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mercoledì 27 giugno 2012

Caso Orlandi, parla la superteste "Rapita per ordine di Marcinkus"

Le rivelazioni di Sabrina Minardi, ex compagna del boss della Magliana De Pedis
Il corpo fatto sparire in un cantiere a Torvaianica. La famiglia: "Vogliamo le prove"


Caso Orlandi, parla la superteste
"Rapita per ordine di Marcinkus"

Accuse verso lo scomparso presidente Ior dalla ex moglie del calciatore Giordano
In un sacco anche il figlio di un boss ucciso per vendetta. Ma le date non corrispondono
di MARINO BISSO E GIOVANNI GAGLIARDI


I manifestini per la scomparsa di Emanuela Orlandi
sono ricomparsi per le strade di Roma
ROMA - Emanuela Orlandi sarebbe stata prelevata da Renatino De Pedis su ordine dimonsignor Marcinkus, all'epoca presidente dello Ior. Lo rivela Sabrina Minardi, la supertestimone che per anni fu l'amante del boss della banda della Magliana Enrico De Pedis, detto Renatino. La ragazza, dice Minardi, sarebbe poi stata uccisa e gettata in una betoniera a Torvaianica. E le sue dichiarazioni portano a nuove indagini. 

Negli anni '80, la Minardi, dopo la separazione con il "bomber" della Lazio Bruno Giordano, ebbe una storia con De Pedis, che nel dicembre 1984 fu catturato proprio grazie al pedinamento della donna. Gli misero le manette nell'appartamento di Via Vittorini 63 dove lei viveva. Negli anni successivi, Minardi attraversò periodi segnati dalla cocaina. Oggi si trova in una comunità terapeutica in Trentino. Poche settimane fa, la sua famiglia è tornata all'attenzione della cronaca perché la figlia, Valentina Giordano, fu protagonista, insieme al fidanzato Stefano Lucidi, 
del tragico incidente sulla Nomentana in cui morirono Alessio Giuliani e la sua ragazza Flaminia Giordani. 

sabato 14 maggio 2011

Marcinkus violentò Emanuela Orlandi? Sabrina Minardi e i soldi sporchi del Vaticano


Nuovi tasselli sul caso Emanuela Orlandi: chi crede a Sabrina Minardi? Tutti, pare. Ora che la Procura di Roma ha confermato che Emanuela é morta ed é stata gettata in unabetoniera a Torvajanical'ex compagna di Renatino De Pedis diventa il teste numero 1, e le sue parole sono scintille di verità su un caso imbavagliato dai poteri forti. Vaticano, usurai dellaBanda della Magliana, eminenze grigie della politica (tra cui Giulio Andreotti e Francesco Cossiga) tutte chiuse nel silenzio da oltre 26 anni.

lunedì 27 dicembre 2010

L’eredità avvelenata di Marcinkus nel forziere vaticano


111341 254x300 L’eredità avvelenata di Marcinkus nel forziere vaticanoIl guaio dello Ior è che non è mai guarito del tutto. Benché i cardinali tedeschi e americani, che reggono il borsello delle grandi donazioni per il Papa, abbiano preteso negli anni Ottanta una svolta dopo il crac dell’Ambrosiano e lo scandalo Marcinkus, benché si siano succeduti alla presidenza due personalità come Angelo Caloja ed Ettore Gotti Tedeschiimpegnati a farlo diventare una banca trasparente, è talmente labirintico l’intreccio dei suoi conti che nessuna dubita di poter trovare nei suoi armadi qualche scheletro ancora.

giovedì 23 dicembre 2010

La morte di Paul Marcinkus «banchiere diDio» in esilio Aveva 84 anni, viveva in Arizona.

Lo Ior e i rapporti con Calvi e Sindona

Il coinvolgimento nel crac del Banco Ambrosiano. Dalla fine di papa Luciani al rapimento di Emanuela Orlandi, tutti i misteri d’Italia sui quali non ha mai voluto parlare



