palermo, presieduta dall’ex arcivescovo, il card. Salvatore De Giorgi.
Oltre alle dovute celebrazioni locali c’è però ben poco. In particolare il processo di canonizzazione – per il quale è stato appena nominato un nuovo postulatore, mons. Vincenzo Bertolone, vescovo di Cassano allo Ionio (Cs) – è fermo al palo: ha superato la fase diocesana ma è bloccato a Roma. Attorno ad un nodo: il riconoscimento del martirio del prete, che peraltro consentirebbe di non attendere i due miracoli necessari alla canonizzazione e quindi di accelerare i tempi dell’iter. Ci sono forti resistenze vaticane all’attribuzione del titolo di martire ad un prete ucciso dalla mafia, perché questo avrebbe ripercussioni teologiche e pastorali non di poco conto (v. notizia successiva).

sabato 4 dicembre 2010

Ciancimino in Vaticano

Don Vito Ciancimino con il figlio,in una foto d'epoca

Il racconto degli incontri Oltretevere di "Don Vito"
Vito Ciancimino si faceva accompagnare dal figlio Massimo allo Ior, entrava da Porta Sant'Anna e lo venivano ad accogliere dignitari vaticani. Adesso ha trascorso più di tre ore davanti ai magistrati per l’ennesimo interrogatorio. Testimone dei torbidi rapporti tra mafia e Stato e vittima di un’inquietante intimidazione, l’ultima di una lunga serie, Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, è tornato a parlare ai Pm della Dda dei segreti appresi dal padre, ma anche della lettera minatoria recapitatagli nella sua casa di Bologna.
 

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