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martedì 10 luglio 2012
Propaganda Fide, le case del Vaticano e la rete di Balducci
Proprietà di gran pregio nel quadrilatero più ambito della città. Affitti e lavori su patrimonio da 9 miliardi
ROMA — È un destino che la storia di Propaganda Fide, sin dall’inizio si intrecci con una storia di immobili, di rivalità di architetti, di lavori edilizi. «Corrisponde medesimamente sulla detta piazza questo gran Collegio, il quale ebbe principio l'anno 1622 per provvedere ai bisogni e dilatazione della Fede Cattolica... fu eretto qui il collegio col disegno del Bernini... Fu dipoi terminata la fabbrica dal Borromini». Ma i tempi cambiano e da Bernini e Borromini siamo oggi al provveditore Angelo Balducci, che della Congregazione è stato consultore fino al 10 marzo scorso, e al costruttore Diego Anemone.
ROMA — È un destino che la storia di Propaganda Fide, sin dall’inizio si intrecci con una storia di immobili, di rivalità di architetti, di lavori edilizi. «Corrisponde medesimamente sulla detta piazza questo gran Collegio, il quale ebbe principio l'anno 1622 per provvedere ai bisogni e dilatazione della Fede Cattolica... fu eretto qui il collegio col disegno del Bernini... Fu dipoi terminata la fabbrica dal Borromini». Ma i tempi cambiano e da Bernini e Borromini siamo oggi al provveditore Angelo Balducci, che della Congregazione è stato consultore fino al 10 marzo scorso, e al costruttore Diego Anemone.
Roma. I veri conti del Giubileo: l'85% delle opere previste non e' stato realizzato: Propaganda Fide re 2200 miliardi!
Le cronache giudiziarie di questi giorni si riferiscono ad alcuni personaggi i cui nomi ricorrono anche per le opere del Giubileo del 2000. Da parte di alcuni esponenti del mondo politico si sostiene che le opere previste per quell'evento furono per buona parte realizzate. Non e' cosi'. Come abbiamo avuto modo di scrivere, 10 anni fa, senza avere il piacere di essere citati, l'85% delle opere inizialmente previste per il Giubileo a Roma non e' stato realizzato. Sembra una notizia paradossale ma dall'analisi dei documenti ufficiali (decreti ministeriali, delibere della commissione per Roma capitale e relazioni al Parlamento), il quadro della situazione appare evidente:
All'epoca furono stanziati 2.578 miliardi di lire per il Giubileo per il Comune di Roma, 2.200 dei quali riguardavano opere inizialmente programmate e non realizzate.
All'epoca furono stanziati 2.578 miliardi di lire per il Giubileo per il Comune di Roma, 2.200 dei quali riguardavano opere inizialmente programmate e non realizzate.
Propaganda Fide: la Corte dei Conti chiede che si risarcisca lo Stato.
85% delle opere non realizzate restituite i finanziamenti!
La Corte dei Conti ha chiesto alla società Arcus, di proprietà pubblica, la restituzione allo Stato dei cinque milioni di euro impiegati a beneficio della congregazione vaticana di Propaganda Fide. La “pietra dello scandalo” sono i lavori di ristrutturazione di una palazzetto a Piazza di Spagna che doveva diventare il museo della congregazione: la magistratura contabile contesta ai dirigenti di Arcus il finanziamento di lavori già iniziati o effettuati, il mancato utilizzo pubblico del museo e l’aver erogato fondi senza avere garanzie sull’effettiva destinazione dell’edificio. La richiesta di finanziamento fu inoltrata dall’allora prefetto di Propaganda Fide, card. Crescenzio Sepe, all’allora ministro Pietro Lunardi, che per sua stessa ammissione è stato prima inquilino di un palazzo della stessa congregazione (senza pagare alcun affitto), poi acquirente del medesimo palazzo a un prezzo sensibilmente inferiore a quello di mercato.
La Corte dei Conti ha chiesto alla società Arcus, di proprietà pubblica, la restituzione allo Stato dei cinque milioni di euro impiegati a beneficio della congregazione vaticana di Propaganda Fide. La “pietra dello scandalo” sono i lavori di ristrutturazione di una palazzetto a Piazza di Spagna che doveva diventare il museo della congregazione: la magistratura contabile contesta ai dirigenti di Arcus il finanziamento di lavori già iniziati o effettuati, il mancato utilizzo pubblico del museo e l’aver erogato fondi senza avere garanzie sull’effettiva destinazione dell’edificio. La richiesta di finanziamento fu inoltrata dall’allora prefetto di Propaganda Fide, card. Crescenzio Sepe, all’allora ministro Pietro Lunardi, che per sua stessa ammissione è stato prima inquilino di un palazzo della stessa congregazione (senza pagare alcun affitto), poi acquirente del medesimo palazzo a un prezzo sensibilmente inferiore a quello di mercato.
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