NEW YORK — «Non si governa la Chiesa con un'Ave Maria».
L'americano più potente della storia della Chiesa cattolica, l'uomo che è stato per 17 anni (dal 1971 all'89) il padrone assoluto delle finanze vaticane e che è stato accusato di crimini terribili, non ha mai voluto raccontare la «sua verità» né ai magistrati italiani che hanno tentato invano di arrestarlo per il crac del Banco Ambrosiano né alla stampa. Paul Casimir Marcinkus è morto ieri mattina (a 84 anni) nell'umile casa di Sun City, una cittadina nel deserto dell'Arizona, nella quale si era ritirato da molto tempo. Si lascia dietro una scia di misteri e questa frase, raccolta vent'anni fa dall'Observer, che ha finito per giustificare molti sospetti e ha favorito il proliferare delle ricostruzioni più romanzesche del ruolo avuto dal vescovo, figlio di un lavavetri lituano trapiantato a Chicago, nelle vicende finanziarie e nei rapporti politici della Chiesa. Le stesse circostanze della morte — ufficialmente ignote, anche se probabilmente si è trattato di un arresto cardiaco — contribuiscono ad alimentare cortine fumogene e illazioni che hanno accompagnato per decenni la parabola di monsignor Marcinkus.
Pesantemente coinvolto, in Italia, negli scandali politicofinanziari degli anni 70 e 80, alleato di personaggi come Michele Sindona e Roberto Calvi, il presidente dell'Istituto Opere di religione — la banca del Vaticano al centro del crac del Banco Ambrosiano — non ha mai risposto all'accusa di aver «svuotato» le casse dell'Istituto. Fondi che sarebbero serviti per finanziare, tra l'altro, la resistenza di Solidarnosc contro il regime comunista polacco e la lotta dei «contras» nel Nicaragua finito nelle mani dei rivoluzionari sandinisti. Questo sacerdote rude e spregiudicato che entrò nella Curia romana nel '69 e fu nominato vescovo nel 1981, è stato però sempre protetto da Giovanni Paolo II.
Il crollo dell'Ambrosiano e l'assassinio di Roberto Calvi risalgono all'estate del 1982. Emerse subito che gran parte dei 1.800 miliardi di lire sottratti alle finanze della banca erano finiti direttamente o indirettamente allo Ior o a organizzazioni indicate dalla banca vaticana. In un memorabile intervento alla Camera l'allora ministro del Tesoro Nino Andreatta chiese alla Chiesa e allo stesso Pontefice di riconoscere le colpe dello Ior e di correre ai ripari. Il cattolico Andreatta pagò questo atto di lealtà agli interessi della Repubblica con una lunga emarginazione: per molti anni la Democrazia cristiana gli negò ruoli di partito e di governo. La Chiesa non ammise mai le responsabilità dello Ior (anche se, dopo dispute infinite, restituì 250 milioni di dollari, una piccola parte delle cifre uscite dalle casse dell'Ambrosiano) e continuò a difendere Marcinkus anche quando, a metà degli anni 80, la magistratura italiana ne chiese l'arresto.
Protetto dalle mura del Vaticano e da un passaporto diplomatico, Marcinkus venne lasciato dal Papa alla guida dello Ior per ben sette anni dopo lo scandalo dell'Ambrosiano. Il «banchiere di Dio» — definizione alternativamente riservata a lui e a Calvi — uscì di scena solo nel 1989, mentre a Berlino cadeva il Muro.
La Chiesa ha fatto pagare a suo modo al vescovo-banchiere gli eccessi di quegli anni negandogli la porpora cardinalizia ed esiliandolo nel deserto del Nevada. Marcinkus, uomo di potere abituato a muoversi come un ministro o il capo di una grande «corporation», ha accettato senza battere ciglio il suo destino: non una parola e un impegno quotidiano nella piccola parrocchia di San Clemente. Unico brandello sopravvissuto del suo vecchio stile di vita, le partite a golf, sport per il quale aveva una grande passione. Ma anche quelle si erano rarefatte negli ultimi anni, dopo un intervento chirurgico alle anche.
