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martedì 2 agosto 2016

IRLANDA, SCOPERTI RESTI DI 800 BAMBINI IN UNA FOSSA COMUNE IN UN CONVENTO




Questo articolo fa riferimento al recente ritrovamento di una fossa comune di bambini adiacente ad un convento in Irlanda che potete leggere qui Irlanda: trovati 800 bambini nella fossa comune di un convento.

Breaking News dal Processo di Papa Francesco rilasciato dalla Procura cittadino”, Bruxelles

mercoledì 27 giugno 2012

NATIVI : LA STORIA DEL GENOCIDIO CANADESE DA PARTE DELLA CHIESA CATTOLICA (DOCUMENTARIO)

ll documentario "Unrepentant: Kevin Annett and Canadas Genocide" descrive la storia personale di Kevin Annett quando, nelle veste di reverendo, si è scontrato con la Chiesa Unita a causa del suo interessarsi ai fatti accaduti nelle scuole residenziali canadesi e al genocidio commesso dai responsabili religiosi di queste scuole, dove centinaia di migliaia di bambini Nativi sono stati rinchiusi, dopo essere stati rapiti alle famiglie e costretti a parlare solo inglese, a dimenticare la propria cultura e a professare la religione cristiana.
Qui hanno subito violenze fisiche e sessuali, elettroshock, sterilizzazioni e, nella maggior parte dei casi, la morte. Il film ha ricevuto numerosi premi, al New York Independent Film and Video Festival nel 2006 e come miglior documentario al Los Angeles Independent Film Festival nel marzo 2007. Questa versione sottotitolata in italiano è frutto di un lavoro di numerose persone, in primo luogo Kevin Annett, Nativi Americani.it e Stefania Pontone, Cristina Merlo, Vittorio Delle Fratte, White Tara Production.
Visita il sito: www.nativiamericani.it
Fonte: www.arcoiris.tv www.protegeatushijos.org www.crescendoingracia.com www.telegracia.com www.netgracia.com



venerdì 14 ottobre 2011

domenica 12 giugno 2011

Genocidio rwandese: condannato all’ergastolo prete cattolico


Un prete cattolico rwandese, l’abate Aimé Mategeko, è stato condannato lo scorso giovedì al carcere a vita dopo essere stato riconosciuto colpevole della partecipazione al genocidio perpetrato contro i Tutsi nel 1994. A renderlo noto è Radio Rwanda.

Il sacerdote, 45 anni, appartenente all’etnia hutu, è stato condannato per “istigazione al massacro dei Tutsi che hanno cercato rifugio nella parrocchia Shangi, nella ex prefettura di Cyangugu (a sud-ovest)”.
Durante il massacro, Mategeko era parroco di Hanika, un’altra parrocchia cattolica della regione.
«Sono innocente, ma non sono il primo ad essere vittima di un’ingiustizia,» ha detto il sacerdote durante l’intervista rilasciata a Radio Rwanda alla fine del processo, prima di annunciare il ricorso in appello.

martedì 31 maggio 2011

Il Genocidio Canadese e le responsabilità della Chiesa Cattolica

Il documentario “Unrepentant: Kevin Annett and Canada’s Genocide” descrive la storia personale di Kevin Annett quando, nelle veste di reverendo, si è scontrato con la Chiesa Unita per il suo interessamento ai fatti accaduti
nelle scuole residenziali canadesi e il genocidio commesso dai responsabili religiosi di queste scuole, dove centinaia di migliaia di bambini Nativi sono stati rinchiusi, dopo essere stati rapiti alle famiglie, e costretti a parlare solo inglese, a dimenticare la propria cultura e a professare la religione cristiana. Qui hanno subito violenze fisiche e sessuali, elettroshock, sterilizzazioni e, in molti casi, la morte. Il film ha ricevuto numerosi premi, al New York Independent Film and Video Festival nel 2006 e come miglior documentario al Los Angeles Independent Film Festival nel marzo 2007.
Questa versione sottotitolata in italiano è frutto di un lavoro di numerose persone, in primo luogo Kevin Annett, Nativi Americani.it e Stefania Pontone, Cristina Merlo, Vittorio Delle Fratte, White Tara Production.



mercoledì 11 maggio 2011

Papa Ratzinger e i peccati della Chiesa in Argentina

I vertici delle gerarchie ecclesiastiche sono stati complici dei crimini terribili commessi dalla dittatura nel paese sudamericano. Ora hanno la possibilità di pentirsi.
Benedetto XVI, scrive Hugh O’Shaughnessy sul Guardian, ha avuto parole di grande conforto e di incoraggiamento nel messaggio che ha pronunciato alla vigilia di Natale. “Dio ci anticipa ancora e ancora in modo inaspettato”, ha detto il papa. “Egli non cessa di cercarci, per risorgere tutte le volte che ne abbiamo bisogno. Egli non abbandona la pecorella smarrita nel deserto in cui si era smarrita. Dio non si lascia confondere dal nostro peccato. Ancora ed ancora comincia di nuovo con noi“.

giovedì 6 gennaio 2011

LA AUSCHWITZ DEL VATICANO

Di Massimo Mazzucco

1°- Parte
Chiesa e fascismo
I concordati della Chiesa
All’alba della II Guerra Mondiale 
CAVEAT: Questa pagina è ancora da completare e da verificare. E’ possibile che contenga qualche inaccuratezza storica.

