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martedì 10 luglio 2012
Nuzzi: “20 chili d’oro riconducibili al card. Sepe”
Gianluigi Nuzzi, autore di Vaticano S.p.A., ha scritto oggi su Libero che in una cassetta di sicurezza presso lo IOR sono custoditi “oltre 20 chilogrammi in lingotti d’oro riconducibile a uno dei più stretti collaboratori del cardinale Crescenzio Sepe”. I lingotti sarebbero “protetti da una banale carta da pacchi e riposti in una scatola di cartone”.
http://www.uaar.it/news/2010/06/22/nuzzi-20-chili-oro-riconducibili-al-card-sepe/
http://www.uaar.it/news/2010/06/22/nuzzi-20-chili-oro-riconducibili-al-card-sepe/
IL CARDINALE SEPE E IL DROMEDARIO SACRIFICATO..
Come se non gli bastassero le disavventure giudiziarie, il card. Crescenzio Sepe è ora finito anche nel mirino degli animalisti. Sta infatti suscitando mote reazioni negative la diffusione di una foto che lo ritrae, presumibilmente in Sudan, mentre presenzia,e forse partecipa, al sacrificio rituale di un dromedario (riprodotta, per es., su Express News).
http://www.uaar.it/news/2010/07/10/card-sepe-dromedario/
http://www.uaar.it/news/2010/07/10/card-sepe-dromedario/
giovedì 8 settembre 2011
CARDINALE SEPE: NON POSSO DIRE A SAN GENNARO «SPOSTA IL MIRACOLO».
L' Arcivescovo di Napoli: «Chiedo rispetto per questo evento straordinario». De Magistris e Caldoro d'accordo con il Cardinale.
NAPOLI - E' impossibile chiedere a San Gennaro di spostare il giorno in cui compiere il «miracolo» soltanto perchè è stata abolita la festività patronale. A dirlo, tra ironia e incredulità, il cardinal Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, commentando la decisione contenuta nella manovra, che abolirebbe tutte le festività non laiche eccetto quella dei santi Pietro e Paolo, del 29 giugno.
«Possono pure decidere di spostare San Pasquale, ma San Gennaro ha una sua peculiarità - ha detto il presule parlando a Napoli con i giornalisti- è un evento che avviene in quel giorno.
NAPOLI - E' impossibile chiedere a San Gennaro di spostare il giorno in cui compiere il «miracolo» soltanto perchè è stata abolita la festività patronale. A dirlo, tra ironia e incredulità, il cardinal Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, commentando la decisione contenuta nella manovra, che abolirebbe tutte le festività non laiche eccetto quella dei santi Pietro e Paolo, del 29 giugno.
«Possono pure decidere di spostare San Pasquale, ma San Gennaro ha una sua peculiarità - ha detto il presule parlando a Napoli con i giornalisti- è un evento che avviene in quel giorno.
lunedì 6 dicembre 2010
Il cardinale Sepe e il restauro fantasma
Le carte dell'inchiesta: 2,5 milioni ricevuti per lavori mai completati. L'architetto Zampolini diresse il cantiere
ROMA - Nell’autunno del 2003 la facciata del palazzo di Propaganda Fide in piazza di Spagna viene completamente avvolta da un ponteggio esterno. «Manutenzione provvisoria e restauro» si legge sulla targa che segnala lo stato dell’opera. Il progettista è l’architetto Angelo Zampolini, che sette anni dopo diventerà noto per essere l’uomo di fiducia di Diego Anemone, il custode di molti dei suoi segreti. L’impresa a cui sono affidati i lavori è la ditta Carpineto, che in una recente informativa del Ros viene definita «vicina» ad Angelo Balducci, ex Provveditore alle Opere Pubbliche.