In Italia il nome di Marcinkus resta legato alla stagione più torbida della storia politica del Dopoguerra: il tentativo della loggia massonica P2 e di alcuni ambienti finanziari di occupare varie istituzioni del nostro Paese. Una stagione macchiata dal sangue di molti delitti di mafia intrecciati con queste vicende politico-finanziarie, segnata dalle gesta della Banda della Magliana e sulla quale non si è mai riusciti a fare pienamente luce: molti dei protagonisti, a partire proprio da Calvi e Sindona, sono stati infatti «eliminati», mentre chi conosceva pezzi della realtà ha preferito tacere, lasciando campo libero alle accuse formulate (ma mai verificate) da «faccendieri» come Francesco Pazienza e Flavio Carboni.
La figura di Marcinkus ha continuato così a galleggiare per anni in un mare di accuse mai provate: non solo quelle della magistratura, prevalentemente a sfondo finanziario, ma anche le ricostruzioni di saggisti che lo hanno dipinto addirittura come il mandante dell'assassinio di papa Luciani. Il pontificato di Giovanni Paolo I durò appena 33 giorni: fu trovato morto all'alba del 29 settembre del 1978. Infarto, dissero i medici, ma alcuni libri pubblicati negli ultimi anni hanno puntato il dito su Marcinkus e sul cardinale Villot, allora segretario di Stato, accusati di aver architettato l'eliminazione di un pontefice «scomodo» che intendeva decapitare la Curia e riformare a fondo le finanze vaticane.
Di recente quei giorni e alcuni di quei personaggi sono tornati a galla, in una puntata della trasmissione Chi l'ha visto, nell'ambito della vicenda della scomparsa di Emanuela Orlandi. Il rapimento della giovane figlia di un dipendente del Vaticano sarebbe stato architettato, negli anni 80, per cercare di ottenere il rilascio di Ali Agca, il protagonista dell'attentato contro papa Wojtyla. Storie non supportate da alcun impianto probatorio i cui segreti — se ce ne sono — sono sepolti dietro i cancelli del Vaticano.
L'immagine di Giovanni Paolo II, il «Papa polacco che ha trionfato sul comunismo», non ha di certo risentito di queste vicende, anche se l'unico (piccolo) gruppo di teologi che si oppone alla sua immediata santificazione fa riferimento proprio alla libertà d'azione garantita a Marcinkus anche dopo lo scandalo dell'Ambrosiano.
Per l'Italia quello fu un passaggio difficilissimo: usando l'Ambrosiano come suo braccio finanziario, la loggia massonica clandestina P2 guidata da Licio Gelli tentò di infiltrarsi nei gangli vitali degli organi dello Stato e di conquistare perfino il Corriere della Sera (controllato allora dalla famiglia Rizzoli che teneva in piedi l'azienda coi finanziamenti di Calvi). Il 1982 fu l'anno terribile del crac della banca, della morte di Calvi, trovato impiccato a Londra, in una macabra messa in scena sulle rive del Tamigi, vicino al ponte dei Frati Neri. Seguì una vigorosa azione di salvataggio della banca, confluita nel Nuovo Banco Ambrosiano: la revisione della situazione contabile fece emergere con tutta evidenza che lo Ior aveva svolto un ruolo centrale nella gestione dell'Ambrosiano e nella «dispersione» delle sue risorse, finite soprattutto in America Latina.
Ne sono seguite battaglie giudiziarie infinite. Quella per l'Ambrosiano Overseas, conclusa di recente, è durata oltre vent'anni. I magistrati hanno ascoltato decine di testimoni e imputati in tutto il mondo. Salvo uno: Marcinkus.