INTRODUZIONE


Non è solo nei campi di concentramento tedeschi che trovarono la morte le vittime della persecuzione nazista nella II Guerra Mondiale. Nella neonata Repubblica di Croazia, fondata unilateralmente nel 1941 dal dittatore-fantoccio Ante Pavelic, furono selvaggiamente trucidati circa a mezzo milione di serbi, 40.000 ebrei, migliaia di Rom e altre etnie minori, nel famigerato campo di concentramento di Jasenovac, comandato dai frati francescani. 
La vicenda di Jasenovac rappresenta una delle pagine più oscure di tutta la storia della Chiesa cattolica. Tutti i crimini commessi dal clero avvennero infatti sotto la diretta responsabilità del cardinale Stepinac, arcivescovo di Zagabria, con la diretta connivenza della Santa Sede, rappresentata in loco dal nunzio apostolico Ramiro Marcone.
Sono fatti sconvolgenti e difficili da accettare, che si possono comprendere solo se visti nella più ampia ottica del ventennio storico che precedette la Seconda Guerra Mondiale. Ma sono stati ampiamente documentati da diversi autori, jugoslavi e non, anche se ovviamente non hanno trovato eco sui media tradizionali, nè certamente se ne parla nei libri di scuola. Come ebbe a commentare Eleanor Roosevelt ad Avro Manhattan, lo scrittore che stava svolgendo ricerche sulle atrocità commesse dalla Chiesa in Croazia:
"La Germania nazista non c’è più. La Chiesa cattolica è ancora fra noi, più potente che mai, con la propria stampa e la stampa mondiale ai suoi piedi. Qualunque cosa verrà pubblicata in futuro sulle atrocità non sarà creduta" [1-1]

Fu la Jugoslavia di Tito, dopo la guerra, a raccogliere e presentare al mondo la documentazione sui crimini di Jasenovac, che fu esposta al  Museo dell’Olocausto di Belgrado. Tale documentazione mostra in modo inconfutabile la complicità della Chiesa cattolica nel genocidio, sistematico e programmato, di tutti i non-cattolici che vivevano nella regione.
Come vedremo, il caso di Jasenovac non fu un evento isolato, ma solo l’episodio più eclatante di una politica di connivenza intrapresa dalla Chiesa nel periodo anteguerra con tutti gli stati nazi-fascisti di quell’epoca.

martedì 21 dicembre 2010

Marco Cinque racconta il genocidio canadese

Abusi sessuali, sterilizzazioni di massa e decine di migliaia di bambini morti nelle scuole cattoliche residenziali del Canada dal 1922 al 1984. Intervista a Kevin Annet, ex sacerdote della Chiesa Unita del Canada, che mercoledì 7 sarà a Roma, in Parlamento, con due testimoni aborigeni delle Residential Schools.
Con l’autorizzazione dell’autore, pubblico questa inchiesta di Marco Cinque uscita sul quotidiano «il manifesto» del 4 aprile 2010.  Nella versione on line del quotidiano si possono leggere anche i commenti di lettori e lettrici.
Sono ormai diversi anni che Kevin Annet denuncia gli abusi e le stragi dei nativi canadesi nelle cosiddette “scuole residenziali” cattoliche. Prima col libro The Canadian Holocaust, poi col film documentario Unrepentant, diretto da Louie Lawless, Annet sta cercando di scuotere l’opinione pubblica internazionale sulle sistematiche violenze fisiche, gli abusi sessuali, gli elettroshock, le sterilizzazioni di massa e gli omicidi perpetrati ai danni delle popolazioni native nella seconda metà del XX secolo. «È necessario che il mondo sappia quello che è successo», recitava una donna nativa in lacrime all’inizio di Unrepentant, ma bisogna vedere se il mondo a cui viene rivolto questo drammatico appello abbia davvero voglia di sapere.

lunedì 20 dicembre 2010

Il genocidio peruviano e le responsabilità della Chiesa Cattolica

A un anno dal rapporto sulle vittime della guerra, il Perù ricorda le sue 69.280 vittime

Vittime della guerra civile, coperti da teli colorati
Manifestazione della società civile per chiedere giustizia14/09/2005-“In un Paese abituato all’indifferenza, il rapporto della Commissione Verità e Riconciliazione (Cvr) sta andando avanti e con successo e questo ci consente di affrontare con speranza il futuro. Il rapporto ha passato in rassegna i 20 anni della violenza politica e ha analizzato l’origine ideologica del conflitto, evidenziando come i Sendero Luminoso abbiano operato in mezzo a una società razzista, discriminatrice, frammentata. La magistratura è intanto riuscita a portare nelle aule di giustizia 7 dei 44 casi che avevamo presentato. La legge delle riparazioni varata dal Parlamento è un passo avanti, ma manca ancora i registro delle vittime”. Con queste parole Salomon Lerner, rettore dell’Università Cattolica di Lima ed ex-presidente della Cvr, ha celebrato il secondo anniversario della consegna del rapporto che ha denunciato colpe e colpevoli di una guerra civile appena finita. Un giorno importante dunque, nel quale le cerimonie ufficiali si sono alternate a cortei di migliaia di persone, che hanno percorso Campo di Marte, l’area verde più grande di Lima, dov’è stata inaugurata l' Alameda de la Memoria, un percorso nel parco che termina alla scultura in omaggio dei caduti chiamata L’occhio che piange.