«Incongruo»È solo l’inizio di quegli interventi che nel 2005 beneficeranno di un finanziamento statale da 2,5 milioni di euro, sul quale anche alcuni organi di controllo avevano sollevato molte perplessità. Il primo allarme, infatti, arrivò dalla Corte dei conti, sollecitata da una denuncia del sindacalista della Uil Gianfranco Cerasoli. L'iscrizione nel registro degli indagati del cardinale Crescenzio Sepe, presidente di Propaganda Fide del 2000 al 2006, e dell’allora ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, è stata decisa dalla Procura di Perugia dopo l’acquisizione di una relazione della Corte dei conti nella quale si definisce «incongruo» e «non motivato» lo stanziamento della cifra, destinata a un palazzo extraterritoriale, essendo di proprietà del Vaticano. La stranezza di quella vicenda, e il fatto che i lavori non ebbero mai fine, hanno convinto i pubblici ministeri di essere in presenza di una contropartita concessa da Lunardi - firmatario del decreto insieme all’ex ministro della Cultura Rocco Buttiglione - in cambio dell’acquisto a prezzi decisamente vantaggiosi di una palazzina di Propaganda Fide in via dei Prefetti, a Roma. L’andamento di quel restauro ha sempre avuto una sorte accidentata. Il primo ponteggio venne smontato nel febbraio 2004. I lavori ripresero nell’estate del 2005, sempre con lo stesso progetto, dopo che all’interno degli «interventi in materia di spettacolo ed attività culturali» previsti per il varo di Arcus, la spa governativa che si occupa di edilizia culturale, venne deciso uno stanziamento di 2,5 milioni di euro per il restauro del palazzo. Cambiò la ditta appaltante, con l'ingresso della Italiana Costruzioni.
Il magistratoL’ultimo nome noto ricorrente in questa nuova fase dell’inchiesta perugina è quello di Mario Sancetta. Il regolamento di Arcus del quale la Corte dei conti lamenta la mancanza era stato affidato in origine proprio a lui, magistrato di quell’organismo, attuale presidente di sezione, indagato a Perugia per corruzione. Gli investigatori si stanno rileggendo alcune intercettazioni riportate in una informativa del Ros dello scorso settembre. Il 25 giugno 2009, Sancetta è al telefono con Rocco Lamino, socio del Consorzio Stabile Novus, di cui faceva parte anche Francesco Piscicelli, l’imprenditore che rideva la notte del terremoto dell’Aquila. Sancetta si lamenta dell’atteggiamento inconcludente che hanno nei suoi confronti Lunardi e «il cardinale», identificato poi come monsignor Sepe, perché «non sufficientemente solleciti al soddisfacimento di richieste di commesse» che il magistrato gli avrebbe fatto pervenire. «Non è che sia molto conclusivo, sto’ cardinale - dice -. Io spero allora di incontrarlo, così gli do sto’ depliant… perché l’altra volta gli diedi tutto quel fascicolo che non serve a niente, insomma… come pure ora devo vedere la prossima settimana a coso… Lunardi… anche lui, perché lui mi ha obbligato… ma la gente si piglia le cose degli altri e non gli fa niente… quella è una cosa indegna». Il canovaccio si ripete in altre telefonate, nelle quali Sancetta accenna alla possibilità di sfruttare il suo rapporto con Lunardi per far avere a Lamino qualche commessa da parte di Impregilo («Ma non so se dargli fiducia…») oppure nell’ambito dei lavori post terremoto, magari facendo leva sul fatto che l’ex ministro ha ancora un procedimento pendente presso la Corte dei conti. «Con Lunardi - dice - c’abbiamo una questione ancora in sospeso».
FONTE
domenica 5 dicembre 2010
Chi è Sepe, l'impresario di Dio
In Vaticano il cardinale prefetto della congregazione De Propaganda Fide lo chiamano il papa rosso. Per dire quanto è potente. Ma Crescenzio Sepe, che lo è diventato nell'aprile del 2001, non si è mai accontentato.
Sepe è nato nel 1943 a Carinaro, in diocesi di Aversa. Entrò presto in diplomazia e fece tirocinio nelle nunziature dell'America latina e dell'Asia. In curia il suo cardinale protettore era l'argentino Umberto Mozzoni e questi lo piazzò in segreteria di Stato, all'ufficio informazioni. Bel trampolino. Perché con un papa come Giovanni Paolo II i media contano. E Sepe fece le mosse giuste.
Nel 1984 scovò e mise in pista come press agent di papa Wojtyla l'intraprendente Joaquín Navarro-Valls, spagnolo, numerario dell'Opus Dei. E a direttore dell'"Osservatore Romano" collocò un suo amico irpino, Mario Agnes, l'ascetico fratello di Biagio, allora supermanager della Rai.
Giovanni Paolo II se ne compiacque. E Sepe salì di grado. Tre anni dopo, nel 1987, fu promosso assessore della segreteria di Stato, numero tre del supremo organo di governo vaticano.
Altri tre anni, e corse voce che lui già pretendeva di diventar sostituto, una carica ancora più su, con accesso diretto e quotidiano al papa. Una lettera collettiva firmata da nunzi e diplomatici gli sbarrò la strada. Ma solo lì. Nel 1992, Sepe fu promosso dal papa arcivescovo e segretario della congregazione per il clero.
Dove rivelò un'altra sua dote, quella di impresario di spettacoli. Non c'era ricorrenza papale che non venisse salutata da cantautori, rockband, soubrette. Con dirette in mondovisione.
