sabato 10 settembre 2011

IL VATICANO PUNTA IL DITO CONTRO I GESUITI AMERICANI.IL MOTIVO?LA POSIZIONE DEI GESUITI SUL SESSO E SUL MATRIMONIO TROPPO"INNOVATRICE"

Matrimonio
Dopo le dimissioni forzate, nel 2005, del gesuita direttore del settimanale America p. Thomas Reese, colpevole di aver pubblicato sulla sua rivista articoli “non graditi” in Vaticano (v. Adista nn.), i gesuiti statunitensi sono ancora una volta nel mirino della Congregazione per la Dottrina della Fede, secondo quanto si apprende dal settimanale National Catholic Reporter (29/8). La prestigiosa rivista Theological Studies, infatti, pubblicata a Milwaukee, sponsorizzata dai gesuiti, è stata obbligata dal Vaticano, con una prassi abbastanza inusuale, a pubblicare, nel numero di giugno scorso, un saggio dei teologi moralisti p. Peter F. Ryan, presidente della Jesuit Philosophical Association, e Germain Grisez sull’indissolubilità del matrimonio, che dovrebbe fungere da (tardiva) risposta ad un articolo uscito nel settembre 2004, nel quale il francescano Kenneth Himes, presidente della Facoltà teologica del Boston College, già a capo della Catholic Theological Society of America (Ctsa), e il canonista p. James Coriden, professore alla Washington Theological Union (che lo scorso giugno ha ricevuto proprio dalla Ctsa il prestigioso John Courtney Murray Award per la teologia), già pionieri sul tema della riammissione all’Eucaristia per i divorziati risposati, sostenevano l’esigenza per la Chiesa di ripensare la dottrina cattolica sull’indissolubilità del matrimonio. L’articolo di Ryan e Grisez, intitolato «Matrimonio indissolubile: una risposta a Kenneth Himes and James Coriden», e lungo quanto il saggio che contestano, asserisce l’impossibilità di correggere tale dottrina.
All’articolo del 2004 – che peraltro aveva subito fatto drizzare le antenne a Roma – se ne aggiunse poi un altro, ugualmente problematico per il Vaticano, nel 2006: si trattava di un articolo sull’etica sessuale cattolica dei teologi Todd Salzman e Michael Lawler (che lo scorso anno ricevettero un biasimo formale da parte dei vescovi Usa per il loro libro The Sexual Person del 2008, v. Adista n./10).

Che la rivista avesse ricevuto l’ordine di correggere il tiro era emerso inequivocabilmente in un editoriale del dicembre 2010, in cui il direttore, p. David G. Schultenover, in carica dal gennaio 2006, aveva puntualizzato: «Desidero precisare – aveva scritto, riferendosi all’intervento di Salzman e Lawler – che questo articolo, nella misura in cui non aderisce all’autorevole insegnamento della Chiesa, non rappresenta il punto di vista degli editori e sponsor di Theological Studies. Mentre la rivista, assecondando i mandati degli ultimi papi di fare teologia ‘alle frontiere’, promuove una teologia professionale per i teologi professionisti, non promuove tesi che contraddicono l’insegnamento della Chiesa ufficiale, anche se – benché molto raramente – tali tesi trovano posto nelle nostre pagine. Se e quando accade, la nostra politica sarà quella di avvisare i lettori e affermare chiaramente l’insegnamento attuale e autorevole della Chiesa sulla materia trattata».

Ora, sull’ultimo numero che ospita l’articolo “ordinato” dal Vaticano sul matrimonio, una breve nota del direttore spiega che «eccezion fatta per qualche correzione di tipo stilistico, l’articolo viene pubblicato come è stato ricevuto». Cosa che, per la sua atipicità, ha immediatamente suscitato l’allarme di autori e lettori. Si tratta di un «terribile precedente», è stato il commento di Coriden, sentito dal Ncr; per il presidente della Ctsa, JohnTiel, il Vaticano sbaglia tre volte: primo, quando presume che la direzione di un giornale non sia in grado di fare le sue valutazioni sulle posizioni teologiche; secondo, quando vuole affermare che la teologia è una ripetizione della dottrina; terzo, quando fa pubblicare un articolo violando il processo editoriale. Charles Curran, docente di Teologia alla Southern Methodist University di Dallas – condannato dal Vaticano nel 1986 per il suo dissenso teologico in materia di morale – ha definito la mossa del Vaticano «l’attacco più grave possibile alla teologia cattolica Usa perché Theological Studies è la nostra rivista accademica più prestigiosa». I teologi «di frontiera», ha detto, ora potrebbero essere spinti a scrivere altrove, privando così la rivista di autorevoli contributi.

Diplomatica la reazione del presidente della Conferenza dei gesuiti statunitensi, p. Thomas H. Smolich: «La Società di Gesù – ha detto al Ncr – ha un rapporto cordiale e costante con il card. William Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede»; la Società «appoggia in pieno Theological Studies e la sua missione di analisi e ricerca teologica. Sono grato per il bel lavoro svolto da p. Schultenover come direttore».

Il card. Levada, peraltro, custode dell’ortodossia cattolica dal 2005, ossia da quando Joseph Ratzinger, dopo 24 anni, lasciò la guida della Congregazione per diventare papa, dovrà presto cedere la mano ad un successore, avendo compiuto 75 anni a giugno ed avendo espresso l’intenzione di lasciare in occasione del 50.mo anniversario della sua ordinazione sacerdotale, che cadrà il prossimo 20 dicembre. Tra i possibili candidati all’incarico, secondo quanto ha scritto il vaticanista Andrea Tornielli sul portale di informazione religiosa de La Stampa “Vatican Insider” (27/8), potrebbe esservi il vescovo di Regensburg mons. Gerhard Ludwig Muller, 64 anni, stimato da Ratzinger, oppure il francese mons. Roland Minnerath, vescovo di Digione, membro della Commissione teologica internazionale. (ludovica eugenio)


FONTE
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