Il genocidio dimenticato. Sono stato a Lima per due anni e ho avuto la possibilità di partecipare a numerosi dibattiti della società civile, di ong e di organizzazioni dei familiari e delle vittime del conflitto sull'oscuro passato di violenza in Perù. La conclusione è sempre stata una: è aberrante come un genocidio di 69.000 vittime non abbia ottenuto l’attenzione della comunità internazionale che e’ rimasta in silenzio, inerte, di fronte al secondo massacro più grave avvenuto in America Latina. Come lo si spiega? Forse perché le vittime erano un branco di contadini ignoranti, analfabeti, che parlavano solo quechua e che quindi non meritano l’indignazione e la mobilitazione dell’Occidente? Le sperdute ande non rappresentano luoghi strategici per gli interessi regionali delle nazioni più potenti?
La ricerca della giustizia e della verità rimane una sfida cruciale per il popolo peruviano che non ha rimarginato la ferita, troppo grande. E ora il Perù sta cercando la riconciliazione, i peruviani stanno cercando di rialzare la testa supportati dalla mediazione e dalle denuncie degli organismi dei diritti umani e della società civile organizzata che chiede l’applicazione delle raccomandazioni della Cvr.

Vittime della guerra civile, coperti da teli colorati.Ma cosa c’è di così tanto scomodo e sovversivo in questo storico rapporto? Il documento, che continua a guastare i sogni di molti politici ancora oggi al governo, accusa principalmente la guerriglia maoista Sendero Luminoso e il movimento guerrigliero Tupac Amaru (Mrta) ma anche l’esercito governativo, indicando le responsabilità politica degli ex presidenti, Fernando Belaúnde (1980-1985) e Alan García (1985- 1990) e la responsabilità penale di Alberto Fujimori (1990-2000), ora fuggito in Giappone.
Tre su quattro delle 69.280 vittime, tra morti accertati e desaparecidos, erano contadino e indigeni. Quanto è avvenuto in Perù supera addirittura la tragedia Argentina (1976-1983), accaparrandosi il triste titolo del secondo più grave massacro dell’America Latina, dopo le 200.000 vittime, in maggioranza Maya, della repressione della guerra civile in Guatemala (1960-1996).
Le forze di sicurezza dello Stato sarebbero responsabili della sparizione di almeno 7mila di queste persone.
La commissione ha raccolto 17mila testimonianze durante 22 mesi di indagine e si é avvalsa della collaborazione di una squadra di investigatori. Il rapporto è di nove volumi.
Il principale responsabile é appunto Sendero Luminoso con il 54 per cento delle vittime, che ha inflitto “una violenza estrema di inusitata crudeltà, usando anche la tortura e le sevizie come forme per castigare e intimidire la popolazione civile che cercava di soggiogare”, enfatizza il rapporto finale Cvr, aggiungendo che “Sendero negava il valore della vita e dei diritti umani”. Al Movimento rivoluzionario Tupac Amaru (Mrta) la responsabilità dell’1,5 per cento delle vittime. Il resto è attribuito all'esercito. Colpevoli, dunque, anche i governi democratici di Belaude e Garcia e del dittatore Fujimori perché “carenti nel comprendere e nel gestire adeguatamente il conflitto armato”. In particolare si ritengono colpevoli i governi di Belaunde e Garcia per aver permesso in certe zone del conflitto, che la violazione dei diritti umani si trasformasse in pratica sistematica delle Forze Armate.
Tante le critiche al governo Fujimori: il golpe di stato del 1992 ha significato un “collasso dello Stato di diritto”. Allo squadrone della morte conosciuto come grupo Colina, vincolato all’ex capo dei servizi segreti di Fujimori, Vladimiro Montesinos, sotto processo per decine di imputazioni, viene dedicata una sezione speciale.Il testo segnala crimini orribili: “assassini, scomparse, crudeli massacri”.

Le complicitá e le lotte della Chiesa Cattolica. Anche la Chiesa Cattolica é stata oggetto dell’analisi della Commissione della Verità. Dito puntato contro l'arcivescovo di Ayacucho, monsignor Luis Cipriani, attuale cardinale di Lima, la cui “difesa dei diritti umani non é stata ferma e decisa durante la maggior parte del conflitto armato”. Il documento segnala che l’attuale esponente latinoamericano dell’Opus Dei “durante la maggior parte del conflitto armato ha ostacolato il lavoro delle organizzazioni ecclesiali impegnate nella difesa dei diritti umani, fino al punto di negare la violazione dei diritti umani”.
Va però detto che la Cvr riconosce anche che la Chiesa Cattolica ha saputo in molti casi tradurre il suo rifiuto della violenza in attività di difesa dei diritti umani come, per esempio, quelle organizzate dalla Commissione Episcopale per l’Azione Sociale (Ceas). In questo senso, la Cvr rende omaggio a sacerdoti, religiose, fedeli cattolici ed evangelici che pagarono con la propria vita la difesa dei diritti umani.
Il direttore esecutivo del Coordinamento Nazionale dei Diritti Umani (Cnddhh) Francisco Soberon, commenta: “coloro che hanno seguito la congiuntura nazionale fin dagli anni ’80, hanno osservato come Cipriani ha volto le spalle ai familiari dei desaparecidos e a tutti coloro che hanno sofferto le violazioni dei diritti umani in Ayacucho".