Così, quando si trattò di organizzare il grandioso giubileo dell'anno 2000, Giovanni Paolo II non ebbe dubbi, mise tutto in mano a Sepe. Il quale progettò e realizzò un programma monstre, fatto di decine di giubilei di categoria, uno più spettacolare dell'altro. Con riverberi politici non da poco. Sia il governo italiano che il sindaco di Roma, quando avevano a che fare col Vaticano, era dal plenipotenziario Sepe che dovevano bussare.
Il premio arriva puntuale nel 2001. Il papa fa cardinale Sepe e lo insedia a Propaganda Fide. Tempo pochi mesi e anche l'agenzia di questo dicastero, "Fides", cambia faccia e suona la tromba per il nuovo papa rosso.
(...) Sette anni fa il direttore dell'Osservatore Romano Mario Agnes dirige "L'Osservatore Romano" rischiò il licenziamento. Per un incidente che ha per epicentro Sepe e Cuba.
L'8 marzo 2003 infatti "L'Osservatore" diede la stura a una serie di servizi dall'isola, sette pagine in quattro giorni, con tre protagonisti assoluti: Fidel Castro, il cardinale Crescenzio Sepe e una suora badessa di nome Tekla Famiglietti. Nella foto clou i tre comparivano stretti in un abbraccio gioioso, con sullo sfondo la gigantografia di un altro abbraccio di cinque anni prima tra Castro e Giovanni Paolo II in visita all'isola.
Sepe e suor Tekla sono conterranei di Agnes, che è irpino, e si conoscono da una vita. Ma la loro prossimità non è solo geografica. Se Agnes è diventato direttore dell'"Osservatore Romano", lo deve proprio a Sepe, oggi cardinale prefetto della congregazione "De Propaganda Fide", ma all'epoca titolare dell'ufficio informazioni della segreteria di Stato vaticana.
Ebbene, cosa andò a fare a Cuba il cardinale? A inaugurare all'Avana un convento di suore brigidine, donato da Castro proprio a suor Tekla, che delle brigidine è la badessa mondiale. Agnes inviò sul posto un suo giornalista di punta, Giampaolo Mattei, il quale diede conto nei suoi reportage di un crescendo di affetti tra la suora, il cardinale Sepe e il barbuto dittatore: con la suora e Fidel che "camminano mano nella mano", con la prima che conferisce al secondo "l'onorificenza Santa Brigida", con il cardinale che dice a Castro la gratitudine sua e del papa per "la generosa apertura e il fraterno aiuto".
Ma alla cerimonia c'era un grande assente: l'arcivescovo dell'Avana, cardinale Jaime Lucas Ortega y Alamino. Il quale aveva tutti i motivi per mancare. Sapeva che Castro, mentre incantava i suoi ospiti venuti da Roma e faceva trasmettere in diretta televisiva i suoi abbracci, aveva già pronte le manette per l'ottantina di oppositori, in buona parte cattolici, che farà arrestare di lì a pochi giorni, e che in aprile farà condannare a un totale di oltre 1.500 anni di carcere.
E il Vaticano ne era stato informato, ma non aveva fatto nulla per frenare Sepe, Agnes e suor Tekla: quanto bastava per mandare su tutte le furie il cardinale Ortega e gli altri vescovi cubani, che protestarono l'11 marzo con una dichiarazione collettiva contro «gli eccessi, nelle parole e nei gesti, di cui siamo stati testimoni in queste circostanze, da parte di alcune personalità della Chiesa».
Dopo di che Ortega volò a Roma. Fece una sfuriata col cardinale segretario di Stato, Angelo Sodano. Il 21 marzo andò dal papa. E anche dal cardinale Camillo Ruini, per dirgli che gli aiuti della conferenza episcopale italiana se li giocava il regime, al quale incautamente erano dati in consegna.
Il risultato è che il cardinale Sodano rimproverò Agnes e gli adombrò la revoca della fiducia.
E Sepe? Si fece scudo del papa e il 29 aprile fece dire dal suo portavoce Luca De Mata: «Speravamo che 'El Máximo' avrebbe avuto il coraggio di aprire Cuba alla democrazia, ma abbiamo sbagliato...». Come dire che Giovanni Paolo II aveva sbagliato per primo, ad assoluzione di tutti.
FONTE
sabato 4 dicembre 2010
Sepe, Balducci e Bertolaso: un'alleanza nata all'ombra di un parcheggio
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| Guido Bertolaso con il cardinale Crescenzio Sepe |
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