VITA, MORTE E MIRACOLI DI MONS. MARCINKUS, SERVO DI DIO E AMICO DI MAMMONA

ADISTA N°19 del 11.3.2006
Il nome di mons. Paul Casimir Marcinkus, morto ad 84 anni nella città di Sun City (in Arizona, dove da alcuni anni risiedeva e curava la parrocchia di San Clemente), resta indissolubilmente legato alla vicenda del crack del Banco Ambrosiano ed alla oscura morte del suo presidente, Roberto Calvi.

Nato a Cicero, nei sobborghi di Chicago, il 15 gennaio 1922, Marcinkus studiò teologia a Roma divenendo sacerdote nel 1947. Negli anni ‘50 lavorò nella sezione inglese della Segreteria di Stato vaticana. Lì Marcinkus conobbe Giovanni Battista Montini, che nel 1963 divenne Papa col nome di Paolo VI. Sotto il pontificato di Montini la carriera di Marcinkus, sponsorizzata anche dal segretario del papa, mons. Macchi, decollò. Soprannominato "Il Gorilla" per il suo aspetto imponente e le maniere spicce, ebbe l'incarico di organizzare il servizio di guardia del corpo al papa. Nel 1969 venne nominato vescovo e presidente dello Ior, l'Istituto per le Opere di Religione, fondata da Pio XII nel 1942.
Come capo della Banca Vaticana, e di una banca che non pubblica un bilancio annuale e non dà informazioni sui propri investimenti, Marcinkus fece accordi anche con Michele Sindona, uomo d'affari siciliano con agganci nel mondo della mafia, presidente della Banca Privata, che in quegli anni comprò o fondò moltissimi tra istituti di credito e società finanziarie, spesso creati in paradisi fiscali grazie alle prerogative derivanti dalla extraterritorialità dello Ior.
Ma nel 1974, con l'accusa di bancarotta mossagli dal governo americano, Sindona cade in disgrazia. Arrestato a New York nel 1976 ed estradato in Italia nel ‘79, viene condannato per vari reati e poi, nel 1986, anche per l'omicidio di Giorgio Ambrosoli, liquidatore di una delle sue banche. Morì nel supercarcere di Voghera, avvelenato da un caffè al cianuro nel 1986.
Alla morte di Paolo VI (6 agosto 1978), divenne papa, col nome di Giovanni Paolo I, per soli 33 giorni, Albino Luciani, deceduto, in circostanze mai del tutto chiarite (non fu fatta l'autopsia sul corpo), nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1978. Il collegio dei cardinali respinse tutte le richieste di procedere ad una autopsia, ma voci interne sussurrarono che l'autopsia non fu concessa... perché era stata già eseguita. In un suo libro del 1984, "In nome di Dio. La morte di papa Luciani", il giornalista inglese David Yallop ipotizza che Luciani fosse stato vittima di una congiura "di palazzo". Secondo Yallop, l'intenzione di operare un ricambio immediato ai vertici delle finanze vaticane (a partire da Marcinkus), e di allontanare gli ecclesiastici in odore di massoneria non sarebbe estranea alla morte del papa che, fu detto, venne trovato morto con in mano il libro «l'imitazione di Cristo»; si disse poi che si trattava in realtà di fogli di appunti, di un discorso da tenere ai gesuiti ed infine qualcuno ipotizzò che tra le sue mani vi fosse l'elenco delle nomine che intendeva rendere pubbliche il giorno dopo (anche su chi ritrovò effettivamente il corpo del papa vi sono diverse versioni, così come sull'ora reale della morte).
Sotto il pontificato di Giovanni Paolo II la posizione di Marcinkus divenne ancora più forte.
Essendo lo Ior una banca che non doveva rendere conto a nessuno se non al papa, in quegli anni la Banca Vaticana gestisce e raccoglie capitali enormi, spesso di incerta provenienza. Soldi che vengono utilizzati per finanziare gruppi e movimenti di opposizione ai regimi comunisti, in particolare Solidarnosc in Polonia.
Attraverso Sindona, era entrato in rapporto con Marcinkus anche Roberto Calvi, che da semplice impiegato diventa nel 1975 presidente del Banco Ambrosiano, strettamente legata allo Ior. Calvi arriva a costituire - grazie ai rapporti con il mondo malavitoso, i servizi segreti e la loggia massonica segreta P2 - con Marcinkus, Gelli (capo della loggia P2) e il finanziere Umberto Ortolani, una sorta di comitato d'affari che opera attraverso banche e consociate estere, spostando capitali, manovrando fondi neri o provenienti da operazioni o fonti illecite, ma anche esportando valuta aggirando le norme bancarie. Tra le operazioni più eclatanti del gruppo, la scalata, nel ‘76, dell'editoriale Rcs-Corriere della Sera.
Dopo la scoperta, nel 1982, della lista degli affiliati alla P2, Calvi viene arrestato per reati valutari e condannato in primo grado. In attesa del processo di appello, viene messo in libertà provvisoria e torna ai vertici del Banco Ambrosiano. Cerca, insieme al faccendiere Flavio Carboni, l'aiuto dello Ior. Ottiene da Marcinkus alcune lettere di patronage, ma non riesce ad arginare la crisi. Viene trovato impiccato il 18 giugno 1982 sotto il ponte dei Frati Neri sul Tamigi.
Secondo i calcoli fatti dall'allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta (la cui denuncia sulle collusioni tra Ior e finanza deviata gli costarono un lungo "purgatorio" politico), il Vaticano fu coinvolto nello scandalo per una somma di 1500 miliardi di lire. Rimborsò anni dopo solo una parte della cifre con cui Calvi si era indebitato.
In una lettera del 5 giugno 1982 pubblicata nel libro di Ferruccio Pinotti Poteri forti (Bur, 2005), Calvi scriveva a Giovanni Paolo II: "Santità, sono stato io ad addossarmi il pesante fardello degli errori nonché delle colpe commesse dagli attuali e precedenti rappresentanti dello Ior, comprese le malefatte di Sindona...; sono stato io che, su preciso incarico dei Suoi autorevoli rappresentanti, ho disposto cospicui finanziamenti in favore di molti Paesi e associazioni politico-religiose dell'Est e dell'Ovest...; sono stato io in tutto il Centro-Sudamerica che ho coordinato la creazione di numerose entità bancarie, soprattutto allo scopo di contrastare la penetrazione e l'espandersi di ideologie filomarxiste; e sono io infine che oggi vengo tradito e abbandonato...".
Nel febbraio 1987 il giudice istruttore del tribunale di Milano, Renato Bricchetti, emette un mandato di cattura contro Paul Marcinkus, Luigi Mennini e Pellegrino de Strobel, i vertici dello Ior, individuando gravi responsabilità della Banca Vaticana nel crack del Banco Ambrosiano, ma la Cassazione non convalida il provvedimento, a causa dell'art. 11 dei Patti Lateranensi, che recita: "gli enti centrali della Chiesa sono esenti da ogni ingerenza da parte dello Stato italiano".
Nel 1990 Giovanni Paolo II promulga i nuovi statuti dello Ior. Tra le figure di garanzia, quella di un prelato che garantisca l'eticità degli investimenti dello Ior. Carica che ricoprirà mons. Donato De Bonis, già braccio destro di Marcinkus.
Mons. Marcinkus si ritira in una parrocchia dell'Illinois e poi presso la diocesi di Phoenix, dove è morto


 

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