Manifestazione della società civile per chiedere giustizia.E adesso? Ogni volta che si arriva a Lima la si trova paralizzatata dagli scioperi, da blocchi stradali o da manifestazioni promosse magari dalla Federazione generale dei lavoratori, dai cocaleros, da medici o maestri.
I sondaggi indicano un misero 8 per cento di approvazione del presidente Toledo, che ha promosso una fantomatica crescita del 5 per cento del Prodotto interno lordo, mentre la gente è costretta a vivere al di sotto della soglia della povertà.
Di qui il paradosso: quanta disuguaglianza strutturale possa generare uno stato di diritto dove la democrazia e’ solo apparente, dove incombe la minacciosa presenza di un sistema mafioso di fujimorista memoria.
Dopo un decennio di dittatura di Fujimori l’establishment politico non si vergogna a riunirsi al matrimonio di sua figlia. Non solo: in Perù vige ancora la Costituzione imposta dal dittatore che, con il governo Toledo, tenta di addomesticare e imbavagliare la giustizia, attaccando i procuratori anti-corruzione Gammara e Vargas Valdivia.
E' un paese allo sfascio, al centro di interessi strategici. E' infatti ricco di risorse naturali, di biodiversità e di coca (l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga ha stimato che quest'anno la produzione illegale di coca in Perù raggiungerà i 112 milioni di dollari). Il Plan Colombia, oggi Plan Patriota, sta regionalizzando il conflitto e le nefaste conseguenze colpiscono anche l’Amazzonia peruana con tanto di fumigazioni. La negoziazione del Trattato di Libero Commercio, (Tlc e Alca) tra Usa e Perù sta dimostrando come l’egemonia statunitense possa facilmente calpestare la sovranità nazionale.
Un quadro di totale ingovernabilità, dunque, che sta accelerando il processo di esclusione e abbandono del 70 per cento dei peruviani. La democrazia è bloccata, tradita dalle speranze di uscire dalla dittatura di Fujimori, con un futuro ipotecato dalle ombre del passato.5


http://it.peacereporter.net/articolo/3673/Genocidio+dimenticato


L'arcivescovo Sepinac:storia di un santo responsabile di genocidio

Immagine di Alojzije StepinacDopo la prima guerra mondiale (1918), la Croazia si trovò a far parte del "Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni" (poi regno di Jugoslavia).
Il Partito Croato dei Diritti, cattolico, nazionalista e autonomista, esisteva fin dal 1861; ne facevano parte i militanti che poi presero il nome di "ustascia" (insorti) richiamandosi alle lotte d'indipendenza contro la Turchia. Intorno al 1920 Pavelic ne diventò il leader e trovò subito l'appoggio di Mussolini, poi quello di Hitler.
Alojzije Viktor Stepinac (1898-1960) diventò arcivescovo di Zagabria nel 1937. Quando scoppiò la seconda guerra mondiale, i nazifascisti invasero la Jugoslavia e crearono (1941) lo Stato Indipendente (!!) di Croazia, con il governo di Pavelic, che trasformò il Partito croato dei diritti in "Partito unico dello Stato indipendente di Croazia".
Il 21 aprile 1941 l'organo ufficiale dell'arcivescovado di Zagabria (cioè di Stepinac), Katolicki List, commentando l'invasione della Jugoslavia da parte delle truppe nazifasciste, l'arrivo a Zagabria di Pavelic e l'instaurazione della dittatura ustascia, attribuiva tali fortune alla provvidenza divina:
"Questi avvenimenti hanno reso possibile la fondazione dello Stato indipendente Croato (...) l'Onnipotente Provvidenza lo ha realizzato nell'anno del grande giubileo del popolo. La Chiesa cattolica, che per 1300 anni ha guidato spiritualmente il popolo croato (...) unisce la sua gioia a quella del popolo".

Il Genocidio croato e l'Arcivescovo del genocidio



Intervista a Marco Aurelio Rivelli,a cura di VittorioBellavite

Il suo volume "L'Arcivescovo del genocidio" ( Milano '99 Kaos edizioni L. 35.000) ha destato grande scalpore per la documentazione sul genocidio effettuato dagli ustascia di Ante Pavelic nei confronti dei serbo-ortodossi negli anni '41-'45 con la complicità del clero cattolico e con l'avvallo del Card. Stepinac, allora Primate di Croazia.

Cosa l'ha indotto a scrivere di questo argomento?

Ho sviluppato la tesi di laurea che ho dato nel '81 all'Università "" di Roma. L'argomento allora ed in seguito mi ha coinvolto moltissimo sia per la mia passione per gli studi storici sia perché mi sono reso progressivamente conto che questo aspetto della seconda guerra mondiale era tra i più ignorati nella cultura occidentale e che questa ignoranza era inconcepibile per la gravità dei fatti che sono riuscito a ricostruire.

domenica 5 dicembre 2010

Vittime della Chiesa: Atrocità delle Chiese nel XX secolo

Campi di annientamento cattolici

È sorprendente come pochi sappiano che in Europa, negli anni della seconda Guerra Mondiale, non c'erano solamente i campi di concentramento nazisti.

In Croazia, negli 1942-43, v'erano numerosi campi di sterminio, organizzati dai cattolici ustascia agli ordini del dittatore Ante Pavelic, un cattolico praticante ricevuto regolarmente dall'allora papa Pio XII. Vi erano persino campi di concentramento speciali per bambini!

Nei campi croati venivano soppressi soprattutto serbi cristiano-ortodossi, ma anche un cospicuo numero di ebrei. Il più famigerato era il lager di Jasenovac; il suo comandante fu per un certo tempo un certo Miroslav Filipovic, un frate francescano temuto con l'appellativo di «Bruder Tod» («Sorella Morte»). Qui, al pari dei nazisti, gli ustascia cattolici bruciavano le loro vittime nei forni, ma vivi, diversamente dai nazisti che prima avevano almeno ucciso le prede col gas. In Croazia, però, la maggior parte delle vittime veniva semplicemente soppressa, impiccata o fucilata. Il loro numero complessivo è stimato fra i trecentomila e i 600.000; e questo in un paese relativamente piccolo. - Molti uccisori erano monaci francescani, armati allora con mitragliatrici. Queste nefandezze perpetrate dai Croati era talmente spaventose, che persino alcuni ufficiali della sicurezza delle SS tedesche, in qualità di osservatori degli avvenimenti croati, protestarono direttamente con Hitler (il che lasciò peraltro indifferente il dittatore). Il papa però fu ben informato di queste atrocità, e non fece nulla per impedirle (MV).

Il Genocidio argentino e le responsabilità della chiesa cattolica

“Si trattò di genocidio, avvenuto sotto la complicità degli Stati Uniti e della Chiesa Cattolica”. Questo emerge dalla sentenza del tribunale di Roma riguardo il periodo di dittatura argentina.

“La dittatura militare argentina (1976-1983) è da considerarsi un vero e proprio genocidio, prodotto sotto il pretesto della guerra fredda, promosso dagli Stati Uniti d’America e coperto anche dal silenzio della Chiesa Cattolica”. Questa si legge nella sentenza, resa nota ieri, che segue la storica condanna, avvenuta a marzo, all’ergastolo in contumacia per i cinque torturatori della famigerata Erma argentina, colpevoli secondo il tribunale italiano dell’uccisione di tre cittadini italiani durante la dittatura del 1976.

Il Genocidio Ruandese e le responsabilità della Chiesa Cattolica

Qual è stato, esattamente, il ruolo della Chiesa cattolica durante il genocidio in Rwanda? NDAHIRO TOM, un commissario rwandese per i diritti umani, dimostra la profonda complicità storica e politica della Chiesa nella vicenda e la invita a riconquistare la sua credibilità contribuendo al processo di giustizia.

"Non comprendono nulla i malvagi, che divorano il mio popolo come pane? (salmo 14)

Disseminate su colline, valli e montagne di tutto il Rwanda, centinaia di croci segnano le fosse comuni, dove si trovano i corpi delle vittime del genocidio del 1994.

I Tutsi sono stati massacrati anche nelle vicinanze o all'interno dei luoghi di culto, incluse le chiese cattoliche: paradossalmente questo è il paese più cristianizzato dell'Africa, tanto che i cristiani costituiscono circa l'80% della popolazione. I vescovi locali hanno affermato, più d'una volta, che tutti i rwandesi credono in Dio ( v. Kinyamateka, No. 1614, Gennaio 2003, pg.6).In centinaia di chiese e cappelle, che si trovano in tutto il paese, quasi tutti i giorni i fedeli ripetono il "Padre nostro", invocando il Signore che li liberi dal male (Matteo, 6:13).

A questo punto viene da chiedersi: da dove è provenuta la cattiveria che è alla base del genocidio? Come, da chi è nato questo sentimento?Sicuramente, una parte della risposta si trova nella Chiesa e nei suoi membri.

Genocidio cattolico dei nativi americani in Canada

I misfatti della Chiesa sui bambini - 50 mila bambini indigeni morti nelle scuole gestite dalla Chiesa cattolica canadese. Gli omicidi e gli abusi sono stati nascosti e insabbiati dal governo canadese e dalla Santa Sede

Abusi sessuali, sterilizzazioni di massa, decine di migliaia di bambini morti nelle scuole cattoliche del Canada dal 1922 al 1984. Un caso che sta per arrivare a Romadi Marco Cinque"il manifesto", 4 aprile 2010

Sono ormai diversi anni che Kevin Annet denuncia gli abusi e le stragi dei nativi canadesi nelle cosiddette “scuole residenziali” cattoliche. Prima col libro The Canadian Holocaust, poi col film documentario Unrepentant, diretto da Louie Lawless, Annet sta cercando di scuotere l’opinione pubblica internazionale sulle sistematiche violenze fisiche, gli abusi sessuali, gli elettroshock, le sterilizzazioni di massa e gli omicidi perpetrati ai danni delle popolazioni native nella seconda metà del XX secolo. «È necessario che il mondo sappia quello che è successo», recitava una donna nativa in lacrime all’inizio di Unrepentant, ma bisogna vedere se il mondo a cui viene rivolto questo drammatico appello abbia davvero voglia di sapere.

Sia il governo canadese che il capo della Chiesa cattolica hanno ammesso i crimini commessi nelle scuole residenziali. Infatti, l’11 giugno 2008 il presidente del Consiglio dei ministri, Stephen Harper, ha chiesto ufficialmente scusa per il genocidio e per gli abusi inflitti agli aborigeni. Dal canto suo papa Ratzinger, durante un’udienza con Phil Fontaine, leader discusso e non riconosciuto dalle First Nation, ha espresso «il proprio dolore per l’angoscia causata dalla deplorevole condotta di alcuni membri della Chiesa», che ha causato sofferenza «ad alcuni bimbi indigeni, nell’ambito del sistema scolastico residenziale canadese». Queste scuse però, oltre a sminuire il senso delle proporzioni, somigliano a una sorta di confessione che in un sol colpo pretenderebbe di cancellare le responsabilità dei peccatori e di redimerne automaticamente i peccati. Se crimini sono stati commessi e ammessi, si presume che debbano esistere anche i criminali che li hanno compiuti e risulta strano che gli stessi non vengano né identificati né perseguiti a norma di legge.

Ammontano almeno a 50mila i bambini morti nelle scuole residenziali cattoliche, senza contare tutti coloro che resteranno segnati per sempre, fisicamente e psicologicamente, dalle torture e dalle violenze subite. Ma la situazione attuale nelle riserve indiane canadesi continua a essere tragica e i nativi sono ancora vittime di deprivazioni, violenze razziste, discriminazioni e misteriose sparizioni. Negli ultimi 20 anni, circa 500 donne native americane sono svanite nel nulla in tutto il Canada. Annet ha denunciato la scomparsa di molte ospiti aborigene del centro di Vancouver Eastside e il coinvolgimento di agenti della Royal Canadian Mounted Police (RCMP), della Chiesa e dello stesso governo. Tale coinvolgimento, supportato da prove documentali e da dichiarazioni di testimoni oculari, farebbe capo a una rete di pedofili e a un traffico di film porno e pedopornografia. Più volte Annet, attraverso il suo programma radiofonico Hidden from History, trasmesso dalla Vancouver Co-op Radio, ha rivelato l’esistenza di luoghi di sepoltura di massa per occultare i resti delle donne assassinate nell’area intorno a Vancouver. Un esame necroscopico sui resti di ossa riesumate, rinvenute nella riserva degli Indiani Musqueam, vicino all’Università della British Columbia nel 2004, ha rivelato infatti che queste appartengono a giovani donne mischiate a ossa di maiale.

L’11 ottobre 2009, Annet si è recato a Roma per consegnare le richieste dei parenti delle vittime native ai vertici vaticani. A tutt’oggi, nessuna risposta è arrivata dalla Santa Sede. Annet ha ufficialmente richiesto che il 15 aprile venga celebrato come giorno della memoria per l’olocausto dei nativi in Canada. L’autore di Unrepentant sarà di nuovo a Roma per presentare il suo documentario presso la Camera dei deputati, martedì 7 aprile, alle ore 14,30. Lo accompagneranno anche due anziani che hanno frequentato le Boarding School, in rappresentanza delle vittime native.

Intervista a Kevin Annet

Sono ormai diversi anni che Kevin Annet denuncia gli abusi e le stragi dei nativi canadesi nelle cosiddette “scuole residenziali” cattoliche. Prima col libro The Canadian Holocaust, poi col film documentario Unrepentant.

Intervista di Marco Cinque,tratta da "il manifesto", 4 aprile 2010


Signor Annet, dall’inizio della sua denuncia pubblica, che sviluppi ci sono stati e quali le reazioni del governo canadese e del Vaticano?

La mia campagna è cominciata nel 1996, ma solo dal 2008 la Chiesa e il Governo canadese hanno cominciato a rispondere all’evidenza delle morti avvenute nelle scuole residenziali. I cattolici e le altre Chiese ancora si rifiutano di restituire i resti dei bambini che morirono sotto la loro responsabilità o di indicare i nomi dei responsabili. Le Chiese si nascondono dietro i loro avvocati e alle cosiddette “scuse” fatte dal Governo a nome di tutti. Nessuno è stato ancora processato o arrestato per quelle morti, anche se noi abbiamo dimostrato che più di 50.000 bambini indiani morirono lì.

Che risalto è stato dato a questa tragedia dai media canadesi, internazionali e anche italiani?

I media hanno generalmente ignorato questa storia, specialmente in Canada, dove questi crimini e le prove di questo genocidio sono deliberatamente censurati. In altri Paesi, i media ancora non si stanno occupando di questa storia, forse perchè il Canada dal punto di vista dei diritti umani ha la reputazione di Paese attento ed evoluto, cosa che non è. Ho inviato prove documentate e testimonianze dei crimini accaduti ai media per più di 10 anni, ma raramente le hanno pubblicate e tantomeno trasmesse su radio o televisioni.

Ha mai ricevuto intimidazioni o minacce?

Ricevo regolarmente minacce di morte e di attentati. Ho perso il mio lavoro come pastore, la mia famiglia, il sostentamento. Sono stato aggredito fisicamente, picchiato, minacciato di azioni legali, sottoposto a campagne diffamatorie, censurato e molestato ad ogni livello.

In Europa e in Italia c’è una visione edulcorata, turistica e un po’ new-age dei nativi canadesi. Qual è la situazione reale nelle riserve e fra le comunità native?

Lavoro con diversi aborigeni a Vancouver e altre città canadesi, e nelle riserve indiane di tutto l’ovest canadese. La situazione è da terzo mondo: continue morti per malattia, malnutrizione, violenza, suicidi, e gli effetti delle scuole residenziali. C’è gente che muore e scompare tutti i mesi. È un piano per sterminare più indiani possibile e costringerli fuori dalle loro terre per arricchire le multinazionali.

In un documento, dodici anziani del Consiglio, in rappresentanza delle nazioni Cree, Haida, Metis, Squamish e Anishinabe hanno fatto una serie di richieste a papa Ratzinger e ai vertici vaticani, fra cui quella di presentarsi davanti al Tribunale internazionale sui crimini di guerra e sul genocidio in Canada. Che ne pensa?

Io sostengo le richieste di questi capi tribali al papa e credo che Joseph Ratzinger debba presentarsi davanti al Tribunale per i crimini di guerra per rispondere alle accuse di genocidio rivolte alla sua Chiesa. Il papa è direttamente implicato nella copertura dei crimini contro quei bambini, sin da quando scrisse la lettera al vescovo del Nordamerica ordinando di celare le aggressioni sessuali da parte di preti sui fedeli delle loro diocesi. Questo insabbiamento è lo stesso motivo per cui il mondo ancora conosce poco gli omicidi, le torture e le sterilizzazioni perpetrate per decenni nelle scuole residenziali indiane cattoliche in Canada.

Ecco l'elenco delle atroci torture a cui vennero sottoposti i nativi americani in Canada

Dai capelli strappati alle bastonature, dall'isolamento all'acqua ghiacciata


Decine e decine di sopravvissuti provenienti da dieci diverse scuole residenziali degli stati canadesi della British Columbia e dell'Ontario hanno descritto, tutti sotto giuramento, le seguenti torture, inflitte fra il 1922 ed il 1994, a loro stessi e ad altri bambini, alcuni di solo cinque anni di età:

• stringere fili e lenze da pesca attorno al pene dei bambini;
• inserire aghi nelle loro mani, guance, lingue, orecchie e pene;
• tenerli sospesi sopra tombe aperte minacciando di seppellirli vivi;
• costringerli a mangiare cibo pieno di vermi o rigurgitato;
• dire loro che i genitori erano morti o che stavano per essere uccisi;
• denudarli di fronte alla scolaresca riunita e umiliarli verbalmente o sessualmente;
• costringerli a stare eretti per oltre 12 ore di seguito sino a quando non crollavano;• immergerli nell'acqua ghiacciata;• costringerli a dormire all'aperto durante l'inverno;
• strappare loro i capelli dalla testa;
• sbattere ripetutamente le loro teste contro superfici in muratura o in legno;
• colpirli quotidianamente senza preavviso tramite fruste, bastoni, finimenti da cavallo, cinghie metalliche decorate, stecche da biliardo e tubi di ferro;• estrarre loro i denti senza analgesici;
• rinchiuderli per giorni in stanzini non ventilati senza acqua né cibo;
• somministrare loro regolarmente scosse elettriche alla testa, ai genitali e agli arti.

 FONTI



IL VATICANO E IL GENOCIDIO IN CONGO : SCOPERTI STRETTI RAPPORTI TRA LA CHIESA CATTOLICA E L’ARMATA HUTU

Le intercettazioni telefoniche emergenti da un dossier Onu “altamente riservato”, venuto in possesso del settimanale “L’Espresso”, permettono di ricostruire l’intrigo che è alla base di una collaborazione fattiva tra i missionari cattolici e i guerriglieri di etnia hutu che compongono il movimento armato dell’Fdlr in Congo.

Secondo un dettagliato rapporto scritto da esperti nominati dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu e anticipato anche da “Il Corriere della Sera”, infatti, alcuni sacerdoti ed Ong avrebbero finanziato gruppi militari hutu appartenenti all’Fdlr che hanno compiuto massacri, saccheggi e stupri nella Repubblica Democratica del Congo..L’acronimo Fdlr identifica una delle milizie più temute nel panorama delle organizzazioni politico-militari dell’Africa,che raggruppa i suoi componenti entro le “Forces dèmocratiques de libèration du Rwanda”, e in cui sono confluiti i membri dell’etnia hutu fuggiti dal Ruanda dopo aver scatenato il genocidio del 1994 che cancellò 800.000 vite.La Repubblica democratica del Congo è uno stato incastonato nel cuore dell’Africa, dotato di immense risorse naturali, come l’oro e il coltan (fondamentale per produrre telefonini) e circondato da nazioni politicamente instabili e problematiche, come il Sudan o il Ruanda.Dal 1998 ad oggi si stima che almeno 5 milioni di Congolesi siano morti, in seguito ai conflitti, alle malattie e alla miseria.Il Paese è devastato dalle milizie che si oppongono al Presidente Denis Sassou Nguesso salito al potere nel 1979.La sua attività fu caratterizzata dalla promozione di una politica nettamente marxista-leninista a cui seguirono disastrose pianificazioni economiche.Dal 1992 al 1997 fu sostituito dal vecchio rivale Pascal Lissouba e poco prima delle nuove elezioni presidenziali del 1997 le due fazioni giunsero allo scontro armato, vinto poi da Sassou grazie anche all’appoggio dell’esercito angolano.L’Fdlr è guidato da uomini come il colonnello Ildephonse Nizeyimana, uno dei maggiori responsabili delle stragi ruandesi, catturato poi dall’Interpol, oppure come il generale Silvestre Mudacumura, di cui fu intercettata una comunicazione radio con la quale ordinava :“Bisogna attaccare la popolazione civile per creare una catastrofe umanitaria : questo spingerà la comunità internazionale a imporre al governo di trattare con l’Fdlr.”Un altro leader dell’Fdlr è stato identificato nella figura di Ignace Murwanashyaka e in quella del suo vice Straton Musoni, entrambi arrestati dalla polizia tedesca, vicino a Francoforte, località da cui dirigevano l’organizzazione.


L’accusa è pesantissima : stupro, crimini di guerra e contro l’umanità, saccheggi, arruolamento di bambini-soldato, tutti reati commessi nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo.I due criminali negato le accuse sostenendo che il movimento combatte per la democrazia in Ruanda, mentre un rapporto delle Nazioni Unite spiega invece che l'obbiettivo è molto meno nobile: sfruttare le miniere d'oro e contrabbandare il prezioso metallo all'estero.Va ricordato che l'FDLR è un movimento armato che trae le sue origini dal gruppo degli hinteramwe, i guerriglieri hutu radicali protagonisti del genocidio in Ruanda del 1994.In cento giorni furono ammazzati un milione di tutsi e di hutu moderati.E’ proprio gente come Ignace Murwanashyaka che il missionario saveriano Pier Giorgio Lanaro definisce “amica”.E’ provata ormai la sua fervente attività per supportare economicamente i guerriglieri dell’Fdlr, dirottando i fondi raccolti dalla sua congregazione per aiutare la popolazione, direttamente nelle casse dei guerriglieri.Nel suo vergognoso disegno, Padre Lanaro è stato coadiuvato dalla complicità di Franco Bordignon, responsabile regionale per le finanze dei Saveriani a Bukavu. Ma le responsabilità della Chiesa Cattolica non si fermano qui, poiché altri attori di primo piano imperversano in questa macabra rappresentazione.Si tratta infatti, sempre secondo il rapporto Onu, dei “Fratelli della Carità”, una congregazione papale che gode dello status di Consigliere dell’Economic and social Council dell’Onu stessa.Sbuca anche il nome di padre Jean Berchmans Turikubwigenge, vicedirettore della pastorale missionaria della diocesi di Lucca, ed ex cappellano militare in Ruanda durante gli anni del genocidio.Accusato di aver distribuito armi agli hutu, e di essere stato visto spesso ai posti di blocco (dove venivano individuati i Tutsi da massacrare), era solito indossare una tuta mimetica da cappellano militare anzichè vestire l'abito talare.Un altro sacerdote di etnia hutu, Don Emmanuel Uwayezu, 47 anni, vice parroco a Ponzano nel comune di Empoli,è stato arrestato recentemente con l’accusa di aver partecipato a una strage di studenti in Ruanda.Gli sono stati concessi poi gli arresti domiciliari.Un prete cattolico rwandese, l’abate Aimé Mategeko, è stato condannato nel Luglio 2009 al carcere a vita dopo essere stato riconosciuto colpevole della partecipazione al genocidio perpetrato contro i Tutsi nel 1994.A renderlo noto è Radio Rwanda.La Chiesa Cattolica, è quindi in primo piano in questa vicenda di morte e di sangue, dai risvolti inquietanti, in cui da una parte si celebra la chiesa di Cristo, mentre dall’altra si opera per sottostare ai voleri di un Satana multiforme, che assume le sembianze più inaspettate…quelle dei preti e dei missionari.Naturalmente i media tacciono, occupati come sono a ricelebrare in continuazione le aggressioni ai massimi leader delle più alte cariche del potere in Italia, quella civile e quella religiosa, assaliti in questi giorni da psicolabili fuori controllo.Ottimo alibi quello dei Media…incensare disapprovazione e dibattere questioni etiche…ergersi a paladini della giustizia e della convivenza civile, sulla scia emotiva dei recenti episodi sopracitati.I vari relatori della Televisione, non solo di Stato, sono oramai relegati ad un ruolo che estrapolandone le caratteristiche, ne confina lo svolgimento entro confini ben delineati, entro specifici dettami, preordinati, obbligatori, e faziosamente imposti.Il giornalismo in Italia è ridotto a questo…?Possibile che le coscienze degli ‘addetti ai lavori’ non sentano un prepotente desiderio di rivalsa, di ricerca di libertà di espressione, per urlare la verità ai quattro venti ?In questo modo si può scivolare sempre più in basso, verso abissi di ignobile assuefazione ad un potere che pretende di universalizzare la realtà, monopolizzandola, e rendendo schiavi coloro che non si oppongono, ponendo gli attori di questa triste rappresentazione ad un livello di complicità con quei missionari cattolici artefici di misfatti contro l’umanità.

Come può il cosiddetto “Santo Padre” augurare Buon Natale e impartire una benedizione “urbi et orbi” se dal Suo stesso organismo scaturiscono, e non per caso, determinate situazioni raccapriccianti, legate a genocidi, a scandali finanziari, a pedofilia, a collusioni di vario tipo…?!

Buon Natale lo posso augurare io, nel mio piccolo, e lo posso fare sinceramente, con amore e benevolenza, rivolgendomi a tutte quelle creature innocenti che sono devastate dalla violenza, augurando loro di trovare un po’ di serenità futura, nonostante il Clero e la Chiesa cattolica.

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